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I migliori film Netflix del 2020

Ecco i migliori film Netflix del 2020: da Diamanti Grezzi a Il Buco e A Secret Love, gli imperdibili realizzati e/o distribuiti da Netflix nel corso dell'anno 2020.

CLASSIFICA di 02/01/2021
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Diamanti grezzi: Julia Fox in una scena del film

Un anno un po' strano, questo 2020, per quanto riguarda le produzioni cinematografiche di Netflix, che ha deciso di saltare completamente i vari festival autunnali che solitamente frequenta in ottica Oscar, dato il cambio di regolamento dell'Academy per quanto concerne le uscite di questi mesi (se era previsto il passaggio il sala, sono ammissibili anche i film che sono usciti direttamente in streaming e on demand). Non che questo abbia inciso sulla qualità dei lungometraggi, perché al netto della solita mole di titoli al limite della bulimia - e con alcune scelte davvero discutibili come l'acquisto del polacco 365 giorni - la società californiana continua ad avere un buon occhio per quella manciata di film davvero da non perdere, e il 2020 non fa eccezione in tal senso.
Ecco, quindi, la nostra consueta panoramica annuale dei migliori film Netflix 2020, tutti gli imperdibili di questa annata.

Diamanti grezzi

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Diamanti grezzi: Adam Sandler in una scena del film

Dopo aver realizzato Good Time, che in alcuni paesi fu un'esclusiva Netflix, i fratelli Safdie si sono avvalsi della piattaforma per la distribuzione internazionale del loro film successivo, Diamanti grezzi. Un thriller brutale e potente sull'avidità e sul gioco d'azzardo, dominato da una performance sopraffina di Adam Sandler, all'apice della forma con un personaggio sgradevole ma irresistibile, talmente affascinante che dopo la mancata nomination all'Oscar l'attore ha ironizzato sul voler fare un nuovo film veramente brutto. E anche se dispiace un po' non aver potuto vedere il film in sala, come invece accaduto negli Stati Uniti dove era distribuito da A24, la potenza del cinema dei Safdie, unita alla forza recitativa di Sandler quando prende sul serio il proprio mestiere, si fa sentire anche su schermi più piccoli.

Diamanti grezzi, la recensione: su Netflix, la scommessa di Adam Sandler

Il buco

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Il buco: un'immagine del film

"È ovvio", ripete continuamente uno dei personaggi de Il buco, pellicola distopica di matrice spagnola che ha conquistato il pubblico in occasione di festival come Toronto e Torino e poi ha raggiunto un bacino d'utenza ancora più ampio grazie a Netflix. Ed era ovvio, col senno di poi, che il film avrebbe fatto breccia nel cuore degli abbonati, debuttando in un periodo in cui molti, come i protagonisti, non potevano lasciare il luogo in cui si trovavano. Quale situazione migliore per immedesimarsi nei prigionieri che, all'interno di un misterioso edificio carcerario con le celle disposte in verticale, aspettano quotidianamente l'arrivo del cibo, distribuito in modo assolutamente iniquo? Grottesco ed esilarante allo stesso tempo, uno dei pezzi più affascinanti di cinema di genere europeo recente. E ricordatevi: "La panna cotta è il messaggio."

Il buco, recensione: su Netflix la distopia viene mangiando

Crip Camp: A Disability Revolution

Crip Camp
Locandina di Crip Camp

Seconda produzione per Netflix di Higher Ground Productions, la società fondata da Barack e Michelle Obama, dopo l'acclamato American Factory nel 2019, Crip Camp: A Disability Revolution ha conquistato il pubblico del Sundance prima di debuttare sul servizio di streaming. È un documentario potente e molto attuale, pur raccontando una storia iniziata nel 1971, sulla lotta per i diritti dei disabili, tema sempre più spinoso nell'America di oggi. Notevole il tocco molto personale dell'operazione, poiché il co-regista James Lebrecht ha vissuto in prima persona gli eventi raccontati.

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A Secret Love

Secret Love
Una scena di A Secret Love

Nello stesso periodo in cui debuttava Hollywood, miniserie tutt'altro che sottile su una versione alternativa della Mecca del cinema dove l'impegno sociale trionfava con decenni di anticipo, il suo creatore Ryan Murphy, non particolarmente noto per un approccio sobrio e delicato, aveva un altro titolo su Netflix, come produttore: A Secret Love. Un documentario sulla relazione tra due donne, rimasta segreta per settant'anni, raccontata dal nipote Chris Bolan, con il contributo produttivo di Murphy e di Jason Blum, solitamente noto per titoli horror. È un racconto toccante, portato sullo schermo con disarmante semplicità per celebrare una storia d'amore che non ha più bisogno di essere tenuta nascosta.

