Lucky, Annette Bening e la sfida ad Anya Taylor-Joy: "Il mio personaggio? Una sociopatica"

Annette Bening ci racconta Lucky, la serie thriller di Apple TV con Anya Taylor-Joy: dal rapporto sul set alla natura oscura e sociopatica del suo personaggio.

Annette Bening in Lucky

Ci sono ruoli che ti restano incollati addosso, e poi ci sono quelli che ti permettono di liberare, senza filtri, il tuo lato più oscuro. In Lucky, la nuova e tesissima serie thriller do Apple TV, Annette Bening fa esattamente questo. Smessi i panni rassicuranti di tanti ruoli in cui abbiamo imparato a conoscerla e apprezzarla, la pluricandidata all'Oscar si cala in una parte che lei stessa non esita a definire "pronta a tutto, persino contro suo figlio... in un certo senso sociopatica".

Anya Taylor Joy Lucky
Anya Taylor-Joy protagonista della serie Apple TV

L'iconica attrice americana si mette a nudo e ci racconta il fascino perverso di interpretare un personaggio spietato, cinico e senza alcun centro morale. Dalla chimica elettrizzante, e volutamente conflittuale, costruita in scena con la co-star Anya Taylor-Joy, fino al lavoro di squadra con veterani come Aunjanue Ellis e Timothy Olyphant, la Bening ci accompagna nei retroscena di un thriller puro. Un viaggio ora in divenire sulla piattaforma di casa Apple dove il fine giustifica sempre i mezzi.

Un ruolo oscuro: "Pronta a tutto, persino contro suo figlio"

Nella nostra chiacchierata partiamo dal suo personaggio, dalla sua Priscilla Matheson, un ruolo oscuro e ambiguo. Come si è avvicinata a lei in modo da renderla umana e tridimensionale? "Ho pensato subito che fosse un ruolo intrigante e che lo stile avesse qualcosa di davvero accattivante. Inoltre l'abbiamo girato a Los Angeles, il che mi rende la vita molto facile perché posso girare rimanendo a casa" ci ha detto confessando anche un valore aggiunto puramente pratico. "Pensavo fosse davvero interessante e che ci fosse l'opportunità di trovarvi quanta più tridimensionalità possibile. Man mano che andavamo avanti, ho trovato che la scrittura mi desse questa opportunità, così come i registi: Jonathan van Tulleken, Greg Yaitanes, Jet Wilkinson... ciascuno di loro ha tantissima esperienza."

Il lavoro del team è fondamentale, per la Bening, quando si tratta di serialità: "Quando lavori in questo format è tutto velocissimo: devi entrare in scena, sapere dove stare, piazzare le telecamere e girare... è un lavoro duro. Erano tutti molto esperti. Mi sono sentita molto libera con lei, aveva uno stile preciso anche nel modo di vestire, l'intero pacchetto mi affascinava. C'era anche una sorta di autenticità grezza: sì, ci sono momenti di vulnerabilità che ho cercato di far emergere, ma lei è anche pronta a tutto, persino contro suo figlio. C'è qualcosa di divertente nel recitare un ruolo del genere: qualcuno che è, in un certo senso, sociopatico."

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E se dovesse scegliere una scena che sintetizza il cuore di questo personaggio? "Una scena sarebbe quando a mio figlio... Non voglio fare spoiler, ma mettiamola così: quando succede qualcosa di brutto a mio figlio. Penso che in quel momento si veda un lato di lei che normalmente non si vedrebbe."

Lo scontro psicologico sul set con Anya Taylor-Joy

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La protagonista di Lucky

Lucky è un'ottima serie con un gran cast. Come è stato dividere la scena con Anya Taylor-Joy e gli altri interpreti? "È stato davvero interessante, mi sono ritrovata a cercare di 'entrare in partita'. Quando andavo alla scuola di recitazione ci insegnavano: 'Cosa stai cercando di ottenere dall'altra persona? Cosa vuoi farle fare? Cosa vuoi da lei?'. Ed è chiaramente soggettivo, riguarda solo il punto di vista del personaggio. Quindi sì, volevo farla crollare, ottenere da lei ciò che volevo, estorcerle le informazioni che mi servivano. L'ho trovato affascinante con Anya. È un'attrice fantastica, è molto sicura di sé ma allo stesso tempo vibrante, ha una grandissima intensità. Mi è piaciuto moltissimo recitare le scene con lei. E anche con Aunjanue Ellis, che interpreta la poliziotta: è un'attrice eccezionale, una vera veterana. Anche Tim Olyphant. Ogni volta che entravi in scena non sapevi esattamente cosa sarebbe successo, e ho cercato di tenere anche loro sulle spine, del tipo: 'E adesso io che faccio?'. È stato divertente."

Un thriller senza morale (ma con i Rolling Stones)

Colpiscono molti aspetti di Lucky e uno è senza dubbio quello musicale: c'è una canzone che associa alla serie, che le ricorda le sue atmosfere? "Non saprei nello specifico per i brani presenti nello show, ma direi i Rolling Stones. Direi che la colonna sonora della sua vita sarebbe fondamentalmente dei Rolling Stones."

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Annette Bening in una scena

E arrivati alla fine di questo viaggio teso e ambiguo, cosa vorrebbe che rimanesse al pubblico? "'In che modo una vita di crimini ti porta dei vantaggi?'. Risposta: Non molto!" Ci ha detto ridendo Annette Bening, "non credo ci sia un messaggio morale in questa serie. È semplicemente una gran bella corsa, un thriller, e spero che la gente si goda il viaggio. La posta in gioco è altissima, la scrittura è ottima, quindi tutti i personaggi sono disperati pur di ottenere ciò che vogliono e farebbero di tutto per riuscirci. Forse per il pubblico questo è una forma di intrattenimento, dato che la maggior parte di noi non farebbe 'di tutto': abbiamo un centro morale che limita e frena i nostri comportamenti, per fortuna."

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