C'è una diceria che gira nell'ambiente dei manga. Siamo nel 1980 e un giovane Akira Toriyama, ancora ben lontano dal diventare un autore di fama internazionale, ha appena ricevuto dal suo editor la richiesta di inserire un villain nella sua serie comica Dr. Slump.
L'indicazione dell'editor è aggiungere al già nutrito cast di personaggi buffi un contraltare al placido scienziato protagonista: un cattivo cattivissimo, anzi proprio la persona più cattiva e terribile del mondo. E Toriyama crea il personaggio del malefico Dottor Mashirito. Il fatto è che l'editor che ha dato questa direttiva a Toriyama è l'uomo che lo sta pungolando da quando l'autore è entrato in pianta stabile tra gli autori di Shonen Jump.
Un editor di ferro, ferocemente determinato a spingere i suoi autori per ottenere il massimo successo possibile, con idee molto forti e precise sulla qualità dei titoli. E questo editor si chiama Torishima, Kazuhiko Torishima.
L'editor è Torishima, il villain Mashirito, ovvero l'anagramma del nome dell'editor (e, tra l'altro, il disegno somiglia parecchio alla persona reale).
Interessante, vero?
Il mio nome è leggenda
Kazuhiko Torishima nasce negli anni '50 nella provincia rurale giapponese. Non riesce ad adattarsi all'ambiente che lo circonda e passa le sue giornate leggendo in modo avido qualunque cosa gli capiti tra le mani: filosofia, narrativa, romanzi erotici...
Si trasferisce a Tokyo per frequentare la facoltà di legge e qui, finalmente, trova un ambiente intellettualmente a lui più affine.
Dopo gli studi inizia a lavorare in varie case editrici, sfruttando la sua sterminata conoscenza bibliografica, fino ad approdare a Shueisha, giovane e arrembante casa editrice, in cui Torishima viene assegnato, con suo gran disappunto, alla sezione manga.
Torishima non sa ancora che, nonostante la sua iniziale diffidenza nei confronti di quel prodotto che lui trova così mediocre e infantile, la sua leggenda di "editor più influente nella storia dei manga" è appena iniziata.
Non facciamo crescere Goku
Oggi Kazuhiko Torishima è un arzillissimo settantenne, ancora rispettato (e temuto) nell'ambiente. Dopo aver scalato i vertici di Shueisha ha poi diretto, e anche fondato, diverse altre case editrici come Hakusensha (la casa editrice che ha pubblicato Berserk) e Bushiroad. Si è presentato al Comicon di Napoli per raccontare diversi aneddoti della sua incredibile carriera e del rapporto che l'ha reso famoso in tutto il mondo: quello con il geniale Akira Toriyama.
Proprio al suo rapporto con Toriyama è stato dedicato l'incontro tenuto con il pubblico, durante il quale Torishima ha raccontato della sua iniziale ritrosia a far crescere il piccolo Son Goku e farlo diventare un adulto.
L'idea era di Toriyama, che insisteva molto sul fatto che, se Dragon Ball doveva essere una serie di azione e combattimenti sempre più intensi, come Torishima voleva, le continue deformazioni del disegno per rendere un bambino un combattente non erano più sostenibili: Goku doveva crescere.
Il cambiamento era enorme, e Torishima lo bocciò, timoroso di un passo del genere proprio nel momento di maggior gradimento della serializzazione.
Torishima acconsentì solo dopo molte insistenze (e vere e proprie minacce di chiudere la serie) da parte di Toriyama. Rimase, però, costantemente in ansia temendo una reazione negativa del pubblico, tanto da incollarsi alla postazione telefonica di Shueisha dedicata ai reclami del pubblico. Una giornata di tensione al termine della quale ricevette una sola chiamata di lamentela. Toriyama aveva vinto.
Come far lavorare Akira Toriyama
Come da copione, comunque, Torishima non mollò certo la presa. Ha ricordato al pubblico che il vero successo di Dragon Ball, quello che lo fece diventare il più grande successo commerciale in tutto il mondo, arrivò solo dopo il ciclo del torneo Tenkaichi e sotto la sua costante supervisione. E, soprattutto, che il solo talento di Toriyama, per quanto innegabile, non era certo sufficiente a decretare da solo il successo dell'opera.
Toriyama, dice, doveva essere seguito e guidato, proprio come un padre severo farebbe con suo figlio.
La pigrizia di Toriyama, ad esempio, era risaputa nell'ambiente, e Torishima era consapevole che uno dei motivi per cui l'autore aveva deciso di far crescere Goku era perché sarebbe stato più semplice disegnarlo da adulto.
Intervenire anche oltre il manga
Ma c'era da seguire anche la produzione della serie animata, per cui Torishima iniziò ad essere sempre più critico e preoccupato: secondo la sua opinione lo staff che aveva curato la serie di Dr. Slump non era sempre all'altezza del dinamismo e della frenesia delle scene d'azione, e c'era il rischio che l'ottimo lavoro che stava facendo Toriyama nel manga venisse sprecato.
Dopo lo scontro con il re demone Piccolo, che per Torishima rappresentava l'evidenza del fatto che lo staff non era più all'altezza del compito, impose alla produzione un radicale cambio di regime. L'intero staff venne sostituito e alla regia della serie televisiva venne chiamato, su indicazione dello stesso Torishima, lo staff che si stava occupando della serie di punta di quel momento: I cavalieri dello zodiaco.
Per rendere ancora meglio il distacco da quello che era stato fatto prima, la serie animata, e solo quella, ebbe anche un nuovo titolo, passando da Dragon Ball a Dragon Ball Z (Z perché, nell'intenzione di Toriyama, doveva essere l'ultima serie).
Dopo di me, il diluvio
Pur rimanendo molto affezionato al lavoro svolto con Toriyama, che ha fatto diventare Dragon Ball un fenomeno planetario, Torishima non si smentisce e dal palco ha condiviso la sua opinione, non esattamente lusinghiera, sulle ultime opere legate al franchise e che sono state realizzate dopo il suo distacco da Shueisha.
Titoli come Dragon Ball GT o anche Dragon Ball Daima, secondo Torishima, sono considerabili un declino rispetto i fasti che Goku e i guerrieri Saiyan avevano raggiunto con la sua supervisione. La durezza dei suoi giudizi, il piglio e la determinazione incrollabile che gli stessi che l'avevano reso il "cattivo del Dr. Slump", assieme a una notevole dose di caustica ironia, rimangono gli elementi distintivi di questa figura che ha fatto la storia dei manga, indissolubilmente legati alla sua indubbia capacità di riconoscere e coltivare il talento e il genio di autori amati e conosciuti in tutto il mondo.