Boyhood

2014, Drammatico

I migliori film del 2014: la top 20 di Fabio Fusco

Tra pochi giorni sveleremo la top 20 definitiva dello staff del nostro webmagazine; nel frattempo proseguiamo con la pubblicazione delle classifiche personali delle nostre firme, e oggi è la volta di Fabio Fusco.

Continua la pubblicazione delle top 20 personali dei redattori di Movieplayer.it, aspettando di conoscere la classifica definitiva dello staff calcolata in base a tutte le preferenze. Oggi è il turno di Fabio Fusco, che svela la sua personale classifica dei migliori film del 2014.

Leggi anche [I migliori film del 2014 - la top 20 della redazione di Movieplayer.it](http://movieplayer.it/articoli/i-migliori-film-del-2014-la-top-20-della-redazione-di-movieplayerit_1403

Ellar Coltrane in una scena del film drammatico Boyhood

"Poco più di dieci anni fa, per una serie di circostanze fortuite, iniziai a lavorare in questo settore e a seguirne gli sviluppi, le dinamiche, le mode, gli eventi decisivi e quelli più frivoli. Nello stesso periodo un regista che ancora non conoscevo così bene iniziava a girare Boyhood, un film che oggi, dopo tredici anni è al primo posto della classifica dei film che hanno segnato il mio 2014 cinematografico. Una prima posizione che appare scontata - il film di Linklater ha già conquistato le classifiche di numerosi colleghi e ha già ottenuto numerosi riconoscimenti - ma dovuta, perché con Boyhood seguiamo i cambiamenti a cui va incontro il giovane protagonista dall'infanzia fino all'età adulta. Una delle caratteristiche principali del cinema di Richard Linklater è che riesce a farci sempre partecipi di ciò che racconta, e senza far ricorso a storie eclatanti o chissà quali escamotage narrativi. Lo ha fatto con Prima dell'alba e con gli altri film successivi della sua trilogia, fino a Before Midnight e Boyhood non fa eccezione: mentre Mason si appassiona alla fotografia e cerca un suo posto nel mondo, che non sia necessariamente vincolato alle vicissitudini familiari, a noi viene da chiederci dove eravamo in quel momento, e inevitabilmente passano davanti tante immagini, tra viaggi, piccoli e grandi cambiamenti che fanno una vita, i nuovi interessi e le persone che sono entrate a far parte della nostra quotidianità, aneddoti più o meno buffi, che si tratti di un black out in ufficio o di tutti gli inevitabili "contrattempi da festival" e altre disavventure.

Con Interstellar invece - un secondo posto che molti mi contesteranno, ma non importa - Christopher Nolan ci catapulta direttamente nel futuro. Un futuro che oggi ci immaginiamo problematico - ma in fondo nessuno, neanche in tempi più spensierati di questi, se l'è mai immaginato davvero roseo il futuro, semplicemente perché i cambiamenti spaventano. Non sappiamo se tra qualche anno saremo costretti a nutrirci solo di mais e a scrollarci la sabbia da dosso ogni volta che usciamo di casa, ma difficilmente dimenticheremo la performance di Matthew McConaughey - che nella mia classifica ritroviamo qualche posizione dopo con il bellissimo Dallas Buyers Club, che invece mi ha riportato ad un passato non così distante, così come Pride - gli eventi inspiegabili che aprono il film e contribuiscono inevitabilmente - dal mio punto di vista - a rendere la storia ancora più affascinante. Un'altra performance trascinante, è quella di Tom Hardy in Locke: si può fare un film avvincente su un uomo che viaggia in macchina per tutta la durata del film, interagendo a voce con i personaggi secondari? La risposta è affermativa, se il protagonista riesce a reggere una storia ben scritta fino alla fine. Locke è una di quelle "piccole storie" che da sempre riescono a conquistarmi e a catturare la mia attenzione: spesso si tratta di storie drammatiche come l'intenso Alabama Monroe, o il bellissimo Lei - in cui Joaquin Phoenix dà vita ad un personaggio in cui molti, piaccia o no, oggi sono costretti in parte a riconoscersi - o che raccontano gli aspetti più sgradevoli del momento che stiamo vivendo. Come Il capitale umano - unico film italiano nella mia classifica - o Due giorni, una notte, in cui Marion Cotillard è costretta a strisciare davanti ai suoi colleghi di lavoro pur di non perdere il posto. Gli occhi sgranati di Jake Gyllenhaal ne Lo sciacallo, occhi che scrutano nel buio alla ricerca di nefandezze da vendere ai media - che si tratti di incidenti, scontri a fuoco o anche peggio - fanno davvero paura, perché il suo sguardo è anche il nostro. Sciacalli lo stiamo diventando un po' tutti, inconsapevolmente. Anche Gone Girl offre una riflessione interessante sui media e il modo in cui possono essere manipolati, ma del film di Fincher mi resterà impressa soprattutto Rosamund Pike. Da tempo non si vedeva una dark lady così, finalmente. Ancora più nero dei film appena citati è il bellissimo Class Enemy, che attraverso la figura di un insegnante chiamato a sostituire una collega, un uomo freddo e manipolativo, mette in luce le fragilità delle nuove generazioni, che sono sotto gli occhi di tutti.

Locke: Tom Hardy pensieroso in una scena del thriller on-the-road

Anche Jim Jarmusch ha partecipato a questa riflessione collettiva sul presente, ma con un tocco di leggerezza in più e con due protagonisti assolutamente irresistibili per il suo Solo gli amanti sopravvivono: una Tilda Swinton mai così distante dal genere umano - anche fisicamente - e un Tom Hiddleston che non sa più cosa farsene della sua immortalità. Un film di cui ho amato l'ironia graffiante e soprattutto le bellissime scenografie oltre che l'ambientazione notturna.

Only Lovers Left Alive: Tilda Swinton sdraiata sul letto e circondata da libri

Altri grandi interpreti al servizio di storie da ricordare sono stati Leonardo DiCaprio in Wolf of Wall Street, così come Robert Redford in All is Lost, l'affascinante Oscar Isaac (e il suo partner felino) in A proposito di Davis e Chiwetel Ejiofor in 12 anni schiavo. Prima di chiudere, due parole sull'ultimo film in classifica, il numero venti. Storia di una ladra di libri forse non sarà il film più bello dell'anno, ma sicuramente è uno dei più toccanti.

I migliori film del 2014: la top 20 di Fabio Fusco
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