LEGO Pokémon, Lee Magpili e i retroscena del suo set: "Costruire una sfera perfetta con i LEGO è una sfida!"

Da Lucca Comics 2026, intervista esclusiva al designer LEGO Lee Magpili: le sfide dietro la Poké Ball Pokémon, i test sui bambini e il sogno dei robot anime.

La Pokeball LEGO

Tra i vicoli storici e le mura cinquecentesche di Lucca Comics & Games, l'incontro tra tradizione e cultura pop non può che rispondere a un nome: LEGO. Anche quest'anno il brand danese si è ritagliato il suo spazio e ha lanciato un'iniziativa suggestiva come la Time Capsule, ma ha anche portato alcuni sui designer a presentare i propri lavori. Uno dei set in bella mostra in quel di Lucca è stato la nuova Poké Ball, appartenente al mondo di LEGO Pokemon, una sfida ingegneristica senza precedenti pensata per tradurre in elementi rigidi una delle icone sferiche più amate della storia dei videogiochi e dell'animazione giapponese.

Lego Pokemon Pokeball Rbuft4J
La Pokéball LEGO

A raccontarci i retroscena di questo progetto è Lee Magpili, storico designer del gruppo danese con un passato tra le linee Technic e la robotica, approdato ora alla guida creativa del set dedicato ai mostriciattoli tascabili di Game Freak e Nintendo. Per Magpili, che troviamo con al collo un meraviglioso cravattino fatto con i LEGO e alla sua prima visita a Lucca, l'impatto con il festival toscano è stato travolgente: "Pensavo che il San Diego Comic-Con fosse enorme, ma questo evento è semplicemente su un altro livello. È l'intera città a essere coinvolta ed è fantastico. Anche se ci sono punti in cui lo spazio è molto stretto, la maggior parte della manifestazione è all'aperto: i cosplayer possono davvero respirare e si vede chiaramente quanto le persone siano felici. È una città tradizionale che viene catapultata in un mondo ultra-moderno fatto di icone contemporanee: uno sfondo perfetto per vivere questa passione".

Dalla gestione delle aspettative dei fan legati alla prima generazione fino alla complessità di inserire un meccanismo di apertura solido all'interno di una sfera di mattoncini, Magpili ci ha svelato tutti i dettagli dietro la nascita del set, aprendo una finestra inedita sul futuro della linea e sulle sue passioni personali, tra grandi mecha anime e serie leggendarie.





La sfida della prima generazione tra oltre 1.000 Pokémon

Lego Pokeball Minifigure
La Pokéball con le sue minifigure

Ma che sfida è tradurre in mattoncini personaggi e oggetti iconici come quelli dei Pokémon? Come si sceglie tra un numero di mostri tascabili così elevato? "La vera sfida è scegliere" ci ha infatti spiegato, "sappiamo bene che ci sarà sempre un legame speciale con la prima generazione di Pokémon, ma la verità è che non puoi accontentare tutti al cento per cento: qualunque cosa facciamo, ci sarà sempre qualcuno che desidera un'altra versione. Cerchiamo di scegliere il meglio in base a ciò che possiamo realizzare e a ciò che rientra nelle possibilità del nostro mezzo, i mattoncini LEGO, sperando che il pubblico riconosca e apprezzi le nostre scelte."

Scelte che vanno poi messe alla prova: "Abbiamo fatto moltissimi test con i bambini durante la progettazione ed erano davvero entusiasti. Volevano semplicemente di più di ogni cosa: ci chiedevano continuamente 'potete fare questo? potete fare quello?'. Ci sono oltre mille Pokémon, con un altro nuovo set in arrivo prossimamente, anche se non sappiamo ancora quando. Il vero riscontro arriva quando i prodotti sbarcano sul mercato, e finora siamo molto contenti delle performance".
E lui era a sua volta fan di questa IP? "Ero un fan, ma non così sfegatato come alcuni dei miei colleghi. È stato fantastico confrontarmi con loro ed entrare nel vivo del processo, arrivando a comprendere a fondo i videogiochi, l'universo e la lore, perché abbiamo bisogno di tutto questo per costruire le storie. Fan o meno, una volta dentro ne fai parte ed è meraviglioso".



