Da Bob Dylan a Kurt Cobain, la storia del rock in 10 grandi documentari

Da classici del passato come Dont Look Back di D.A. Pennebaker e L'ultimo valzer di Martin Scorsese, per arrivare a recenti successi quali Amy e Cobain: Montage of Heck, ripercorriamo dieci importanti documentari che hanno raccontato al cinema alcuni capitoli fondamentali nella storia del rock.

What Happened, Miss Simone?: una scena del film
What Happened, Miss Simone?: una scena del film

Negli ultimi anni, il mondo del cinema ha mostrato un interesse sempre crescente nei confronti del mondo della musica rock, e in particolare delle sue icone del passato, entrate a pieno titolo nel nostro immaginario collettivo. Solo nel 2015, ad esempio, tre indimenticabili voci femminili sono state le protagoniste di tre apprezzati documentari biografici: Amy - The Girl Behind the Name, sulla diva del soul Amy Winehouse, Janis, sulla leggenda del rock Janis Joplin, e What Happened, Miss Simone?, ritratto della mitica Nina Simone.

Per due anni consecutivi, alle edizioni del 2012 e del 2013, il premio Oscar per il miglior documentario è stato attribuito a due opere basate sulle figure 'invisibili' della scena musicale: Searcing for Sugar Man tentava di far luce sul mistero del cantautore Sixto Rodrigues, scomparso molti anni prima, dopo essere diventato una star presso il pubblico sudafricano, senza lasciare traccia di sé, mentre 20 Feet from Stardom puntava l'attenzione sulla corista Darlene Love per celebrare il ruolo delle cosiddette backup singer e la loro importanza nascosta nel panorama del pop, del rock e dell'r&b dagli anni Sessanta a oggi.

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Kurt Cobain: Montage of Heck - Kurt Cobain in una scena del documentario
Kurt Cobain: Montage of Heck - Kurt Cobain in una scena del documentario

In questi giorni Infinity TV propone ai suoi abbonati Cobain: Montage of Heck, un omaggio firmato dal regista Brett Morgen al frontman dei Nirvana, Kurt Cobain, che attraverso documenti finora inediti (registrazioni, video casalinghi, disegni e pagine di diario) ricostruisce la vita pubblica e privata di una delle rockstar più amate e rappresentative degli anni Novanta. E proprio nel segno del binomio fra cinema e rock vogliamo ricordare alcuni fra i migliori documentari musicali di sempre con una rassegna, in ordine cronologico, di dieci film che hanno fatto la storia di questo filone o che si sono distinti, in tempi recenti, per la loro capacità nel raccontare e far rivivere le icone del pop e del rock sul grande schermo...

Dont Look Back

Don't Look Back: Bob Dylan in un'immagine del documentario di D.A. Pennebaker
Don't Look Back: Bob Dylan in un'immagine del documentario di D.A. Pennebaker

L'estate del 1965 segna un momento fondamentale nel percorso artistico di Bob Dylan, che culminerà nella famigerata "svolta elettronica" rappresentata dall'album Highway 61 Revisited. In primavera, alla vigilia della registrazione di quel disco epocale, il menestrello del Minnesota è impegnato in una tournée di otto tappe in Inghilterra, con la partecipazione di Joan Baez e Donovan: una tournée immortalata nell'opera di uno dei più stimati documentaristi di sempre, D.A. Pennebaker. In Dont Look Back (il refuso nel titolo è voluto), Pennebaker prova ad esplorare il 'mistero' di quel giovanissimo talento dalla personalità complessa e sfuggente, e del suo turbolento rapporto con la stampa e con il pubblico. L'incipit, in cui Dylan sfoglia i cartelli del testo della canzone Subterranean Homesick Blues, è una scena dal valore ormai iconico, mentre Dont Look Back è stato valutato nel tempo come uno dei migliori documentari di sempre.

Gimme Shelter

Gimme Shelter: un'immagine del documentario
Gimme Shelter: un'immagine del documentario

È il trascinante brano d'apertura dell'album del 1969 Let It Bleed a dare il titolo a un altro classico dei documentari musicali, diretto nel 1970 dai fratelli Albert e David Maysles e Charlotte Zwerin. Girato nel corso delle ultime settimane del tour statunitense dei Rolling Stones, Gimme Shelter adotta un approccio mutuato dal cinéma vérité per offrire un ritratto dell'amatissima rockband inglese in uno dei suoi momenti di massima popolarità, mostrando Mick Jagger e i suoi compagni di palcoscenico esibirsi in cavalli di battaglia come Jumpin' Jack Flash, (I Can't Get No) Satisfaction, Brown Sugar, Honky Tonk Women e Sympathy for the Devil, con la partecipazione di Tina Turner e dei Jefferson Airplane, fino al drammatico Altamont Free Concert, festival rock del 6 dicembre 1969, funestato dall'assassinio di un ragazzo afroamericano davanti al palco.