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Becoming - La mia storia

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Becoming - La Mia Storia: Michelle Obama in una scena del film

Basato in parte sulle omonime memorie di Michelle Obama, Becoming - La mia storia ricostruisce il suo percorso dal 2008 in poi tramite immagini d'archivio della Casa Bianca, apparizioni televisive e la tournée promozionale del libro, durante la quale l'ex-First Lady era accompagnata dalla regista del documentario. Ne esce un ritratto completo e rispettoso di una donna che ha ridefinito la politica americana, un ritratto prezioso dell'America che era in un momento di grande tumulto nazionale. Un altro bel risultato della partnership tra Netflix e i coniugi Obama, tramite la loro casa di produzione Higher Ground Productions.

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Da 5 Bloods - Come fratelli

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Da 5 Bloods - Come fratelli: una sequenza del film

Doveva essere il film che segnava il ritorno di Netflix, fuori concorso, al Festival di Cannes. Invece, complice l'annullamento della manifestazione, Da 5 Bloods - Come fratelli ha "solo" segnato il debutto cinematografico di Spike Lee sulla piattaforma di streaming, dopo aver ideato la trasposizione seriale del suo film Lola Darling. La sua nuova fatica è un viaggio tra passato e presente, tra pellicola e digitale, volutamente artificiale in certi punti - gli attori sessantenni interpretano le versioni più giovani dei loro personaggi senza ricorrere a ritocchi digitali - ma costantemente potente. Da (ri)vedere anche per una delle ultime prestazioni di Chadwick Boseman, scomparso all'età di 43 anni appena due mesi dopo l'esordio del film su Netflix.

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Disclosure

Orange Is the New Black: Laverne Cox in Little Mustascioed Shit
Orange Is the New Black: Laverne Cox in Little Mustascioed Shit

In un'epoca in cui è sempre più importante la questione della rappresentazione sullo schermo, Disclosure è un documento preziosissimo per quanto concerne il tema dei transgender sullo schermo. Tramite interventi di esperti in materia, attivisti e attori trans, uniti a immagini d'archivio tratti da film di vario genere, emerge il ritratto di un sistema, quello hollywoodiano, che oltre a ignorare per anni gli attori transgender ha anche, volutamente o meno, rappresentato quella comunità in modo grottesco e negativo (come dice uno degli intervistati, col senno di poi è difficile ridere guardando Ace Ventura - l'acchiappanimali). Da vedere in tandem con Visible: Out on Television, miniserie di Apple TV+ che racconta l'evoluzione dei personaggi LGBTQ sul piccolo schermo.

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Atleta A

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Atleta A: una scena del documentario

Mentre in ambito seriale Netflix ha esplorato la controversa vicenda di Jeffrey Epstein, il versante cinematografico si è concentrato, tramite questa acquisizione che doveva debuttare al Tribeca Film Festival, sulla figura di Larry Nassar, il medico che abusò sessualmente di oltre 250 giovani ginnaste americane per più di dieci anni. Come nel caso di Epstein, guardando Atleta A è sconvolgente apprendere come le sue azioni potessero restate impunite così a lungo (l'indagine formale iniziò nel 2015, circa vent'anni dopo il primo caso), e le testimonianze sono un costante pugno nello stomaco. Una visione difficile ma necessaria.

Atleta A, la recensione: il documentario Netflix che ci svela l'incubo vissuto dalle ginnaste olimpiche

Sto pensando di finirla qui

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Sto pensando di finirla qui: Jessie Buckley in una scena del film

A cinque anni da Anomalisa, lo sceneggiatore Charlie Kaufman torna alla regia portando sullo schermo il romanzo di Ian Reid. Sto pensando di finirla qui, pur non essendo un soggetto originale di Kaufman, aderisce perfettamente, tramite rielaborazione, ai canoni della sua opera: si parla di cinema, di coppie, di identità, con sovrapposizioni che ripagano le visioni ripetute per cogliere tutti gli omaggi (notevole quello a Pauline Kael, decana della critica cinematografica statunitense). Assolutamente fenomenale la performance di Jessie Buckley, nuova grande interprete femminile nell'universo kaufmaniano.

Sto pensando di finirla qui, la recensione: la follia interiore di Charlie Kaufman

The Social Dilemma

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The Social Dilemma: un'immagine del film

Quanto sono dannosi i social al giorno d'oggi? È la domanda a cui cerca di rispondere The Social Dilemma, documentario arrivato su Netflix dopo il debutto al Sundance Film Festival. È il nuovo lavoro di Jeff Orlowski, che si è precedentemente interessato agli effetti del cambiamento climatico, e anche qui si parla di un fenomeno distruttivo, seppure solo virtuale (o almeno così sembra), raccontato con dovizia di particolari. Dalla salute mentale dei giovani all'uso politico e complottistico dei social (basti pensare a Pizzagate o alla controversia di James Gunn nel 2018), il quadro è piuttosto allarmante, e il film ne esamina bene le conseguenze.

