C'era una volta un pomeriggio grigio e piovoso, due bambini inchiodati a guardare la finestra e un felino esuberante con un cappello a strisce pronto a ribaltare le regole del salotto. Settant'anni dopo il classico illustrato di Dr. Seuss, però, la noia infantile sembra essere diventata un lusso d'altri tempi: oggi non si fissano più i vetri bagnati, ma i display illuminati di smartphone e tablet, intrappolati in un flusso perenne di iperstimolazione digitale. È proprio da questo cortocircuito generazionale che prende vita il nuovo lungometraggio animato de Il gatto col cappello, ambiziosa produzione Warner Bros. Pictures affidata alla visione di Alessandro Carloni.
Già co-regista di Kung Fu Panda 3 e colonna portante dell'animazione hollywoodiana, Carloni non si è limitato a trasporre fedelmente le rime originali, ma ha scelto di espanderne il canone per costruire sull'immaginario dell'iconico gatto qualcosa di più articolato e complesso: cosa accade quando una creatura anarchica e primordiale irrompe nella vita di due ragazzi disconnessi dalla realtà per insegnare loro il valore liberatorio del caos e del disastro? Ce lo siamo fatti raccontare dal cineasta italiano per esplorare la genesi di questa favola moderna, tra la complicità della Dr. Seuss Enterprises, sfide visive a cavallo tra 2D e memorie nostalgiche, e la tentazione mai del tutto sopita di costruire un universo condiviso.
Dalla noia ai tablet: come modernizzare Dr. Seuss senza tradirlo
Nella nostra chiacchierata siamo partiti proprio dall'adattamento, o forse dovremmo dire reinvenzione del classico di Dr. Seuss. Come ci ha lavorato per portarlo su schermo e modernizzarlo, inserendo da subito i cellulari nell'equazione narrativa? "È difficile poterlo chiamare un adattamento, perché in realtà i primi due minuti del film sono il libro. È più che altro un lavoro di estensione, di espansione, di immaginarsi: 'Ok, cosa succede dopo il libro? Chi è questo personaggio?'. L'unico cambiamento che abbiamo fatto che è significativo, come hai notato, è che nel libro ci sono questi due ragazzi, due bambini annoiati, stanchi, che guardano la pioggia, sperano in un giorno di sole, e quindi sono sottostimolati."
Un aspetto che andava necessariamente modificato per adattarsi ai giorni nostri, come ha spiegato Alessandro Carloni: "Nel nostro film abbiamo fatto una versione moderna di quello: entrambi i ragazzini sono sui tablet, giocano, guardano Instagram, sono sui videogiochi, quindi sono l'opposto, sono sovrastimolati. Ma il risultato è lo stesso: sono completamente disconnessi l'uno dall'altro, non sono ispirati, non sono interessati a niente. In realtà il ruolo del Gatto è identico: portare le persone nel momento a vivere assieme l'uno con l'altro e a fargli riscoprire la bellezza dell'infanzia, del vivere nel momento stesso e riconnettersi con le persone che ami."
L'importanza di sbagliare e la benedizione della Dr. Seuss Enterprises
E la bellezza dell'infanzia risiede anche nell'errore, nella sacrosanta libertà di poter commettere disastri. Oggi c'è troppa preoccupazione che ne facciano? "Forse sì. In realtà io ero preoccupato perché lavoravamo non solo con Warner Bros., ma anche con la Dr. Seuss Enterprises, e loro potevano dirci: 'No, questo non si può fare'. Invece uno dei temi del nostro film, che diciamo proprio al pubblico, è che fare disastri fa parte dell'infanzia. Possiamo solo crescere facendo errori. Loro erano contentissimi: quando ho scritto questa cosa e gliel'ho fatta approvare per essere sicuro che andasse bene, hanno risposto: 'Sì, questo anche per noi è il significato del Gatto: una creatura immaginaria che ti incoraggia a fare dei disastri per riuscire a crescere'".
E ci vorrebbe un Gatto col Cappello nelle vite di tutti noi? Dovremmo sentirci liberi di sbagliare anche da adulti? "Una cosa che mi piace immaginare di quello che abbiamo fatto in questo film è creare una mitologia di questa creatura come se fosse un altro Babbo Natale. C'è Babbo Natale che arriva a Natale e ti porta i regali, c'è la Befana che ti porta il carbone, e c'è il Gatto che se un giorno ti senti triste, non ispirato e in un momento di insicurezza, magari arriva e prova a insegnarti qualcosa."
Tra 2D tradizionale e nostalgia: la sfida visiva oltre le illustrazioni del libro
Ma che sfida è stata sul piano visivo e del character design de Il gatto col cappello? "Sul character design la scelta principale è stata capire dove mantenere lo stile del libro e dove allontanarsene. Una cosa da cui ci siamo allontanati intenzionalmente sono gli occhi. Molta della recitazione del film si basa sul contatto visivo. Ci sono scene in cui la protagonista umana guarda il Gatto come per dire: 'Ma hai pianificato tutto questo o sei solo un pazzo?'. Lui la guarda, distoglie lo sguardo, la riguarda. Servivano occhi molto espressivi. Dr. Seuss disegnava pupille piccolissime, spesso a forma di 'U' per via del riflesso. Avevamo provato a mantenere quell'estetica, ma non funzionava per la recitazione che serviva a noi." E infatti il Gatto del film Warner è particolarmente espressivo e funziona proprio per questo motivo.
E questi personaggi sono stati inseriti in un contesto visivo ricco, vivace, colorato. "Per quanto riguarda l'estetica generale, il libro ha una caratteristica unica nell'opera di Dr. Seuss: invece di essere ambientato in un mondo magico, è una creatura fantastica che entra nel mondo reale. Questo ci ha permesso di creare mondi diversi: ci siamo dati la zappa sui piedi aumentando il carico di lavoro, ma il risultato è che l'estetica cambia radicalmente. Il mondo da cui viene il Gatto sembra quasi un disegno animato tradizionale 2D, senza ombre né riflessi, con luci e superfici piatte. Il mondo reale ha un realismo personale legato alla ragazzina, Gabby. Infine c'è il mondo delle memorie e della nostalgia, un concetto astratto e poetico in cui ci siamo chiesti: come si traduce visivamente un ricordo sullo schermo?"
Il gatto col cappello 2 si farà? Carloni su possibili sequel e spin-off
Cogliamo il riferimento di Alessandro Carloni a una mitologia del Gatto e cavalchiamo questa suggestione, ricollegandoci anche a una frase detta dal protagonista ai Cosi: "avrete un film tutto vostro." Potremo rivedere il Gatto col Cappello o i suoi buffi comprimari? "Quella l'ho scritta solo come una battuta! Però avendo lavorato a franchise che hanno avuto seguiti, come Kung Fu Panda, so come funziona. Da giovane era una cosa che snobbavo: 'Ne ho già fatto uno, non voglio farne piùì. Crescendo mi sono accorto di che cosa fantastica sia: significa semplicemente che gli spettatori si sono innamorati di un personaggio e vogliono passare più tempo con lui o con lei. Mi ricordo che qualcuno mi mandò un video dell'uscita del trailer di Dragon Trainer 2 e molti ragazzini si filmavano mentre lo guardavano e scoppiavano a piangere. Lì ho capito che facendo quei film avevamo creato degli amici con cui loro volevano passare del tempo. Quindi, qualora questo film piacesse abbastanza e Warner volesse farne ancora, sarebbe una cosa molto toccante, perché vorrebbe dire che il pubblico vuole passare più tempo con i personaggi che ho aiutato a creare."