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Woodstock: tre giorni di pace amore e musica

Woodstock: una locandina del film di Michael Wadleigh
Woodstock: una locandina del film di Michael Wadleigh

Oltre a Gimme Shelter, un'altra testimonianza fondamentale dell'impatto del rock sulle nuove generazioni e del ruolo della cosiddetta 'controcultura' nei mutamenti sociali di fine anni Sessanta è offerta da Woodstock, il documentario di Michael Wadleigh dedicato alla pagina più celebre negli annali del rock, il festival di Woodstock, svoltosi nell'agosto 1969 a pochi kilometri da New York. Nell'arco di tre ore (ma la director's cut del 1994 arriva a un totale di oltre duecentoventi minuti), Wadleigh cattura su pellicola le performance di artisti del calibro di Crosby, Stills & Nash, Joan Baez, gli Who, Joe Cocker, i Jefferson Airplane, Santana, Sly and the Family Stone, Janis Joplin e Jimi Hendrix, con la sua infuocata esibizione dell'inno The Star Spangled Banner. Magistrale affresco della cultura hippie, il film Woodstock è stato accolto da un enorme successo nelle sale e ha vinto il premio Oscar come miglior documentario del 1970.

L'ultimo valzer

L'ultimo valzer: un'immagine del documentario di Scorsese
L'ultimo valzer: un'immagine del documentario di Scorsese

Sono passati sette anni dal festival di Woodstock, e questa volta tocca al grande Martin Scorsese filmare su pellicola l'apogeo e il tramonto di un'epoca: il concerto d'addio di The Band, il 15 novembre 1976 al Winterland Ballroom di San Francisco. Distribuito al cinema a un anno e mezzo di distanza, nel 1978, L'ultimo valzer alterna spezzoni di interviste con performance musicali per celebrare il gruppo rock autore di classici come The Weight, Up on Cripple Creek e The Night They Drove Old Dixie Down. Ad arricchire questo evento irrepitibile è la partecipazione allo spettacolo di altri straordinari talenti del rock degli anni Sessanta e Settanta, fra cui Eric Clapton, Neil Young, Joni Mitchell, Van Morrison e Bob Dylan. Sempre con la firma di Scorsese vedranno la luce in seguito altri ottimi documentari musicali, dal monumentale No Direction Home: Bob Dylan a Shine a Light sui Rolling Stones, fino a George Harrison: Living in the Material World.

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Stop Making Sense

Stop Making Sense: un'immagine del documentario di Demme
Stop Making Sense: un'immagine del documentario di Demme

Da Martin Scorsese a un altro maestro della settima arte, Jonathan Demme: nel 1984 il regista americano porta infatti al cinema Stop Making Sense, un'opera destinata ad essere eletta tra i migliori film-concerto mai realizzati. Girato nell'arco di tre diverse serate nel dicembre dell'anno precedente al Pantages Theatre di Hollywood, Stop Making Sense immortala il sorprendente spettacolo messo in scena da una delle band più originali e innovative dell'epoca, i Talking Heads, nel corso del tour per la pubblicazione del loro album Speaking in Tongues, e cattura lo stile eccentrico e teatrale del leader David Byrne: dal cavallo di battaglia del gruppo, Psycho Killer, passando per brani come Heaven, Burning Down the House, Life During Wartime e Once in a Lifetime.

Buena Vista Social Club

Buena Vista Social Club: un'immagine del documentario
Buena Vista Social Club: un'immagine del documentario

Uno dei più sorprendenti successi di fine millennio, ricompensato con la nomination all'Oscar come miglior documentario del 1999 e in grado di lanciare a livello planetario la fama del gruppo eponimo: Buena Vista Social Club, diretto dal regista tedesco Wim Wenders, segue il polistrumentista americano Ry Cooder mentre raccoglie attorno a sé alcuni fra i più dotati musicisti cubani, guidati da Juan de Marcos González, per registrare l'album Buena Vista Social Club, pubblicato nel 1997 e diventato un autentico best-seller anche sull'onda della popolarità del film. Il progetto di Cooder e González offre così l'occasione per uno sguardo inedito sulla realtà di Cuba, sulla sua scena musicale e sulle sue tradizioni culturali.

