Il lupo di Wall Street è stato davvero raccontato fino in fondo? Paramount+ sembra pensarla diversamente. Con The Real Wolf of Wall Street, nuova docuserie in tre episodi in arrivo il 14 luglio, la piattaforma riapre il caso Jordan Belfort, l'ex broker diventato simbolo degli eccessi finanziari degli anni Novanta e trasformato da Martin Scorsese in una delle figure più memorabili del cinema recente.
Solo che stavolta lo sguardo non passa dal carisma travolgente di Leonardo DiCaprio, ma da testimonianze reali, materiali d'archivio inediti e documenti dell'FBI fino a poco tempo fa top secret. E dal trailer emerge una cosa: il film ha indorato (e non poco) la pillola.
La vera storia di The Wolf of Wall Street nella nuova docuserie
Quando The Wolf of Wall Street uscì nel 2013, il film di Scorsese divenne subito un caso. Era una satira feroce del capitalismo più tossico o finiva per rendere irresistibile proprio ciò che voleva condannare? La risposta non è mai stata così scontata come potremmo pensare, ma non ci stupisce conoscendo il cinema di Scorsese che si muove sempre su un limbo di ambiguità: mostrare il fascino del male senza fingere che non esista.
The Real Wolf of Wall Street, però, sembra voler spostare l'attenzione dal mito cinematografico alla cronaca nuda e cruda. Nel trailer della docuserie di Paramount+, alcune voci liquidano senza troppi giri di parole la versione hollywoodiana della parabola di Jordan Belfort. "Gran parte del film era una stronzata", dice uno degli intervistati. Un altro aggiunge: "The Wolf of Wall Street non rappresenta nemmeno in modo accurato il livello di follia che si è verificato".
Non si tratta, quindi, di un'appendice al film ma al contrario di una rilettura più oscura e realistica della vicenda, arricchita da dettagli inaccessibili a Scorsese. Tra gli episodi che vengono citati emergono feste sfrenate, flussi di denaro incontrollati, abusi di potere e comportamenti estremi che, secondo la docuserie, superano persino l'immaginario già eccessivo del film.
Jordan Belfort, dal mito alle accuse
Al centro della vicenda c'è Jordan Belfort, fondatore di Stratton Oakmont e volto di una stagione finanziaria fatta di vendite aggressive, truffe e successo costruito sulla sopraffazione. Se nel film il personaggio interpretato da DiCaprio riusciva, nonostante tutto, a risultare magnetico, la docuserie sembra interessata a togliere ogni patina glamour.
Nel racconto di The Real Wolf of Wall Street, Belfort viene descritto con termini pesantissimi, probabilmente per quello che è stato realmente: "manipolatore", "una spia" e "un pezzo di m--- bugiardo".
Largo spazio è dato anche a Nadine, ex moglie di Belfort, la cui esperienza personale diventa una chiave per osservare il lato tossico di una favola solo apparentemente dorata. La promessa di una vita da sogno, secondo la ricostruzione, si sarebbe trasformata in un ambiente segnato da controllo, eccessi e crolli continui.
La docuserie utilizza filmati inediti, migliaia di documenti interni dell'FBI e interviste d'archivio, costruendo un'indagine sull'ascesa, la caduta e le conseguenze lasciate da Belfort sulle persone finite nella sua orbita.
Il peso del film di Scorsese
The Wolf of Wall Street fu un successo enorme, capace di superare i 400 milioni di dollari al box office mondiale e conquistare cinque nomination agli Oscar, comprese quelle per Martin Scorsese e Leonardo DiCaprio. E per l'attore, quel ruolo rimane uno dei più iconici della carriera: una performance elettrica, sfrontata, quasi ipnotica. Quella che, in un mondo giusto, gli avrebbe fatto prendere un Oscar (poi tardivamente concesso per Revenant).
Un Golden Globe, però, lo vinse e nel ritirarlo commentò così: "Grazie a Dio nessuna delle caratteristiche di questo personaggio ha influenzato la mia vita reale". Chissà allora cosa penserà guardando la docuserie.