Ilaria Tuti: “La mia Teresa Battaglia è un personaggio a scadenza. Elena Sofia Ricci si è messa a nudo"

La nostra intervista a Ilaria Tuti, dalla genesi di Teresa Battaglia all'omaggio a Letizia Battaglia, fino al lavoro con Elena Sofia Ricci nella fiction Rai.

Elena Sofia Ricci è Teresa Battaglia

Cedere il controllo della propria opera per vederla trasformata in immagini è il banco di prova più insidioso per qualsiasi autore, spesso diviso tra la fedeltà maniacale al testo e il timore del tradimento.
Ilaria Tuti ha scelto la strada opposta, disinnescando la retorica del "meglio il libro" con una consapevolezza rara: "Una serie tv non è fatta per il mio pubblico, deve raggiungere altre persone e parlare un'altra lingua". Non una sorpresa per un'autrice che leggiamo con passione da anni, ancor prima che I Casi di Teresa Battaglia diventasse una serie.

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Elena Sofia Ricci in una scena della serie

Questa dichiarazione di libertà creativa verso la fiction Rai nasce da una radice profonda del suo metodo: prima ancora delle parole, le storie di Tuti nascono dal disegno e dalla pittura. Tratteggiando su carta bozzetti di volti, dettagli materici e le ombre ancestrali dei boschi friulani prima di stendere una sola riga di testo, la scrittrice aveva già impostato la grammatica visiva della sua Teresa Battaglia. Il passaggio dalla matita all'immagine su schermo, fino alla dolorosa, magnifica interpretazione senza filtri di Elena Sofia Ricci, non è stato quindi uno strappo, ma il compimento naturale di uno sguardo che pensa per immagini.

Oltre la giovinezza e la seduzione: come è nata Teresa Battaglia

La nostra chiacchierata con Ilaria Tuti ci ha permesso di fare un passo indietro e capire la genesi del personaggio. "Teresa è nata prima che diventassi una scrittrice affermata" ci ha raccontato l'autrice, "quando scrivevo racconti e stavo inaugurando il mio percorso con Longanesi. Cercavo una protagonista diversa rispetto alle figure femminili che trovavo da lettrice nei thriller, spesso concentrate su donne giovani, sensuali e seduttive. Volevo una donna completamente differente".

I casi di Teresa Battaglia - Figlia della cenere, recensione: Elena Sofia Ricci torna in una caccia spietata I casi di Teresa Battaglia - Figlia della cenere, recensione: Elena Sofia Ricci torna in una caccia spietata

"All'epoca, intorno al 2013-2014, si cominciava a parlare, specie negli Stati Uniti, di discriminazione legata all'età nel campo cinematografico: superati i 40 anni, e ancora di più verso i 50 o 60, le attrici non trovavano più ruoli da protagonista se non come nonne o streghe cattive. Nella mia vita le donne mature sono state fondamentali: a quell'età hai un bagaglio di esperienze, meno competizione e più generosità nel tendere la mano. Teresa nasce da questo: volevo raccontare che quando si spengono i riflettori della giovinezza e della seduzione, una donna non smette di esistere o di avere passioni."

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Una scena della terza stagione della fiction Rai

Uno spunto completato da una suggestione altrettanto potente, legata al nome dato alla sua protagonista: "Da appassionata di fotografia la figura di Letizia Battaglia è stata centrale nella mia formazione. Il cognome è un omaggio a lei, una donna che dopo i quarant'anni ha dovuto reinventarsi per mantenere le figlie e superare un momento buio, diventando una delle più grandi fotoreporter. Negli anni '70 a Palermo, quando arrivava sulle scene dei delitti di mafia, veniva fermata perché nessuno immaginava che una donna potesse essere lì per lavoro. Quell'energia, quella capacità di rinascere l'ho riversata in Teresa."

Elena Sofia Ricci sul set: "Non la Teresa del libro, ma l'anima era identica"

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Sul set de I casi di Teresa Battaglia

La sua Teresa Battaglia è diversa da quella televisiva, ma c'è un aspetto in cui ritrova la sua visione anche in quella che vede su schermo? "Elena Sofia Ricci è un'attrice straordinaria. Fisicamente è diversa dalla mia Teresa letteraria, che è più appesantita dal vissuto e dal dolore, ma hanno la stessa età anagrafica. Sul set, tra i boschi innevati del Tarvisiano, ho visto Elena recitare e a un certo punto ha fatto un'espressione con il viso, una piega amara all'ingiù della bocca di fronte al pressapochismo dell'ispettore Marini, che mi ha fatto dire: 'È lei, è Teresa'. Ha mostrato un coraggio incredibile nel mettersi a nudo, mostrandosi praticamente senza trucco. Si è innamorata del personaggio e ne parla come fosse una persona in carne e ossa, riuscendo a renderne l'evoluzione tra la prima stagione e la seconda."