Il processo ai Chicago 7

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Il processo ai Chicago 7: Sacha Baron Cohen, Jeremy Strong in una scena del film

Doveva essere un film di Steven Spielberg, scritto da Aaron Sorkin, il quale ha poi avuto il via libera per firmare anche la regia. A causa della pandemia che ha messo in ginocchio l'intera industria cinematografica, la Paramount ha poi venduto il film a Netflix, anche se per Il processo ai Chicago 7 c'è anche stata la possibilità di vederlo al cinema, periodo relativamente propizio permettendo. Alla seconda prova registica, Sorkin si riconferma un ottimo cantore di pezzi di storia americana, soffermandosi questa volta sulla lotta per i diritti civili, un movimento che purtroppo rimane necessario, alla luce di eventi tragici del 2020 di cui si vedono gli antefatti spirituali sullo schermo. Magistrale tutto il cast, a cominciare da un ottimo Sacha Baron Cohen.

Il processo ai Chicago 7, recensione: Sorkin torna in tribunale e ci racconta un'America che ha paura

SpongeBob - Amici in fuga

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Spongebob - Amici in fuga: una scena del film

Terzo film che la Paramount ha venduto a Netflix nel corso del 2020, e il più riuscito dei tre adattamenti cinematografici del celebre franchise della Nickelodeon. Non è propriamente un film di Netflix, almeno non negli Stati Uniti (dove sarà invece disponibile su CBS All Access, prossimamente ribattezzato Paramount +), ma SpongeBob - Amici in fuga merita una menzione per come porta l'universo della simpatica spugna in nuove direzioni, con un'estetica un po' straniante all'inizio (il film è interamente in CGI), ma fonte di nuove, bellissime gag visive. La dimostrazione di come, a oltre vent'anni dal debutto, SpongeBob abbia ancora qualcosa da dire, colpendoci al cuore con la semplice storia di una spugna parlante e della sua lumaca domestica che si esprime con versi felini.

SpongeBob - Amici in fuga, recensione: avventure e amicizie subacquee su Netflix

Mank

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Mank: una scena del film con Gary Oldman

Ufficialmente la storia di come nacque la sceneggiatura di Quarto potere (in realtà una versione romanzata degli eventi, poiché lo sceneggiatore Jack Fincher, padre del regista, si è ispirato a un saggio dal contenuto fasullo), Mank, il nuovo lungometraggio di David Fincher, il primo di un nuovo accordo firmato con Netflix, è in realtà una riflessione amara sul cinema in senso stretto: la libertà dell'artista, il conflitto tra cultura e politica, il meccanismo artificiale e artificioso di Hollywood (basti pensare alla componente estetica, che ricrea quella dell'epoca con tanto di grana sulla pellicola nonostante il film sia girato in digitale). A suo modo il film più significativo del 2020, poiché nei vari flashback, ambientati durante la Grande Depressione, gli studios si interrogano su come far tornare il pubblico in sala.

Mank: la verità sul conflitto tra Herman J. Mankiewicz e Orson Welles

Ma Rainey's Black Bottom

L'altra performance di Chadwick Boseman su Netflix nel 2020, questa volta postuma, con tanto di speculazione sulla possibilità che egli possa vincere un Oscar. E l'attore è davvero fenomenale in Ma Rainey's Black Bottom, dove lui e Viola Davis sono al centro di un accattivante racconto a base di musica e discriminazione, ambientato nel 1927. Un racconto basato su un testo teatrale di August Wilson, già autore di Barriere, e anche in questo caso c'è dietro Denzel Washington, coinvolto come produttore. Una sorta di potente, e purtroppo unico, passaggio del testimone, poiché Washington aveva contribuito finanziariamente, tramite iniziative benefiche, al percorso accademico di Boseman.

Ma Rainey's Black Bottom, la recensione: un Chadwick Boseman da Oscar a tempo di blues

Death to 2020

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Death to 2020: Samuel L. Jackson in una scena del film

Non è un film in senso stretto, almeno secondo la logica di Netflix che lo descrive come un "evento comico originale", ma Death to 2020 merita un posto in classifica per come ha brillantemente usato il format del mockumentary per mettere alla berlina tutto l'anno 2020 (il film ha debuttato il 27 dicembre, appena quattro giorni prima di Capodanno), servendosi di un cast sopraffino composto, tra gli altri, da Samuel L. Jackson, Hugh Grant e Lisa Kudrow. Certo, l'analisi è sostanzialmente limitata agli Stati Uniti e all'Inghilterra (salvo considerazioni sul clima e sulla pandemia), ma la satira graffiante di Charlie Brooker, in pausa da Black Mirror, è sempre quella, spietata ed esilarante.