Ci sono storie che vivono di atmosfera, che dipingono un quadro suggestivo in cui immergersi e perdersi, a patto che si sia disposti a concedere il tempo necessario a entrare nelle dinamiche narrative che ci vengono proposte. È il caso di Criminal Record, la serie Apple TV ambientata nella Londra di oggi con protagonisti Peter Capaldi e Cush Jumbo nei panni di due detective dai modi e la visione del mondo diametralmente opposte.
Lo avevamo scritto già all'uscita della prima stagione, lo ribadiamo ora che inizia il suo cammino in catalogo Criminal Record 2: non si tratta di una serie dal ritmo elevato, ma di una di quelle storie che vengono definite slow burn, che si prende il suo tempo per tratteggiare personaggi, contesto e intreccio, ma ripaga di una profondità non indifferente. Ma, lo diciamo in apertura di questa nostra recensione, con la seconda stagione punta più in alto sia in termini di costruzione visiva, curata dai registi Ben A. Williams e Joelle Mae David, che per dinamiche socio-politiche coinvolte.
Un nuovo caso per Hegarty e Lenker
Ed è evidente sin dalle primissime battute della stagione 2 di Criminal Record il passo in avanti dal punto di vista produttivo: se Apple ci ha abituati a production values sempre importanti, i nuovi episodi della serie thriller aprono con una scena di massa orchestrata in modo magistrale, che culmina in un drammatico omicidio. È il punto di partenza della nuova indagine che vedrà i detective Hegarty e Lenker a dover collaborare ancora, loro malgrado, passando da quella che si presenta come una classica caccia all'uomo a qualcosa di più sottile e pericoloso: un'operazione sotto copertura per poter sventare un complotto terroristico di matrice di estrema destra.
Il dualismo di Peter Capaldi e Cush Jumbo
Un caso più delicato nelle dinamiche e nella portata che permette ai due interpreti di lavorare ulteriormente e in modo più sottile sul rapporti tra i rispettivi personaggi: se nella prima stagione abbiamo vissuto il loro incontro e successivo scontro dovuto a visioni del mondo e del modo di affrontare il lavoro praticamente opposte, qui la forzatura nella collaborazione diventa una necessità: Hegarty ha bisogno di Lenker, così come la detective ha bisogno del collega più anziano ed esperto.
Capaldi e Jumbo sono abili a far evolvere il rapporto tra i due e farlo vivere allo spettatore mentre affrontano le difficoltà del caso in esame, lavorando di microespressioni e piccoli segnali da cogliere. E il tutto funziona alla perfezione, sfruttando gli spazi messi a disposizione dall'incedere compassato del racconto. Se, però, la prima stagione aveva dei momenti in cui l'ingranaggio sembrava incepparsi e girare a vuoto, i nuovi episodi curati da Paul Rutman gestiscono meglio i tempi narrativi e la costruzione del caso e dell'indagine.
Sullo sfondo di una Londra fumosa e cupa
Si conferma anche il valore aggiunto dato dal'ambientazione londinese, con la città britannica perfetto sfondo per dar spessore e atmosfera al racconto di Criminal Record e il modo intrigante in cui affronta i concetti di verità e giustizia, non sempre coincidenti: la città è quasi un terzo protagonista della storia per come accompagna e avvolge i detective, gli indagati e le vittime.
Le strade sono fotografate con cura, le location scelte con consapevolezza, gli scorci valorizzati dalla messa in scena. Come e più della prima stagione, per un racconto che chiede attenzione allo spettatore, ma lo ripaga con gli interessi. Non una serie per tutti, probabilmente, ma non tutte le storie devono poter parlare a ogni spettatore.
Conclusioni
La stagione 2 di Criminal Record è sia una conferma che un'evoluzione: si sviluppa in modo sottile il rapporto tra i due protagonisti, passando da collaborazione forzata a necessità, si fa più complessa e ambiziosa la messa in scena, diventa più delicata e pericolosa la portata del caso con le sue sfumature socio-politiche. Le conferme riguardano la bravura dei due interpreti, Peter Capaldi e Cush Jumbo, così come le atmosfere di una Londra cupa e fumosa, per una storia che rispetto al primo ciclo di episodi ha meno tempi morti, pur mantenendo un ritmo compassato.
Perché ci piace
- I due protagonisti, Peter Capaldi e Cush Jumbo.
- La Londra che fa da sfondo alla storia e il modo in cui viene fotografata.
- La portata maggiore del caso della stagione 2.
- I dilemmi morali e i tempi per svilupparli a dovere...
Cosa non va
- ... che però possono scoraggiare chi ama storie più ritmate.
- Qualche personaggio secondario avrebbe avuto bisogno di più spazio.