Maurizio Lombardi e il futuro del cinema: "Le multisala? Sono morte"

Parla Maurizio Lombardi, dal successo di Ripley su Netflix alla critica contro i multisala. "Ecco perché le sale devono cambiare".

Maurizio Lombardi, giurato all'Italian Global Series

Fascino, eleganza, magnetismo. Maurizio Lombardi riesce a infondere queste caratteristiche ai suoi personaggi, ma le possiede anche nella vita reale. Ce ne rendiamo conto non appena ci sediamo davanti a lui in quel di Riccione, dove è giurato all'Italian Global Series nella categoria Drama. La nostra è stata una chiacchierata che ha spaziato dalla tv al cinema, dalle serie ai film, ragionando sull'importanza intramontabile del grande schermo.

Essere giurato al Festival: i segreti del dietro le quinte

Dv1 1256 Vk66Dauv
Maurizio Lombardi, giurato all'Italian Global Series

Abbiamo iniziato il nostro excursus dall'attualità, dalla sua esperienza come giurato all'IGS: come ha vissuto questa esperienza? "Guarda, mi sono divertito tantissimo, anche perché ho capito cosa c'è dietro le quinte. Spesso il pubblico si chiede: 'Ma perché hanno premiato quel titolo e non un altro?'. Ora che sono dentro, capisco che ci sono regole precise: ad esempio, non si può assegnare un numero eccessivo di premi a un unico prodotto, oppure devi premiare solo la prima categoria di attori. È un gioco interessante da comprendere.". E ci sono anche dinamiche di compromesso tra i giurati? "In realtà ho trovato una giuria, nello specifico la mia, quella della sezione Drama, molto coesa, diretta e senza fronzoli. Ci siamo trovati praticamente d'accordo su tutto."

"Il multisala non ha più senso": Maurizio Lombardi e la sacralità della sala

Approfittiamo della sua esperienza in ambiti produttivi differenti come film, serie e teatro per capire tra il cinema e la televisione dove si riesca a fare la maggior innovazione oggi. "Il mezzo televisivo è quello che oggi permette una diffusione esponenziale del prodotto. Detto questo, credo che sia assolutamente necessario riprendere le redini dell'essenza di questa forma d'arte, che è la sala cinematografica. Niente può sostituire l'esperienza del film in sala. Le serie sono un ottimo strumento, la televisione è esponenziale, i social e i dispositivi portatili dominano, ma l'esperienza del cinema è una bomba" E ce lo conferma con un esempio specifico: "Recentemente sono stato a Los Angeles, al Chinese Theatre, che è un IMAX: lì ho visto Dune ed è stata un'esperienza di vita che tutti dovrebbero fare. Le dimensioni sono enormi, la resa delle immagini è apocalittica, l'impatto dei volti non ha eguali."

Un'esperienza fin troppo spesso penalizzata da strutture non all'altezza: può essere questo un problema? "In Italia paghiamo ancora lo scotto dell'era dei multisala, che oggi non hanno più senso di esistere. Hanno tante piccole sale in cui sembra di stare nel salotto di casa tua; a quel punto uno si compra un buon televisore e lo guarda lì. Il danno maggiore è stato chiudere i grandi cinema. Non a caso realtà come il Fulgor qui a Rimini, il cinema a Bologna, o lo stesso Cinema Troisi a Roma, mandano il messaggio giusto. La vera esperienza del cinema è la comunità: il cineclub, il trovarsi, il bar, l'andare in sala a studiare e vedere i film. Questo è totalmente diverso dalla fruizione televisiva o dallo streaming delle serie. Una comunità che anche gli americani ci invidiano: Damien Chazelle è venuto al Troisi ed è rimasto sorpresissimo da come sono organizzati. Tutti gli esperimenti che vanno in questa direzione hanno successo."

Da The New Pope a Ripley: il fascino dei cliché nel cinema di genere

Sulle serie però torniamo per parlare dei suoi ruoli e capire quali gli siano rimasti più nel cuore. "In ambito seriale direi due: il Cardinale Marassante in The New Pope e l'ispettore Pietro Ravini. Sono due opposti. Però devo dire che con Ripley per la prima volta mi sono sentito davvero a casa: il cappotto anni '50, la sigaretta... Mi è piaciuto molto frequentare il 'genere' e interpretarne i cliché. Cliché non significa che sia brutto: se lo sai fare bene, come togliersi un cappello o fumare una sigaretta in un certo modo, ha sempre una grande gestualità. Ma devi saperlo fare, è come un dribbling alla Maradona."

Ripley Scott
Ripley: un'immagine della serie

Un ruolo, quello di Ravini, che gli ha dato una visibilità internazionale. E forse Lombardi è uno dei nostri artisti con un maggior appeal su quel fronte? "Ci sono attrici italiane che sono molto più internazionali di me. Penso a Michela De Rossi, è straordinaria. La stessa Sabrina Impacciatore si sta ritagliando una scena internazionale fantastica, o Matilda De Angelis. La parte femminile della nostra recitazione è molto più forte all'estero rispetto a noi maschietti."

Il talento delle donne e i miti di Lombardi: da Better Call Saul a Titane

E che rapporto ha con le serie? Ne guarda molte? Quali sono le sue preferite? "Guardo poche serie perché sono molto selettivo. Tra le mie preferite ci sono Chernobyl, The Night Of, Peaky Blinders, Breaking Bad e Better Call Saul, che ho trovato molto simile alla commedia all'italiana degli anni '50 e '60. Mi sembrava di vedere Alberto Sordi, una scrittura meravigliosa. Per le serie però ci vuole tempo, e in questo momento ho voglia di fare altro."

Titane 3
Titane: un'immagine

Ma compensa con tanti film. "Sul fronte cinema, una produzione enorme come Dune - Parte Due di Denis Villeneuve mi ha fatto dire 'Wow'. Il primo capitolo mi aveva lasciato un po' deluso, ma il secondo è pazzesco, non vedevo una cosa così da vent'anni. Conosco bene i libri di Frank Herbert, mi piace molto come scrittore. Poi ho trovato molto delicato Le città di pianura, viva il cinema veneto e del nord. Infine, ho amato tantissimo Titane di Julia Ducournau. L'ho trovato finalmente un vero grido delle donne che dicono: 'Noi possiamo rimanere incinte anche con il cambio di una Cadillac, quindi voi che cacchio volete?'. L'ho trovata un'opera geniale, potentissima, un vero urlo di battaglia."

Aggiungici come fonte preferita su Google