La legge di Lidia Poët 3, recensione: la stagione finale è la più coraggiosa

La serie chiude il cerchio senza perdere un briciolo della sua identità. Pop, raffinata e combattiva, ma anche coraggiosa nel farsi più esplicita e più adulta. E parla direttamente a noi. Su Netflix.

La legge di Lidia Poët

Mettere la parola "fine" a una serie tv è sempre un rischio, oltre che qualcosa di doloroso. Soprattutto per una serie come La legge di Lidia Poët che, fin dall'inizio, ha puntato tutto su un mix delicato, quello tra intrattenimento e politica, tra leggerezza e temi "scottanti" più attuali che mai. Il pericolo - e l'ultima stagione di Euphoria ce lo ricorda - è togliere il blocco di legno sbagliato e far crollare tutta la torre (sì, in questo esempio stiamo giocando a Jenga). Insomma, l'effetto Game of Thrones: se fatto male il finale sarà l'unica cosa di cui tutti si ricorderanno e intaccherà l'opera nel suo complesso. È questo il caso? Assolutamente no.

Legge Lidia Poet 3
Matilda De Angelis è Lidia Poet

La serie prodotta da Matteo Rovere che vede come protagonista Matilda De Angelis insieme a Pier Luigi Pasino ed Eduardo Scarpetta sa quando è il momento di stringere, di mettere a fuoco il discorso e andare a segno. Sa quando fermarsi e lo fa all'apice del successo, come i grandi campioni, con un finale che non abbandona quegli stilemi che l'hanno resa un unicum nel panorama italiano, ma li aggiusta quanto basta per consegnarci una stagione più matura, più politica e più contemporanea.

Disponibile su Netflix, la terza stagione sceglie la via della coerenza e procede per consolidamento. Più chiara nelle intenzioni e, in alcuni passaggi, più incisiva.

La legge di Lidia Poët 3, un caso mediatico al centro di una stagione potente

La storia riparte nel 1887, anche se fin da subito il discorso appare più attuale che mai. Lidia è a un punto cruciale della sua vita, Enrico è diventato deputato e porta avanti in sede istituzionale quella che ormai è, a tutti gli effetti, la "legge di Lidia". Lui e Teresa si dividono tra Torino e Roma mentre Marianna vive a Parigi e Lidia è più impaziente che mai, anche se ha piena fiducia nel fratello.

Il procuratore Fourneau (Gianmarco Saurino) ha fatto carriera, ora è in Corte d'Assise e continua a vedere di nascosto Lidia, la quale continua a respingere l'idea di accasarsi o peggio ancora di un matrimonio. E Jacopo? Lo avevamo lasciato a Roma con il suo nuovo giornale ma ora torna a Torino a portare scompiglio con una nuova compagna spagnola. Il ritorno riapre tutto ciò che si pensava chiuso, ma è soprattutto il nuovo caso a trattenerlo in città e a motivare ancora di più Lidia nella sua battaglia legale. Una sua carissima amica, Grazia Fontana (Liliana Bottone), viene accusata di aver ucciso il marito, peraltro proprio in casa Poët.

Il suo processo prende tutta la scena ma non è il classico procedural drama: il caso giudiziario diventa ben presto un campo di battaglia per la conquista di quei diritti per cui la protagonista si batte da sempre. E non solo. Fourneau e Lidia, ai lati opposti della barricata, si troveranno a fare i conti con sentimenti e azioni sempre più politiche.

Colpevoli e innocenti al centro della serie

La domanda non è più solo se Grazia sia colpevole o meno. La vera questione è se un sistema costruito dagli uomini per gli uomini sia disposto a riconoscere la violenza subita da una donna come qualcosa di reale, di strutturale. Lidia, ovviamente, ci arriva prima di tutti e per lei si tratta di una legittima difesa dettata da un contesto di violenza domestica. Ma per tutti gli altri?

La Legge Di Lidia Poet Stagione3 Immagine
Una scena della terza stagione

Il caso è controverso e diventa subito mediatico. Lidia è più agguerrita che mai perché vede nitidamente le ingiustizie e le limitazioni di una società come quella italiana di fine Ottocento, ma deve destreggiarsi anche con i sentimenti e quella voglia di indipendenza e di essere amata che da sempre la mette in crisi.

