Chi conosceva i romanzi con protagonista Teresa Battaglia, come chi scrive, aveva accolto con perplessità la scelta di Elena Sofia Ricci come protagonista della fiction che ne adattava le storie. Non per le capacità e il talento, ma perché l'originale letterario è una figura di detective sui generis, non solo diversa dal solito per alcune delle sue peculiarità caratteriali, ma anche anagrafiche e fisiche.
L'attrice però ha sorpreso in positivo e ha dimostrato di far suo il personaggio e restituire un ritratto personale ma a suo modo fedele di quello che gli appassionati conoscevano attraverso le parole di Ilaria Tuti. Complementare, in qualche modo, e arrivati alla terza stagione che adatta il romanzo Figlia della cenere, ormai del tutto a fuoco. Un terzo caso intenso, doloroso, che si sviluppa in 8 episodi, ovvero 4 serate su Rai 1 dal 12 ottobre, e ci permette di gettare uno sguardo più approfondito anche al passato della protagonista.
La trama di Figlia della Cenere: un nuovo serial killer per Teresa Battaglia
Sono passati cinque mesi dalla risoluzione del caso della stagione precedente, quello della Ninfa Dormiente, e il commissario Teresa Battaglia e i suoi fidati ispettori Massimo Marini e Giacomo Parisi sono costretti a tornare in azione per affrontare un nuovo, macabro mistero. La squadra è infatti chiamata a indagare su un efferato omicidio: un uomo viene ritrovato con lo sterno sfondato e le falangi amputate post-mortem. È solo l'inizio di una serie di delitti rituali eseguiti con lo stesso crudele modus operandi. Sebbene le vittime sembrino apparentemente scollegate tra loro, le indagini di Teresa porteranno alla luce un oscuro segreto del passato che le unisce, rendendole bersagli "logici" e punibili agli occhi di un killer spietato.
Ma la caccia all'assassino non è l'unica linea narrativa preponderante della stagione e sfida per il commissario: Teresa deve continuare a fare i conti con l'inesorabile avanzare dell'Alzheimer e prepararsi ad affrontare vecchi fantasmi, legati al ritorno del suo ex marito Sebastiano e a un serial killer che aveva incrociato il suo cammino quasi trent'anni prima.
Oltre l'indagine: l'ombra dell'Alzheimer e la vulnerabilità dell'eroina
Come dicevamo in apertura, il personaggio di Teresa Battaglia non è la classica detective da crime, una figura interessante e unica sia per il panorama letterario che per quello televisivo e I casi di Teresa Battaglia non si tira indietro nel portare avanti queste caratteristiche ed enfatizzarle sempre di più man mano che il percorso personale relativo alla malattia si fa più drammatico e intenso, dando spazio alle vulnerabilità che comporta. Elena Sofia Ricci è abile a tratteggiarne le sfumature, sorretta da una scrittura puntuale e una regia accorta che lo racconta senza indugiare troppo, senza calcare troppo la mano sugli aspetti drammatici. E non è un caso che la prima inquadratura della nuova stagione sia relativa a questa parte della storia.
Un'altra cosa che la fiction Rai ha tratteggiato con cura è il team della Battaglia, che ha ancor più spazio che nei romanzi e diventa un ulteriore fonte di affezione per lo spettatore seriale, abituato a legarsi anche ai comprimari che nel corso delle stagioni vivono storyline personali che si sviluppano in parallelo alle storie dei protagonisti e arricchiscono il racconto. E così Marini e Parisi diventano figure sempre più importanti per accogliere lo spettatore nel mondo di Teresa Battaglia, ma in questi nuovi episodi si ritaglia uno spazio interessante anche Alice con il suo fedele cane Smoky.
Il Friuli come teatro di sangue
Un ulteriore protagonista delle storie di Teresa Battaglia è il territorio, che la regia di Kiko Rosati valorizza. Il regista, subentrato con la seconda stagione a Carlo Carlei, fa sempre più suo il racconto e, pur non rinnegando quanto fatto dal suo predecessore, porta avanti in modo coerente e naturale l'evoluzione della serie e dei suoi personaggi. Dalla neve ci spostiamo all'acqua, ma il filo conduttore di stagione in stagione è il legame delle storie e di questi personaggi con i luoghi in cui ci muoviamo, e l'intreccio promette di svilupparsi in modo appassionante e intrigante sul fronte crime, ma anche emotivo e drammatico sul piano personale della protagonista, confermando la bontà di una serie che è ormai entrata di diritto tra le preferite degli spettatori della rete ammiraglia Rai.
Conclusioni
Figlia della cenere conferma la piena maturità artistica e narrativa dell'adattamento televisivo dei romanzi di Ilaria Tuti. Questa terza stagione non si limita a proporre un nuovo mistero macabro e avvincente, ma scava a fondo nell'anima e nelle ferite del suo commissario, trovando in un'ispirata Elena Sofia Ricci il cuore pulsante dell'intera operazione. Tra un Friuli cupo e visivamente potente e un cast di supporto ormai perfettamente affiatato, la fiction Rai firma uno dei suoi capitoli più intimi e complessi, dimostrando come la serialità crime possa fondersi con un racconto umano denso, doloroso e profondamente sincero.
Perché ci piace
- Elena Sofia Ricci gestisce con equilibrio e sensibilità le fragilità legate all'Alzheimer, regalando al personaggio una profondità drammatica mai patetica.
- Il maggiore spazio concesso a Marini, Parisi e Alice arricchisce la dinamica di squadra e aumenta il livello di affezione per lo spettatore.
- La regia di Kiko Rosati valorizza l'atmosfera cupa e suggestiva del Friuli, trasformando il paesaggio e l'elemento dell'acqua in veri coprotagonisti.
Cosa non va
- Lo sviluppo in 8 episodi (4 serate) comporta qualche passaggio interlocutorio di troppo rispetto alla tensione contratta del romanzo originale.