Arrested Development

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Arrested Development: la prima parte della quinta stagione è un ritorno alle origini, autoironico e amaro

La serie creata da Mitchell Hurwitz e prodotta da Ron Howard torna su Netflix con un nuovo ciclo di episodi più vicino ai fasti della messa in onda originale su Fox, dopo la controversa resurrezione del 2013.

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Le disavventure della famiglia Bluth continuano: la realizzazione del film a loro dedicato continua ad attraversare varie difficoltà, la campagna elettorale di Lindsay si trasforma in modi inattesi, e Michael e suo figlio hanno un rapporto teso dopo la scoperta che entrambi frequentavano la stessa donna. A questo si aggiunge il mistero della scomparsa di Lucille Austero, con conseguenze particolarmente negative per Buster. E come sempre tocca a Michael, sempre più frustrato dinanzi ai vari segreti della famiglia, cercare di far sì che tutto vada per il verso giusto...

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Un ritorno complicato

Nel 2013 Netflix lanciò il proprio catalogo di produzioni originali con quattro prodotti: House of Cards (che si concluderà quest'anno), Orange Is the New Black (rinnovato fino al 2019 per ora), Hemlock Grove (cancellato nel 2015) e, inaugurando ufficiosamente il filone delle continuazioni che va tuttora avanti con Black Mirror e altre serie, Arrested Development (definito nei titoli di testa "un Netflix semi-Original"). Una resurrezione che aveva generato non poco hype, trattandosi del ritorno di un programma di culto che mancava all'appello dal 2006, cancellato dopo tre stagioni di risate irriverenti e all'insegna dell'imbarazzo. Non fu però una rinascita del tutto felice: a causa degli impegni del cast fu alterata la struttura dello show, focalizzando gli episodi sui singoli personaggi e rinunciando all'aspetto corale che era il vero punto di forza della serie originale. Una scelta talmente controversa che cinque anni dopo, poche settimane prima dell'esordio della quinta stagione, la quarta annata è stata appositamente rimaneggiata per ricreare lo spirito originale del programma, divenendo la nuova versione ufficiale (il montaggio originale è ora disponibile tra i trailer anziché nell'elenco di stagioni tradizionale).

The Good Wife: Jeffrey Tambor in una scena dell'episodio The Bit Bucket

A complicare ulteriormente la situazione è stato uno scandalo parzialmente esterno allo show stesso: nell'autunno del 2017, mentre si concludevano le riprese della quinta stagione, Jeffrey Tambor è stato accusato di molestie sessuali da due persone che hanno lavorato con lui sul set di Transparent, portando al suo licenziamento dall'acclamata serie prodotta da Amazon. Successivamente è emerso che Tambor, apprezzato interprete di George Bluth Sr. e uno dei maggiori elementi di punta dello show (è stato candidato all'Emmy come miglior non protagonista per la prima e seconda stagione), avrebbe anche verbalmente aggredito Jessica Walter (Lucille Bluth) sul set di Arrested Development, e la controversia ha raggiunto l'apice una settimana prima dell'esordio del quinto ciclo, con un'intervista del New York Times dove i membri maschili del cast - Jason Bateman (Michael Bluth), Will Arnett (Gob Bluth), Tony Hale (Buster Bluth) e David Cross (Tobias Fünke) - hanno preso le difese di Tambor in modo a dir poco maldestro, offendendo Walter e Alia Shawkat (Maeby Fünke). Ed ecco che la nuova stagione, già vista con un po' di scetticismo da chi non aveva apprezzato il revival sulla piattaforma di streaming, è diventata un oggetto contaminato, con più di un critico americano che ha affermato di non riuscire più a vedere la serie, e la performance di Tambor in particolare, con gli stessi occhi.

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Il curioso caso di George Sr.

David Cross e Daniel Radcliffe in una scena di Kill Your Darlings

Una bislacca coincidenza cosmica, simile a quella che portò il creatore della serie Mitchell Hurwitz a parlare di un muro sul confine tra Stati Uniti e Messico nella quarta stagione, completata due anni prima della candidatura presidenziale di Donald Trump, fa sì che proprio Tambor abbia a che fare con la storyline più ironicamente aderente alla realtà, con George Sr. alle prese con frustrazioni sessuali e problemi di "potenza" a causa di abbondanti dosi di estrogeno (con una battuta particolarmente rischiosa nell'ottavo episodio, l'ultimo di questa prima metà di stagione). Il cortocircuito aumenta quando Tobias, per uscire da una situazione scomoda, è costretto a impersonare il patriarca della famiglia Bluth, un accostamento che potrebbe non lasciare indifferenti se si è a conoscenza delle controversie di cui è stato oggetto David Cross (nella vita marito di Amber Tamblyn, una delle principali portavoce del movimento contro le molestie). E nel primo episodio, guarda caso tra i personaggi maschili, viene usata ripetutamente la frase "Me too" (anch'io): difficile credere per intero alle coincidenze (sebbene la stagione sia stata girata in gran parte prima dello scandalo legato a Harvey Weinstein), ma qualora lo fosse c'è del genio profetico nella scrittura comica di Hurwitz, qui alle prese con un gruppo di uomini tutti più o meno orrendi (anche George-Michael, la cui innocenza nella serie originale era comunque contaminata dalla sua attrazione per la "cugina" Maeby, è ormai passato al lato oscuro).

