Ci sono produzioni che nascono come miniserie, scritte quasi su misura per far incetta di premi, per poi trasformarsi in progetti antologici nel tentativo di replicare quel "fenomeno" e nobilitare il proprio pedigree. In questa categoria rientra senza dubbio Beef - Lo scontro. Prodotta dalla rampante A24, la prima stagione offriva una riflessione sociale fulminante, partendo da un bisticcio stradale apparentemente innocuo per sfociare in una totale messa in discussione delle vite dei protagonisti.
La serie torna ora con un secondo capitolo che accende la miccia dallo stesso pretesto, allargando però il bacino dei personaggi coinvolti e amplificando i temi trattati. Il risultato, tuttavia, sembra restare troppo spesso in superficie.
Beef- Lo Scontro 2: un nuovo contrasto, la stessa rabbia
Questa volta ci spostiamo in un esclusivo country club di Montecito, nell'assolata California. Un luogo talmente elitario da riservare agli ospiti un'attenzione quasi inquietante. Al centro della trama troviamo il passaggio di proprietà del resort ad una coppia di coreani, un evento che crea fermento soprattutto nello staff.
La storia si dipana attraverso il punto di vista di tre coppie: Josh (Oscar Isaac), general manager del club, e la moglie Lindsay (Carey Mulligan), un'arredatrice d'interni piuttosto inconcludente. Entrambi sono ossessionati dal voler fare bella figura con i nuovi proprietari per mantenere uno status sociale che, in fin dei conti, consiste nell'"essere pagati per essere amici" dei soci.
Ci sono poi Austin (Charles Melton), personal trainer, e la fidanzata Ashley (Cailee Spaeny), una caddy, terrorizzati all'idea di perdere il posto a causa della fusione aziendale. Infine, ecco Mrs. Park (Youn Yuh-jung) e il secondo marito, il Dr. Kim (Song Kang-ho), pronti a prendere le redini del loro ultimo acquisto. Tre classi sociali distinte, ma con un punto fondamentale in comune: sono tutte coppie solo apparentemente felici. Soprattutto quando una di loro diventa accidentalmente testimone del disagio dell'altra.
Infelicità e sogno americano: troppi temi, troppi episodi
L'infelicità matrimoniale, la menzogna del sogno americano, la crisi sentimentale di una classe sociale vuota, il divario economico e persino la violenza domestica: la seconda stagione mette molta carne al fuoco. Composto da otto episodi (contro i dieci del ciclo inaugurale) con una durata estremamente variabile tra i 30 e i 60 minuti, Lo Scontro 2 soffre di una struttura altalenante che, ancora una volta, sembra ritrovare ritmo solo nel finale.
La sensazione è che otto episodi siano troppi e che il materiale avrebbe beneficiato maggiormente della sintesi di un lungometraggio. La scrittura, la regia e la fotografia sono impeccabili nel ritrarre dinamiche tossiche, ma il contenuto appare talmente vacuo - specchio dei "gusci vuoti" che racconta - da perdere l'efficacia dramedy del primo capitolo e la forza satirica di The White Lotus. Anche l'elemento crime risulta abusato, percepito quasi come l'unico escamotage narrativo per smuovere un racconto altrimenti statico.
Un cast azzeccato ma inconcludente per la serie Netflix
La stagione analizza le "fasi lunari" della vita di coppia: i giovani fidanzati pieni di speranza che temono di ereditare la tossicità dei genitori; la coppia avviata, costruita su promesse vane e un odio reciproco mal celato; e infine la coppia matura, ormai arrivata al capolinea. Tutte, accomunate da un malessere generazionale e da una ricerca spasmodica di un gradino più alto nella scala sociale, che però non regala mai la soddisfazione sperata.
Il cast è, ancora una volta, il punto di forza della produzione. Oscar Isaac e Carey Mulligan confermano il loro immenso talento, mentre Charles Melton e Cailee Spaeny si consolidano come astri nascenti del panorama attuale. Nonostante le ottime prove attoriali, i personaggi scritti da Lee Sung Jin rimangono però figure respingenti, con cui è difficile empatizzare o entrare davvero in contatto.
Conclusioni
Lo scontro 2 prova ad ampliare il raggio d'azione della serie Netflix, schierando interpreti di altissimo livello e stratificando tematiche socio-antropologiche. Tuttavia, il risultato non si discosta molto dai limiti del primo capitolo, rimarcandone pregi e difetti. La durata altalenante degli episodi e l'inserimento di venature crime non sempre necessarie appesantiscono un racconto che avrebbe funzionato decisamente meglio con il dono della sintesi: forse un lungometraggio?
Perché ci piace
- L'idea di base.
- L'esplorazione della crisi di coppia attraverso le generazioni.
- L'epilogo.
- Un cast di alto profilo...
Cosa non va
- ...ma i cui personaggi rimangono sullo schermo.
- La gestione discontinua delle tematiche e la durata degli episodi sbilanciata.
- L'elemento crime ridondante.
- La sensazione che un film sarebbe stato il formato ideale.