L'ingegneria della Poké Ball: costruire una sfera perfetta con i LEGO

Lego Pokeball Aperta
Il set nella sua versione aperta

Dopo la scelta, arriva però la progettazione. E i Pokémon non sono semplici da rendere in mattoncini, perché hanno molte linee curve. "Tradurre il loro stile artistico in un linguaggio di design che funzioni per noi è stato impegnativo: i Pokémon hanno forme e stili completamente diversi tra loro. Per il mio set, creare una sfera perfetta con i LEGO è stato un 'wow!'. Una sfera è una sfera, ma realizzarla con i mattoncini non è affatto semplice, persino con gli elementi curvi appositamente creati".

Scendendo nello specifico, Lee Magpili ci ha fornito qualche dettaglio ulteriore: "Dovevamo inserire tutti i dettagli corretti: la linea nera incassata, fare in modo che una volta aperta la superficie interna fosse completamente nera, mantenere intatta la porzione bianca esterna e ricreare con precisione la scena ispirata a quello specifico videogioco all'interno. Volevamo ottenere la forma giusta senza renderla inutilmente complicata: avrei potuto inclinare ogni singolo pezzo su una cerniera, ma avrebbe rovinato l'esperienza di montaggio. Abbiamo preferito concentrare la vera complessità nel meccanismo di apertura".



Il sogno dei grandi mecha: da Goldrake e Gundam a LEGO Ninjago

Informandoci prima della nostra chiacchierata, abbiamo individuato i robot giganti tra le passioni di Lee Magpili. Quali sono i suoi anime preferiti? "Ho molti franchise a cui sono legato: anime di nicchia come Code Geass, le serie più recenti di Gundam che sono fantastiche, e ce ne sono tantissime altre. E poi Mazinger Z, Evangelion, i Transformers e Voltus V, che nelle Filippine ha avuto uno straordinario remake. Da voi in Italia c'era Goldrake? Sì! Non so quale di questi universi potrebbe essere adatto al nostro mezzo e ai nostri progetti futuri, ma amo anche la robotica reale stile BattleBots".

Ci stuzzica però con una curiosità, sottolineando una nostra mancanza: "Se guardate Ninjago, metà dei loro set sono mecha! Hanno robot trasformabili eccezionali. Quello che fa quel team è fantastico perché permette ai bambini di avere un primo approccio ai robot giganti e ai mecha da combattimento. Per me da piccolo è stato Voltron ad aprirmi le porte di questo mondo, prima di passare a tutte le altre serie. Spero un giorno di poter collaborare anch'io con il team di Ninjago".



Passione senza fine: la vita da designer e i set del cuore

Images
Uno dei vecchi set preferito del designer LEGO

Chiudiamo la chiacchierata con una ulteriore curiosità: si diverte a costruire LEGO anche nel tempo libero o il lavoro lo tiene lontano da questo mondo quando stacca? "Continuo a costruire con i LEGO ogni volta che posso. Ora ho dei figli e ci dividiamo tra nuoto e lezioni di danza classica, ma proviamo a costruire insieme quando è possibile. Faccio in modo che rimanga un hobby, amo ancora profondamente questo mezzo".
E ha dei preferiti? "Tra i set che non ho progettato io, ho il mio 'unicorno': una delle supercar Technic, la 8880, la supercar nera, un set memorabile. E sono follemente innamorato delle linee spaziali della mia infanzia: M-Tron, Blacktron e Space Police. Credo che ancora oggi non sia stato fatto nulla di simile: avevano così tante funzioni e tanta giocabilità che volevi solo toccarli continuamente. Spero che in futuro riusciremo a creare set altrettanto divertenti, capaci di trasformare i bambini di oggi negli AFOL di domani".

Aggiungici come fonte preferita su Google