Portia de Rossi in una scena dell'episodio Heroes di Better Off Ted

Non che il reparto femminile ne esca molto meglio: tra le qualità più apprezzate di Arrested Development c'è sempre stata la sua spietatezza nei confronti dell'intera famiglia, le cui qualità peggiori hanno sempre la meglio, anche dopo rari momenti di vero affetto umano tra i vari parenti. In particolare, Maeby si è data alla truffa (quasi) a tempo pieno, mentre Lucille ci regala l'ennesima perla, forse la migliore in assoluto, quando Lindsay la accusa di essere incapace di dire cose buone sui propri figli: "Lindsay, dire cose carine su di te è facile. La parte difficile è non sembrare sarcastica." Non si salva nessuno, nemmeno il produttore esecutivo e narratore Ron Howard che appare nuovamente nei panni di "se stesso" - l'unica parte veramente debole della stagione - insieme alla famiglia, tra cui la figlia Bryce Dallas Howard e il padre Rance Howard (morto lo scorso novembre dopo aver girato il suo spassosissimo cameo), parte di un nutrito gruppo di ospiti che includono volti noti dello show (Ben Stiller, Ed Begley Jr., Judy Greer) e nuove presenze (Kyle Mooney). Dopo l'esperimento del 2013 si è tornati alla "normalità", come se non fosse cambiato nulla nei quindici anni in cui abbiamo imparato a conoscere la famiglia: mentre altre serie comiche prevedono un minimo di evoluzione per quanto riguarda l'arco narrativo dei singoli personaggi, i protagonisti di Arrested Development sono come quelli di Seinfeld: (quasi) niente abbracci, niente lezioni, ed è proprio per questo che è un piacere ritrovarli.

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Tutti insieme appassionatamente

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Con l'eccezione parziale di Lindsay - presente solo in cinque episodi su otto dato che Portia de Rossi ha deciso di ritirarsi come attrice nel 2017, ma farà un'eccezione per eventuali stagioni future - la banda al completo è presente dall'inizio alla fine, ritrovando il piacere della cattiveria collettiva che è il marchio di fabbrica dello show ed era stata diluita considerevolmente nel 2013 con l'approccio non lineare e poco corale del quarto ciclo. L'attualità è presente ma in modo sottile, con allusioni fugaci a Trump, ed è anche lì che si capisce la parziale frustrazione con il primo tentativo di riesumare la serie cinque anni fa: dal 2003 al 2006, in piena epoca George W. Bush e con la sottotrama dedicata ai presunti affari tra Bluth Sr. e Saddam Hussein, gli Stati Uniti attraversavano un periodo difficile di cui la stramba famiglia rappresentava tutti i lati negativi, mentre nel 2013, con Barack Obama appena rieletto, Michael e gli altri avevano per certi versi perso la loro ragione di esistere sul piccolo schermo.

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Adesso, con la presidenza più discussa da anni, la componente satirica è nuovamente attiva, ed è forse anche "giusto" che i Bluth siano tornati nella stessa settimana in cui Pappa e Ciccia, altra storica sitcom americana resuscitata, è stata definitivamente cancellata dopo l'ennesimo tweet altamente offensivo della sua protagonista Roseanne. Come dire, nel 2018 non siamo ancora del tutto pronti a simpatizzare con una famiglia - nel caso specifico di Pappa e ciccia appartenente alla classe media - divisa sul piano politico; ha molto più senso riderne e basta, e da quel punto di vista George Sr., Lucille e i loro figli e nipoti sono il toccasana umoristico ideale. Rimane solo da vedere dove andrà a parare il resto della stagione, dato che anche Arrested Development, come la maggior parte delle produzioni seriali comiche di Netflix, è stata sottoposta al trattamento sdoppiato: otto episodi adesso, gli altri otto in un secondo momento, comunque entro la fine dell'anno. È quindi il caso di dirlo: questa volta lo sviluppo è stato letteralmente "arrestato", senza però che ciò influisse sulle risate.

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Max Borg
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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