Millennium Actress: la spiegazione del capolavoro di Satoshi Kon tra amore, tempo e cinema

Una riflessione sul cinema? Lo spaccato di un periodo storico? Comunque lo si voglia vedere, Millennium Actress è grandissima animazione e uno dei capolavori di Satoshi Kon, un autore che abbiamo perso troppo presto.

Un'immagine di Millennium Actress di Satoshi Kon

Da Perfect Blue a Paprika, passando per Tokyo Godfathers e la serie anime Paranoia Agent, Satoshi Kon ci ha regalato solo capolavori. E tale è anche Millennium Actress, secondo lavoro del regista giapponese e grande successo di pubblico e critica all'epoca dell'uscita, nel 2001. Un film che affonda a piene mani nell'arte cinematografica, che la racconta e la idealizza, rendendola ponte tra realtà e finzione. In tal senso possiamo considerarlo una splendida riflessione sul cinema, o forse anche l'intenso spaccato di un periodo storico, ma quel che è sicuro è che si tratta di uno dei capolavori animati che il maestro ci ha regalato prima di lasciarci nel 2010 prematuramente per un cancro al pancreas.

Da Perfect Blue a Millennium Actress: Satoshi Kon al cinema in Italia

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Una scena del capolavoro di Satoshi Kon

L'opera del maestro giapponese aveva già avuto una sua diffusione in Italia, ma è importante la riscoperta che sta avvenendo attraverso la sala: ad aprile 2024 Perfect Blue arrivava per la prima volta al cinema con un ottimo riscontro di pubblico, arrivando a incassare quasi 500mila euro in tre giorni, tenendo testa all'uscita di punta di quella settimana, Challegers di Guadagnino; ora tocca al suo lavoro successivo, Millennium Actress, vedere una distribuzione per la prima volta al cinema dall'11 al 13 maggio, in versione restaurata in 4K, dopo essere uscito solo in homevideo in passato. Una riscoperta importante che funge da presupposto alla riedizione anche dei suoi film successivi e si mette in scia con tutta una serie di ritorni in sala che stanno coinvolgendo il pubblico, che siano di ambito anime come le opere dello Studio Ghibli o di cult e classici del cinema.

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Un viaggio tra realtà e finzione

Millennium Actrees apre mostrandoci una donna in procinto di partire per la Terra da una base lunare. Un contesto sci-fi interrotto dalla brutale invasione della realtà: un terremoto interrompe quella che è la visione di un film da parte del giornalista Genya Tachibana. È la realtà che spezza la magia del cinema, su cui da subito pone enfasi Satoshi Kon, che anticipa la caduta in disgrazia dei Ginei Studios che avevano prodotto quella pellicola così come tutte le opere in cui ha recitato Chiyoko Fujiwara, famosa attrice che Tachibana e il suo operatore iniziano a incontrare per una serie di interviste volte a documentare la sua carriera, interrotta improvvisamente e misteriosamente.

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La protagonista di Millennium Actress in una scena

È qui che il cinema reclama il suo ruolo magico, perché il racconto della donna si sposta di continuo tra la realtà e la finzione, tra i suoi film e la sua vita, partendo dall'incontro con un pittore e una chiave da riconsegnare percorrendo tutte le tappe di una vita che appassiona e travolge i suoi interlocutori così come lo spettatore. Un viaggio in cui i confini tra storia e fantasia si fanno sottili, confusi, sfilacciati, in cui si racconta uno spaccato del Giappone ma attraverso la lente immaginifica e amplificante del grande schermo.

Perché è un pilastro dell'animazione giapponese

Un percorso che Satoshi Kon rappresenta con un livello tecnico e artistico elevato, con una cura certosina degli ambienti e dei contesti storici, ma anche un'attenzione maniacale alla fluidità delle animazioni e di tutta la componente più propriamente artistica. Millennium Actress è un film che si pone tra i capisaldi dell'animazione giapponese e non solo nella sontuosa filmografia dell'artista, che qui inizia la sua collaborazione alla colonna sonora con Susumu Hirasawa, che l'avrebbe seguito anche nelle opere successive creando un perfetto connubio tra musica e immagini.

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Un momento suggestivo del film di Satoshi Kon

Non basta, però, perché Millennium Actress è anche un'opera narrativamente complessa, matura, adulta, che racconta con nostalgia e intensità il percorso di vita di una donna con tutte le sue passioni, desideri, traguardi e debolezze, sullo sfondo di un paese che affascina e incanta, con i suoi tanti pregi e altrettanti difetti. La magia di Satoshi Kon, come quella del cinema, è fondere tutto questo in un equilibrio perfetto in cui nessun elemento ha il sopravvento e oscura l'altro.

Il significato del finale e l'importanza del viaggio

Un percorso, dicevamo, un viaggio di ricerca in cui Chiyoko Fujiwara si spende per ritrovare quel pittore che l'aveva colpita da ragazza, per poi accorgersi alla fine che, in fin fondo, non è più così importante ritrovarlo. "Perché, in fondo..." sono le parole con cui ci saluta, prima che Satoshi Kon chiuda il cerchio di un film che risulta compiuto in ogni sua parte: nella storia, nel messaggio, nella sua traduzione artistica. In quel significato limpido e profondo che pone l'enfasi sul viaggio piuttosto che sulla meta, sul percorso che permette di scoprire qualcosa di noi mentre lo percorriamo. Perché questo è un viaggio: un modo per imparare a conoscere non solo ciò che ci circonda, ma anche ciò che portiamo dentro che ne viene inevitabilmente e splendidamente formato.

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Chiyoko Fujiwara con la chiave da restituire

Questa non è una recensione di Millennium Actress, non vuole esserlo e non avrebbe senso trattare il film in tal senso a 25 anni dalla sua uscita originale che celebriamo, ma se lo fosse vedrete un giudizio pari a 5 stelle al termini di questa analisi. Perché quel che è certo è che si tratta di un capolavoro, un film che tutti gli appassionati di animazione dovrebbero vedere, ma anche uno di quei titoli che trascendono il medium di appartenenza e si impongono come pilastro della settima arte in senso più ampio, demolendo quelle barriere che tanti vorrebbero erigere attorno all'animazione. Film di cui abbiamo sempre più bisogno.