Hereditary - Le radici del male

2018, Horror

Recensione Hereditary: l'horror che ha terrorizzato l'America

La recensione di Hereditary - Le radici del male: Ari Aster genera terrore nel senso più puro del termine, uno stato di paura che perdura nel tempo, ci avvolge e non ci abbandonerà facilmente.

Hereditary: Toni Collette e Milly Shapiro in una scena del film

Fin dalla sua presentazione al Sundance Film Festival, l'opera prima di Ari Aster ha potuto godere di un passaparola solitamente riservato ai grandi film. Quelli che, nel bene e nel male, sono in grado di colpire e scuotere lo spettatore ben oltre la durata della proiezione. Se Hereditary - Le radici del male riesce nell'impresa di far riflettere ed inquietare il suo pubblico anche e soprattutto nelle ore successive alla visione, non è tanto per le sue sequenze più spaventose e inaspettate, ma soprattutto per la maestria con cui il suo autore riesce a tessere un quadro familiare apparentemente normale, ma le cui radici affondano in un orrore atavico.

In questi ultimi mesi abbiamo spesso sentito parlare di Hereditary come "L'esorcista di questa generazione", ma si tratta, a nostro avviso, di un paragone profondamente sbagliato. Non solo il film di Ari Aster manca (volutamente) di quella forza trasgressiva e innovativa che ha reso celebre il film di Friedkin, ma soprattutto è tematicamente molto più vicino al nuovo filone horror dell'ultimo decennio. Quello in cui l'elemento psicologico e metaforico è tanto forte quanto la volontà di spaventare. Parliamo ovviamente di veri e propri gioielli quali It Follows, Babadook o The Witch: guarda caso, proprio come Hereditary - Le radici del male, tutte opere prime, coraggiose e spiazzanti.

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Hereditary: Toni Collette e Gabriel Byrne in una scena del film

Al tempo stesso il film di Aster guarda molto al passato ed in particolare al cinema di Roman Polanski. Rosemary's baby ovviamente, ma anche quel Repulsione con Catherine Deneuve, che ancora oggi è una delle opere cinematografiche più importanti sul tema delle malattie mentali. Hereditary rappresenta una validissima variazione sul tema, allargando di fatto lo stesso discorso dal singolo al nucleo familiare e inserendo una componente occulta in maniera non troppo differente da quanto accade nel capolavoro con protagonista Mia Farrow. Se la giovane Rosemary era sola a cercare di comprendere quanto ci fosse di vero nei suoi incubi, la protagonista di Hereditary ha accanto la sua famiglia. Ma siamo sicuri che sia un bene? O forse il male da cui cerca di fuggire è parte integrante di quella che è la sua storia, il suo passato e il suo stesso sangue?

Hereditary: Milly Shapiro in una scena del film

La Annie Graham al centro del film è un'artista diventata celebre per le sue miniature e così la sua casa è completamente invasa da stanze, edifici e rappresentazioni minuscole ma dettagliatissime della sua vita. Una trovata geniale e riuscitissima del regista e sceneggiatore che fin dall'inizio ci fa capire non soltanto che dentro di Annie si nascondono oscuri segreti solo apparentemente rimossi ma anche che la sua stessa esistenza odierna non è altro che un gioco nelle mani di qualcuno o qualcos'altro. Che sia destino o malattia o l'elemento soprannaturale poco importa, Annie capisce che sta perdendo il controllo della sua vita e della sua famiglia ed è disposta a tutto pur di prevenire nuove tragedie.

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Toni Collette brava da far paura alla guida di un cast inquietante

Hereditary: Toni Collette in una scena del film

Per la buona riuscita di un progetto così ambizioso era necessario trovare un'interprete all'altezza. Più volte Toni Collette ha dimostrato la sua versatilità (ricordate la serie United States of Tara in cui interpretava una donna affetta dal dal disturbo dissociativo dell'identità?), ma è indubbio che questa in Hereditary sia una delle performance più potenti di tutta la sua carriera. Al netto del doppiaggio italiano che necessariamente la penalizza, la sua Annie è una donna forte che prova a non farsi piegare da forze inarrestabili. Una donna che è costretta ad affrontare un lutto, a fare i conti con i propri errori e a perdonare quelli altrui. Senza mai smettere di lottare, di combattere contro qualcosa che non riesce a spiegarsi.

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Hereditary: Alex Wolff e Milly Shapiro in una scena del film

Accanto a lei due grandi attori quali Gabriel Byrne e la sempre più inquietante Ann Dowd, anche se a rubare la scena sono spesso i due giovanissimi interpreti Alex Wolff e Milly Shapiro. Se il primo l'abbiamo visto recentemente in Jumanji - Benvenuti nella giungla, la giovane attrice è una vera e propria rivelazione, una scelta di casting perfetta che caratterizza il film in modo decisivo. Non è certo un'esagerazione dire che nell'immaginario collettivo il volto della sua Charlie resterà indissolubilmente legato a questo Hereditary.

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Hereditary: Toni Collette e Ann Dowd in una scena del film

Un crescendo di tensione che culmina in un finale spiazzante

Hereditary: Gabriel Byrne in una scena del film

La vera forza del film è però nella sua capacità di costruire un mondo ricchissimo di suggestioni che assumono ancora più valore ad una seconda visione.
Non possiamo ovviamente rovinarvi la sorpresa, ma possiamo dire che Hereditary ha la capacità di inquietare ed avvincere fin dalle prime immagini, e soltanto alla fine si prende il tempo per spiegare quanto abbiamo visto. E solo alla fine possiamo realmente apprezzare quel che è stato brillantemente costruito dal regista.

Hereditary: Toni Collette, Gabriel Byrne e Alex Wolff in una scena del film

Il finale potrà sembrare a molti esagerato e deludente al primo impatto, ma è proprio perché richiede uno sforzo intellettuale come solo i grandi horror e i grandi film fanno. E perché sceglie di portare al limite del grottesco una storia che forse avrebbe potuto essere raccontata anche con un tono diverso, più tragico ed ambiguo. Proprio per questo Hereditary non è un horror in grado di mettere d'accordo tutti. E non diventerà probabilmente un classico al livello dei sopracitati Rosemary's baby - Nastro rosso a New York o L'esorcista. Ma un film in grado di generare terrore, sì. Nel senso più puro del termine: non una sensazione data dal momento o da una scena ad effetto, ma uno stato di paura che perdura nel tempo, ci avvolge e non ci abbandonerà così facilmente.

Recensione Hereditary: l'horror che ha...
Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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