Tra le ultime novità del catalogo Apple TV c'è un thriller che colpisce per l'approccio originale al genere: Last Seen racconta di un dramma familiare, un padre ossessionato dalla scomparsa di sua figlia avvenuta 11 anni prima, ma approfondisce anche i concetti di colpa e redenzione. Arrivata il 9 settembre con i suoi primi due episodi di sei, ci accompagnerà fino a inizio ottobre con un intreccio che prende le distanze dal romanzo The Dispatcher di Ryan David Jahn a cui si ispira. Ne abbiamo potuto parlare con il protagonista Patrick Brammall che interpreta Ian Ridley, quel padre diviso tra sofferenza e ossessione che non riesce a rassegnarsi riguardo il destino della figlia.
Un adattamento che sovverte le regole del genere
Come detto, Last Seen è tratta da un romanzo, ma l'adatta in modo libero e originale, prendendo le distanze dal materiale di partenza. Patrick Brammall ha avuto modo di leggere il libro o si è affidato solo allo script e al lavoro con gli autori della serie? "Ho avuto il tempo di leggere il libro prima delle riprese e sono contento di averlo fatto" ci ha spiegato il protagonista della serie Apple TV, "mi ha dato una bella sfumatura di contesto. La serie prende una direzione opposta rispetto al libro, e credo che ne tragga giovamento. Il romanzo è fantastico, si divora, ma le scelte del team creativo di percorrere una strada diversa sovvertono il genere del 'figlio scomparso/genitore disperato'. Non c'è una netta divisione tra eroe e cattivo: Ian ed Henry, protagonista e antagonista, sono molto più simili di quanto si pensi e nessuno dei due ha intenzioni del tutto pure."
La costruzione della tensione prima del dramma
Una cosa che abbiamo amato della serie, e lo diciamo a Brammall, è che normalmente in questo tipo di serie la telefonata della figlia apre il racconto, per catturare subito l'attenzione, mentre Last Seen costruisce i personaggi prima di arrivare a quel momento di svolta. "Sì, è stata una mossa audace" ha confermato Patrick Brammall, "perché rischi che lo spettatore si allontani nei primi tre minuti se non lo agganci subito. Ma era fondamentale costruire il ritratto di Ian prima dell'evento scatenante. Quando poi quel fatto accade, l'impatto è totale." Ed è la dimostrazione che si può raccontare qualcosa in modo diverso dal solito, che si possono lasciare i binari consolidati per seguire strade alternative.
Tra ossessione, colpa e redenzione: la psicologia di Ian
E nel cammino di Last Seen si muovo Ian Ridley, diviso tra dolore e ossessione. È stato difficile bilanciare le sfumature del personaggio? "È tutto nella scrittura, davvero eccellente" ci ha detto il protagonista, sminuendo i suoi meriti, "quest'uomo vive un trauma e un dolore incredibili, ma c'è anche speranza. Mentalmente è ossessivo e focalizzato sul suo obiettivo, ma dentro di sé ha colpa, fallimento, redenzione, rabbia. Ho dovuto solo rimanere aperto a tutte queste sfumature, e la sceneggiatura ha permesso di mostrarle."
Ma parte della sua prova è anche in ascolto, nelle reazioni alle telefonate che riceve, non per ultima quella della figlia scomparsa. Come ha affrontato quella parte del lavoro? "Vedere la serie finita con entrambi i lati è stato toccante. Sul set, come attore, devi riempire gli spazi con l'immaginazione e rileggere lo script finché non ti entra dentro. La scoperta nel primo episodio risveglia già i ricordi di Ian, quindi quando arriva la chiamata è subito pronto a far scattare il panico."