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Joe Strummer: il futuro non è scritto

Wallpaper del film Joe Strummer: il futuro non è scritto
Wallpaper del film Joe Strummer: il futuro non è scritto

A partire da Rude Boy del 1980, passando per Westway to the World del 2000, diversi documentari hanno raccontato la breve ma indimenticabile parabola artistica dei Clash, il gruppo più amato del punk britannico: fra questi, vale la pena ricordare anche Joe Strummer: il futuro non è scritto, diretto da Julien Temple nel 2007 e dedicato alla figura dell'inarrivabile Joe Strummer, leader dei Clash, scomparso nel 2002. Attraverso filmati di repertorio e interviste a personaggi come Bono, Johnny Depp, Matt Dillon, Jim Jarmusch e Martin Scorsese, Temple ricostruisce le origini dei Clash, la loro ascesa al successo e il loro scioglimento, sottolineando il valore di impegno sociale e di protesta della loro musica nella Gran Bretagna all'alba dell'era Thatcher.

Cobain: Montage of Heck

Kurt Cobain: Montage of Heck - Kurt Cobain sulla spiaggia all'età di 13 anni in una scena del documentario
Kurt Cobain: Montage of Heck - Kurt Cobain sulla spiaggia all'età di 13 anni in una scena del documentario

L'icona per eccellenza della X Generation: un'icona infrantasi il 5 aprile 1994, con un colpo di fucile che fece restare scioccati milioni di fan in tutto il mondo. "It's better to burn out than to fade away", scriveva il ventisettenne Kurt Cobain, citando i famosissimi versi di Neil Young, nel messaggio che accompagnava quel tragico atto: e Cobain: Montage of Heck prova a ricostruire nell'arco di quasi due ore e mezza la parabola di quella stella bruciata troppo in fretta. Diretto da Brett Morgen, questo documentario dal taglio intimista ci racconta l'infanzia e l'adolescenza di Kurt Cobain nello Stato di Washington, la formazione dei Nirvana, lo straordinario successo dell'album Nevermind e di quell'inno generazionale intitolato Smells Like Teen Spirit, il matrimonio con Courtney Love e i problemi di depressione e di tossicodipendenza di Cobain, disegnando un ritratto a tutto tondo del massimo idolo della musica grunge.

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Amy

Amy - The Girl Behind the Name: Amy Winehouse in una scena del documentario a lei dedicato e diretto da Asif Kapadia
Amy - The Girl Behind the Name: Amy Winehouse in una scena del documentario a lei dedicato e diretto da Asif Kapadia

Sempre nel 2015 è stato prodotto un altro documentario dedicato a un'altra componente dello sventurato "club dei ventisette": Amy Winehouse, la cantante inglese stroncata da un'intossicazione di alcool il 23 luglio 2011. In Amy, diretto da Asif Kapadia e vincitore del premio Oscar come miglior documentario, vengono ripercorse la folgorante ascesa della Winehouse ma pure la sua vita familiare e privata, attraverso filmati di repertorio e decine di interviste ad amici, colleghi e familiari: dal trionfo internazionale nel 2006 con Back to Black, il suo secondo e ultimo album, ai problemi di tossicodipendenza e di abuso di alcool, il film di Kapadia traccia un ritratto inedito di una delle figure più amate e più tragiche della musica pop contemporanea.

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One More Time with Feeling

Cave & The Bad Seeds - One More Time With Feeling: Nick Cave sul set del documentario
Cave & The Bad Seeds - One More Time With Feeling: Nick Cave sul set del documentario

Fra i titoli più applauditi alla Mostra del Cinema di Venezia 2016, One More Time with Feeling è il documentario che il regista neozelandese Andrew Dominik ha realizzato in collaborazione con un mito vivente della musica rock, Nick Cave, in occasione dell'uscita del suo nuovo album con i Bad Seeds, lo splendido Skeleton Tree, una raccolta di ballate incentrate sull'elaborazione del lutto per la morte del figlio quindicenne di Cave, Arthur. Il "dietro le quinte" della registrazione del disco e le emozionanti performance in studio di Nick Cave sono amalgamate con i dialoghi fra Dominik e il cantautore australiano, che fra parole, versi e note lasciano emergere una toccante riflessione sul senso del dolore e della perdita.

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