Il femminismo non è mai stato così cool

La Legge Di Lidia Poet Stagione3 Foto
La legge di Lidia Poët

La serie in questa terza stagione decide di essere molto più esplicita nei contenuti e negli intenti, mettendo in scena con maggior nettezza le battaglie politiche e sociali della protagonista anche attraverso l'uso di un vocabolario e perfino di una rabbia che hanno un sapore sorprendentemente contemporaneo.

Non vuole essere un period drama imbalsamato o puramente estetico à la Bridgerton e lo dimostra anche stavolta, al contrario non ha paura di osare, di far emergere parole, slogan e riflessioni che rimandano direttamente all'oggi. A tratti gioca a carte fin troppo scoperte risultando didascalico in alcuni passaggi, ma non ci è sembrato affatto un limite. È un modo per ribadire qualcosa chiaramente e inequivocabilmente.

La Legge di Lidia Poët 3, Matilda De Angelis: "La verità è la mia battaglia quotidiana" La Legge di Lidia Poët 3, Matilda De Angelis: 'La verità è la mia battaglia quotidiana'

Vuole essere una serie pop che usa il passato - e una storia vera - per discutere il presente e anche nel suo epilogo continua ad avere una personalità riconoscibilissima.

Se la prima stagione era soprattutto il racconto di una ribellione individuale e la seconda allargava il discorso alla società e alla politica, questa terza fa un passo ulteriore: mette la battaglia di Lidia Poët sotto gli occhi di tutti. La stampa, l'opinione pubblica, le istituzioni, il tribunale, la dimensione mediatica...tutto converge su un caso che non resta mai confinato alla sola trama verticale.

Grazia, qui, non è soltanto la donna da difendere ma diventa il punto da cui la serie interroga il rapporto tra la giustizia formale e quella sostanziale. Così mentre entriamo nel vivo del processo ci accorgiamo che la serie ci sta portando da un'altra parte. Non guardiamo più solo i personaggi ma anche il sistema che li circonda, un sistema che dovrebbe essere imparziale e che, invece, lascia intravedere crepe piuttosto evidenti.

Pier Luigi Pasino fulcro della terza stagione

La Legge Di Lidia Poet Stagione3
Una scena della terza stagione

Matilda De Angelis ormai è Lidia Poët in tutto e per tutto, perfetta nei suoi panni super fashion e con quella luce negli occhi che sa di determinazione. Ma a catalizzare l'attenzione nei nuovi episodi è soprattutto Pier Luigi Pasino. Il suo Enrico continua a essere uno dei personaggi più interessanti della serie, perché incarna una tensione utilissima: quella tra coscienza e compromesso, tra affetto familiare e strategia politica. Il fratello di Lidia ora non è più soltanto il mediatore del sistema, ma un uomo realmente lacerato dal peso delle scelte.

Gianmarco Saurino rende il suo procuratore più tridimensionale e meno scontato di quanto potrebbe sembrare a prima vista. Fourneau non è soltanto il possibile compagno affidabile, né soltanto l'uomo dalla parte sbagliata del processo, ma è soprattutto il volto di una rispettabilità vera fino in fondo.

Infine Eduardo Scarpetta che fa del suo Jacopo un uomo diviso ma integro, in bilico ma consapevole, affascinante e caotico. Qui lo vediamo più posato e meno impulsivo, anche se il suo ritorno riaccende il lato più istintivo di Lidia e dà alla serie quella spinta in più. Anche se, va detto, il triangolo (inevitabile) con Lidia e Fourneau è meno incisivo e in generale la tensione sessuale non raggiunge i livelli delle prime due stagioni. Che sia una questione di maturità?

Conclusioni

La legge di Lidia Poët 3 chiude bene il suo percorso e non delude nemmeno un po'. Non punta su colpi di scena ma su una storia raccontata con chiarezza e coerenza, che tira le somme in modo efficace. Funziona soprattutto nel processo e nel confronto tra idee, in quel rapporto tra passato e presente che ci fa riflettere, con un cast ormai affiatato e una protagonista che resta il vero punto di forza. Si perde un po’ di immediatezza nei rapporti, è vero, ma si guadagna in solidità. È un finale maturo che sa quello che vuole dire e lo dice senza peli sulla lingua, e proprio per questo funziona.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.4/5

Perché ci piace

  • Racconta il passato per parlare al presente
  • Pier Luigi Pasino: il suo Enrico catalizza l'attenzione
  • Al colpo di scena a ogni costo preferisce la coerenza

Cosa non va

  • Può risultare didascalico in alcuni passaggi
  • La tensione sessuale si affievolisce