La malattia come conto alla rovescia: il coraggio di raccontare l'Alzheimer

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Una scena di Figlia della cenere

Una donna appesantita dall'età, ma anche segnata dalla malattia che è centrale nella costruzione narrativa del personaggio e delle storie. "La malattia è entrata nella storia perché l'ho vista da vicino in un amico di famiglia. Ha reso Teresa fin da subito un 'personaggio a scadenza': una sfida narrativa enorme, perché sapevo che non avrebbe potuto accompagnarmi all'infinito. L'Alzheimer comporta un carico emotivo e uno stigma sociale devastante: toglie i filtri, crea solitudine e alienazione, non solo per il paziente ma per l'intera famiglia. Mostrare la malattia senza renderla una caricatura richiede pudore e misura. Tuttavia, è proprio la malattia a costringere Teresa ad abbassare la corazza e a fidarsi della sua squadra."

Dalle foreste del Tarvisiano ai mosaici di Aquileia: il Friuli protagonista

Se la protagonista è ovviamente centrale, lo sono altrettanto i luoghi in cui si muove, che sono altrettanto protagonisti. "Sono tutti luoghi che conosco e che mi appartengono fin dall'infanzia. Ad esempio, Fiori sopra l'inferno è nato nei boschi dove mio padre mi portava da piccola; lui amava la montagna e lì dentro c'è tutta la magia, anche un po' nera, del bambino che si misura con il grande mistero della foresta, degli anfratti, degli animali selvatici. C'è la bellezza, ma c'è anche la paura, ci sono aspetti ancestrali. A me viene del tutto naturale legare la mia terra alla narrazione, perché la sento come un vero e proprio personaggio che ha tantissimo da raccontare."

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L'ambientazione di Fiori sopra l'inferno

Dai boschi ci si sposta in altri ambiti della regione nella seconda stagione: "In Figlia della cenere, poi, c'è un livello ulteriore legato alla storia e all'archeologia. Aquileia e il Cividalese sono territori a cui noi friulani teniamo moltissimo perché la nostra storia è nata lì, ha radici millenarie. In Italia siamo fortunati: ogni regione ha peculiarità uniche ed è una miniera d'oro per chi inventa storie. Ad Aquileia è stato straordinario tornare sapendo di scriverne, legando reperti e mosaici paleocristiani a una narrazione calata nel presente. Spero che questa fascinazione passi anche sullo schermo: io stessa mi sono emozionata vedendo le puntate e mi auguro accada lo stesso ai telespettatori."

Il riscatto delle scrittrici nel thriller italiano

Chiudiamo la nostra chiacchierata con una riflessione sugli spazi e le opportunità per le scrittrici in un genere che sembra dare più spazio agli uomini. C'è questa sorta di svantaggio o è una percezione errata che possiamo avere dall'esterno?

"Questa resistenza era molto più percepibile una decina d'anni fa. Quando ho debuttato nel 2018 c'era parecchio scetticismo verso le donne che affrontavano il noir, e la visibilità comunicativa e promozionale era quasi a senso unico a favore degli autori uomini. Oggi la situazione sta cambiando radicalmente: ci stiamo facendo valere con determinazione. Ci sono grandi nomi e in questi anni si è fatto un lavoro straordinario. Se oggi ci facciamo notare e occupiamo spazi importanti è merito esclusivo della qualità dei libri scritti dalle mie colleghe. Il divario del passato si sta colmando grazie al valore delle storie."

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Una scena della terza stagione della fiction Rai

E riguardo il futuro, ora che Teresa Battagli ha trovato una via e successo su schermo, le piacerebbe che altre sue storie fossero adattate?

"Sarebbe meraviglioso, in particolare per i romanzi storici che amo profondamente. So bene che sul piano produttivo le difficoltà aumenterebbero parecchio, a partire dal budget necessario per ricostruire un'epoca e allestire scenografie complesse. Però sarebbe un'esperienza splendida e ne sarei oltremodo curiosa; speriamo accada." E lo speriamo anche noi, perché pensiamo che un titolo come Risplendo, non brucio sarebbe un magnifico film.

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