Dalla riapertura delle sale post-Covid è stata spinta una narrazione che vorrebbe il cinema come evento. Di per sé non ci sarebbe nulla di male, ma come spesso accade certi slogan vengono trasformati in qualcos'altro.
Da una parte i film di fascia medio-bassa vengono ignorati dal pubblico (perché passa la fuorviante idea che in sala vadano visti solo i "grandi" titoli, quelli da sold out), dall'altra si crea una tale aspettativa rispetto alle produzioni hollywoodiane che lo spettatore supera la voglia stessa di vedere il film, anteponendo alla visione un corollario di situazioni che rendono l'esperienza cinematografica avvicinabile a un concerto.
In qualche modo, la visione dell'opera diventa accessoria rispetto al contesto: bisogna testimoniare la propria partecipazione al "film evento" tramite una sequela di gesti divenuti ossessioni. La foto allo schermo per immortalare la scena madre; la smania di dover vedere il film al day-one per non incappare negli spoiler (creando così un dislivello nelle programmazioni, sempre più costipate), così da placare la propria FOMO (Fear Of Missing Out, paura di essere tagliati fuori) e, fenomeno abbastanza recente, acquistare i gadget a qualunque costo. Acquistare e, diremmo pure, rivenderli a prezzi esorbitanti.
I bucket dei pop-corn, un'ossessione costosa e "limitata"
Direte voi: il merchandising, fin da Guerre Stellari, ha sempre fatto parte del cinema mainstream (e grazie ad A24, ultimamente, anche di quello indie). È vero, com'è vero che c'è sempre stata la compravendita di oggettistica cinematografica, a volte dal valore estremamente elevato.
Tuttavia, e guarda caso complici i social, oggi è diventata una specie di ossessione che travalica il lecito, generando un contro-commercio dagli aspetti quantomeno discutibili. L'esempio massimo? I bucket dei pop-corn. Per superare la crisi di settore i multiplex (e non solo) hanno fomentato il concetto di "experience" (sigh!) importando la moda americana dei Collector Menu customizzati a tema.
Dal casco di Brad Pitt in F1 fino al Banshee Bucket di Avatar: Fuoco e Cenere ce ne sono un'infinità. Oggetti bellissimi e costosissimi. Per esempio, l'Ikran di Avatar aveva un costo di circa 80€, mentre il bucket di Yoshi direttamente da Super Mario Galaxy: Il film si aggirava intorno ai 60€.
Ovvio, poteva mancare il menù a tema Odissea? Certo che no. Stanno spopolando diverse varianti: oltre alla classica opzione in metallo (che comunque si fa pagare circa 17€), c'è un bucket a forma di cinepresa IMAX e un altro a forma di Cavallo di Troia. Chiaro: i pop-corn all'interno sono in quantità irrisora. Tutto attraente, non c'è che dire, e chissà se, come scrivono in molti, dobbiamo davvero ringraziare un secchiello di pop-corn se il cinema, oggi, è in netta risalita.
Un mercato alterato come quello dei biglietti dei concerti
Non è infatti pleonastico dire che in ogni cosa c'è sempre l'altro lato della medaglia. Per dire, questi suggestivi oggetti sono destinati a una fetta ristrettissima di spettatori. Tra l'altro sono diventati dei must-have complice la dialettica dei creator e degli influencer, a cui vengono spesso regalati in preview dalle distribuzioni. In questo senso ecco il cortocircuito: come poter ottenere qualcosa di limitato, che non ha nulla di democratico?
Secondo fonti, ogni cinema riceve una manciata di questi secchielli speciali, e quelli in magazzino vengono spesso acquistati in blocco da pochissimi utenti, che prontamente li immettono sulle varie piattaforme come Vinted, Subito.it o eBay a cifre astronomiche (su Vinted si trovano i Banshee Bucket di Avatar a prezzi quasi raddoppiati, e c'è anche quello di Odissea, appena uscito).
Tutto lecito, bisogna però interrogarsi se questo modus operandi sia giusto, o non sia l'ennesima alterazione di un mercato che spreme senza nessuna regola. E sì, se lo state pensando ve lo confermiamo: è qualcosa di molto simile a ciò che accade con la rivendita dei biglietti dei concerti su canali non ufficiali. Restando in tema concerti, come scrive Il fatto quotidiano, il reselling ha colpito pure il concerto di Ultimo a Roma. Pensate un po', stando a quanto si legge nell'articolo, si stanno vendendo pure i cartelli stradali di Tor Vergata...
I gadget regalati alla stampa che finiscono su Vinted
Altro discorso, non meno secondario, il tema dei gadget regalati alla stampa, ai redattori, ai creator che partecipano alle proiezioni in anticipata. Spesso sono oggetti not-for-sale, non destinati alla vendita. Tote bag, cappelli, t-shirt, calamite, portachiavi, agende, spillette. Insomma, piccoli omaggi più o meno da collezione. Ecco, stessa cosa di cui sopra: in tempo record compaiono sui vari marketplace a prezzi che sfiorano l'assurdo.
Citiamo di nuovo il film di Christopher Nolan: alcune spillette di Odissea, regalate alla stampa post-anteprima, sono già finite su Vinted. Questo è solo l'ultimo dei casi; un fenomeno forse più ristretto rispetto al business dei secchielli, ma comunque indicativo di un mondo che non pare tanto interessato al film, bensì più concentrato nell'accaparrarsi qualcosa di "esclusivo" per trarne un profitto personale. Irrisorio, furbo e sì, professionalmente svilente.