Sì, noi eravamo a Roma, e loro a Siviglia ma, nonostante la distanza, è stato difficile resistere al fascino di Pedro Alonso e Inma Cuesta. Un fascino capace di riempire lo schermo, che sia una finestra Zoom oppure una puntata di Berlino e la Dama con l'Ermellino, il nuovo spin-off targato La casa di carta disponibile su Netflix. Se Alonso riprende il ruolo - ormai cult - dell'amato protagonista, Cuesta lo affianca nella parte di Candela, una ladra dai risvolti inaspettati.
Alchimia ai massimi livelli tra i due, sia in scena che durante la nostra video intervista che, nonostante i pochi minuti a disposizione, ha ben presto preso una piega filosofica. Pedro Alonso e Inma Cuesta hanno riflettuto sull'amore, sull'arte e sulla bellezza, intrecciando il destino dei loro personaggi con l'immaginario tipico di Berlino.
Berlino e una serie che punta a intrattenere. Parola di Pedro Alonso e Inma Cuesta
"L'amore gioca un ruolo fondamentale e si intreccia con tutto ciò di cui parliamo, anche con il potere", racconta Cuesta. "È molto stimolante il modo in cui questi due universi, fatti di luci e ombre, convivano in tutti i personaggi. E credo che proprio l'amore abbia un'importanza enorme in questa storia".
Alonso, invece, parte da una premessa meno romantica. "C'è sempre qualcuno che vuole addolcire tutto, quasi salvare moralmente questa banda di perfetti squilibrati. Ma bisogna essere chiari: sono squilibrati. Totalmente. Eppure possiedono una fame di vita incredibile. Alla fine Berlino è intrattenimento, sì, ma anche una liberazione. È come comporre un brano musicale per scrollarsi di dosso la rigidità di questi tempi. Non pretendiamo di essere un modello morale. Vogliamo soltanto invitare le persone a sentire qualcosa, puntando sull'intrattenimento".
A lezione di bellezza
Berlino, nei suoi abiti tirati a lucido, è ossessionato dalla bellezza mentre, fin dal titolo, l'arte diventa il fil rouge che mette insieme gli episodi dello show. "La bellezza è nella verità", spiega l'attrice, "ed è difficilissima da trovare. Viviamo in un mondo contaminato da rumore, manipolazione, notizie false. Per questo la verità diventa un miracolo. E credo che tra questi personaggi esista una verità molto forte: ciò che provano l'uno per l'altro. Poi ognuno percorre la propria strada, certo, ma lì c'è qualcosa di reale".
Per Pedro Alonso, invece, la bellezza coincide con ciò che il mondo contemporaneo tende a cancellare. "Tutto oggi è distorto, politicizzato, polarizzato, misurato in termini di produttività". riflette. "Anche l'arte viene ridotta a quotazione economica. Ti dicono: 'Quest'opera vale quattro milioni di euro'. E io penso: cosa c'entra questo con l'emozione dell'artista che l'ha dipinta magari novant'anni fa, in povertà assoluta? Nulla. La bellezza è tutto ciò che si perde tra l'atto creativo e il prezzo finale".
Poi ride: "A me piace mangiare. Mi piace sempre di più un semplice uovo fritto di fattoria con del buon pane. Vai in certi ristoranti incredibili e ti raccontano una storia sofisticata, ma ti chiedi: dov'è finito il sapore originale? Ecco, per me la bellezza è ciò che rimane intatto, prima che qualcosa lo alteri".
Il valore dell'arte, tra Picasso e Rothko
L'arte, come detto, muove la storia di Berlino e la Dama con l'ermellino, e non solo perché ruota attorno a opere dal valore inestimabile, ma perché tratta il furto come se fosse una forma di seduzione. "L'arte è una fonte inesauribile di ispirazione" prosegue Cuesta. "È un modo di raccontarci, di ritrarre la vita. E non parlo solo di pittura: anche la musica è arte. Un tramonto può essere arte. Una scena di cabaret può esserlo. Credo che tutto dipenda dalla capacità di entrare in sintonia con ciò che hai davanti. Per me è qualcosa di fondamentale, sia nel lavoro sia nella vita".
Pedro Alonso dice che "cerco di non avere pregiudizi artistici. Posso emozionarmi davanti al pop più kitsch o davanti a un'opera d'autore. Ma nel profondo penso una cosa: quando sono stato in Amazzonia ho capito che lì, quando cantano, pregano. Il canto è preghiera. Tutto il resto è stato aggiunto dopo. L'arte nasce da quel tentativo di comprendere il mistero della vita". Per questo, aggiunge, l'arte può nascondersi "in un pasto, perché il cibo è cultura. In una poesia. In una conversazione. In qualcuno che ti fa un regalo. Quando provo quella connessione, sento che la vita stessa è arte".
Alla domanda sull'opera che li ha segnati di più, Cuesta cita Picasso. "La prima volta che vidi Guernica mi colpì per le dimensioni. Ma anni dopo ci tornai con mia figlia, e quello è stato il momento che non dimenticherò mai. Lei guardava il quadro con stupore, cercava di capire cosa rappresentasse. Accanto a noi c'era una signora messicana che le disse: 'Ho attraversato l'oceano per vedere quest'opera'. Mi commuovo ancora pensando a quella scena".
Alonso, dall'altra parte, ricorda il suo incontro con l'espressionismo astratto di Mark Rothko. "Davanti a Rothko ho pensato: 'Ma cos'è questa cosa?'. È stato un impatto fortissimo. Mi hanno emozionato anche le opere di Francis Bacon. E a casa mia appenderei volentieri un Henri Matisse".