La signora dello zoo di Varsavia

2017, Drammatico

La signora dello zoo di Varsavia: la strenua lotta di Jessica Chastain per salvare gli ebrei dall'Olocausto

Il dramma storico di Niki Caro racconta le vicende dei coniugi Zabinski, gestori dello zoo di Varsavia che durante l'occupazione nazista della Seconda Guerra Mondiale diedero rifugio a quasi trecento ebrei. Solido, girato con mestiere, ma fin troppo convenzionale e con il freno a mano tirato.

Dopo la parentesi di McFarland, USA di due anni fa, incentrato sulla figura di un allenatore sportivo (Kevin Costner) che alla fine degli anni Ottanta costruiva una squadra vincente di corsa campestre composta da ragazzi latinoamericani di origini umili, Niki Caro con La signora dello zoo di Varsavia torna a focalizzarsi su una figura femminile forte e coraggiosa, come già fatto con i precedenti Memorie e desideri, La ragazza delle balene e North Country - Storia di Josey.

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Trovare la salvezza in uno zoo

The Zookeeper's Wife: Jessica Chastain insieme ad alcune zebre

Tratto dal romanzo del 2007 della poetessa e saggista statunitense Diane Ackerman Gli ebrei dello zoo di Varsavia, il nuovo lungometraggio della regista neozelandese porta sul grande schermo la vera storia dei coniugi Zabinski, gestori dello zoo della capitale polacca che, durante l'occupazione nazista della Seconda Guerra Mondiale, salvarono la vita a quasi trecento ebrei. Il punto di vista privilegiato è quello di Antonina (Jessica Chastain), grande amante degli animali pronta a mettere a rischio la sicurezza della famiglia pur di garantire un rifugio al maggior numero di persone possibili. La posta in gioco infatti è altissima: se Antonina e il marito Jan (Johan Heldenbergh) venissero scoperti, verrebbero giustiziati insieme al loro bambino Ryszard. Con le bombe tedesche su Varsavia del 1939, lo zoo viene parzialmente distrutto e gli animali più preziosi trasferiti a Berlino dall'esercito tedesco. Al fine di tenere la struttura in vita, Antonina riesce a convincere il capo zoologo di Hitler Lutz Heck (Daniel Brühl) a utilizzarla per allevare maiali e sfamare così le truppe naziste. Sarà questo il presupposto per trasferire di nascosto nello zoo centinaia di ebrei, che in questo modo riusciranno miracolosamente a sopravvivere all'Olocausto.

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The Zookeeper's Wife: Jessica Chastain in una foto ufficiale del film

Un buon cast capitanato da Jessica Chastain

La signora dello zoo di Varsavia: Jessica Chastain in una scena del film

Dopo aver portato alla nomination all'Oscar la giovanissima Keisha Castle-Hughes per La ragazza delle balene e Charlize Theron e Frances McDormand per North Country - Storia di Josey, Niki Caro si conferma una buona direttrice di attori e la convincente prova di Jessica Chastain nei panni della protagonista è senz'altro uno dei punti di forza de La signora dello zoo di Varsavia. Gli stessi Johan Heldenbergh (che alcuni ricorderanno per l'ottima prova in Alabama Monroe - Una storia d'amore) e Daniel Brühl offrono delle buone interpretazioni, per quanto il personaggio di quest'ultimo risulti un villain troppo stereotipato e poco approfondito sul piano psicologico per convincere davvero, come diremo anche più avanti.

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Uomini e animali

The Zookeeper's Wife: una foto della protagonista Jessica Chastain

La signora dello zoo di Varsavia, nel complesso, è un film solido e girato senza sbavature, con innegabile mestiere. Anche piuttosto originale per come affronta la tragedia dell'Olocausto attraverso gli occhi dei gestori di uno zoo che, conoscendo a fondo il mondo animale, soffrono grandemente nel constatare i livelli di brutalità e follia raggiungibili dagli esseri umani. Da questo punto di vista, paradigmatiche sono le parole che la protagonista rivolge a una giovane ragazza tratta in salvo da Jan dopo essere stata stuprata dai nazisti: "Sarà per questo che amo tanto gli animali. Li guardi negli occhi e sai esattamente cosa hanno nel cuore. Non sono come le persone".

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I limiti di un film che non osa

La signora dello zoo di Varsavia: Daniel Brühl in una scena del film

Il tema molto interessante che ruota attorno alle categorie dell'umano e dell'animale, però, rimane sostanzialmente in superficie nel contesto di un racconto sì appassionante (difficilmente vi capiterà di guardare l'orologio durante le due ore di durata del film) ma fin troppo convenzionale e con una propensione a scivolare nell'edulcorazione e nella semplificazione cui si sarebbe potuto e dovuto fare a meno. Le stesse motivazioni che spingono Lutz Heck, responsabile dello zoo di Berlino che ha dedicato la propria vita agli animali, a diventare un convinto sostenitore di Hitler non vengono affatto indagate e il suo interesse nei confronti di Antonina, potenzialmente intrigante, rimane abbozzato, risultando alla resa dei conti banale e poco efficace.
Nel tentativo di confezionare a tavolino un dramma da Oscar che potesse commuovere il pubblico senza turbarlo più di tanto, la sceneggiatura di Angela Workman ha deciso di sacrificare la complessità sull'altare dei buoni sentimenti. Davvero un peccato.

La signora dello zoo di Varsavia: la strenua...
Luca Ottocento
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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