Coco

2017, Animazione

Coco in anteprima a Lucca: cosa aspettarsi dal nuovo film Pixar?

In occasione di Lucca Comics and Games 2017, abbiamo potuto vedere una corposa anteprima del nuovo film Pixar che ci ha convinti della sua forza.

Coco: una nuova immagine del film Disney/Pixar

In un evento che di anno in anno conquista sempre più spazio nell'ambito dei settori cinema e serie come Lucca Comics and Games, non possono mancare i grandi nomi di questa parte del mondo dell'intrattenimento. Tra una Netflix che stupisce, una Fox Italia che si ritaglia il suo importante spazio e la solita Warner in piazza San Michele, non poteva mancare la Disney con due momenti di grandi interesse: la proiezione pubblica di Thor: Ragnarok ed una corposa anteprima del nuovo film Pixar che vedremo il 28 dicembre nelle nostre sale.

Si tratta di Coco , diciannovesimo film dello studio di John Lasseter, che è apparso fin dall'inizio suggestivo e misterioso, con il suo sapore messicano ed il focus sulla tradizione del giorno dei morti e quindi un tocco tendente al macabro che sembrerebbe allontanarsi dal calore tematico di casa Disney. Un contesto che il mondo dell'animazione aveva già affrontato di recente, grazie a Il Libro della Vita di Jorge R. Gutierrez, prodotto nel 2014 da Guillermo del Toro, e che permette alla Pixar di proporre qualcosa di nuovo dal punto di vista visivo.

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I mille colori dell'aldilà

Coco: un scena del film d'animazione

E infatti l'aspetto visivo è il primo che ci sentiamo di giudicare grazie a quanto visto a Lucca 2017 di Coco. Perché i 32 minuti visti in anteprima sono sufficienti per esprimere un giudizio sensato sul look, il ritmo e la confezione del film, meno sul piano narrativo. Il film di Lee Unkrich, lo stesso di Toy Story 3 - La grande fuga, è un'esplosione di colori che rende omaggio allo stile variopinto del Centro America, con tonalità calde che esaltano un mondo inusuale per un film Disney/Pixar e che esaltano la rappresentazione del Giorno dei Morti e la sua Ofrenda (la raccolta di doni che viene posta sugli altari in questa particolare festività a noi lontana). Un impatto visivo completato dall'incredibile lavoro sull'animazione, che trova il suo culmine nella sequenza in cui Miguel suona la chitarra al cospetto della statua dell'artista Ernesto de la Cruz.

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La ricerca di sé stessi

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Se però Coco appare da subito come un lungometraggio fuori dagli schemi per la Pixar, è nell'impostazione del racconto che ritroviamo i caposaldi dello studio di Lassater, a cominciare dall'incipit che racconta attraverso una serie di centrini ricamati stesi su film del bucato, la storia della famiglia del piccolo protagonista Miguel, un dodicenne con una fervente spinta verso la musica, che gli è preclusa dalle imposizioni della famiglia e le sue tradizioni, per la decisione della sua trisnonna Imelda. Nella sua prima mezz'ora, infatti, Unkrich ed il suo cosceneggiatore Adrian Molina riescono a tratteggiare Miguel, le sue passioni e le tradizioni della sua famiglia, per poi spostare l'attenzione verso il mondo dei morti ed alcuni dei suoi protagonisti. Su tutti, spicca il bizzarro Hector, che presumibilmente accompagnerà Miguel nella sua ricerca, dell'artista Ernesto de la Cruz, che può spezzare la maledizione che precipita il ragazzo nel regno dei morti, e della propria identità.

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La macabra ironia

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Abbiamo accennato ad un livello tecnico impressionante, a conferma del grande talento degli artisti Pixar, ma è una cura dei dettagli che non si dimostra mai invadente, che non ruba la scena allo stile scelto per dar vita alla storia, che, soprattutto per la sua parte soprannaturale, tende ad essere stilizzato e caricaturale. Una scelta che permette agli autori di veicolare una certa macabra ironia, di giocare con la natura scheletrica degli spiriti dei morti, con i loro corpi, le loro ossa e le loro limitazioni. Ne viene fuori un intrigante mix di umorismo che attinge sia ad una componente più fisica, quasi da slapstick, che ad efficaci battute che si prendono gioco delle suddette limitazioni dei morti. A valorizzare quest'ultimo aspetto, c'è un suggestivo uso della lingua che abbiamo potuto apprezzare nella proiezione in originale sottotitolata, che inserisce termini spagnoli nel parlato americano contribuendo ad enfatizzare l'atmosfera generale.

Un'anteprima che, insomma, ci ha lasciati con la voglia di completare la visione del film nella sua interezza e la consapevolezza di essere in procinto di avere un altro riuscito esempio dell'originalità di casa Pixar.

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