Le nomination agli Oscar 2020 continuano a far discutere e ora The Guardian ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che gli attori di colore vengano premiati solo se interpretano schiavi o criminali.
L'articolo scritto da Beatrice Loayza per il quotidiano britannico sostiene che negli ultimi anni i film abbiano dato più spazio a ruoli diversi e maggiormente ricchi di sfumature, citando Lupita Nyong'o in Noi di Jordan Peele e Awkwafina in The Farewell - Una bugia buona, senza dimenticare Alfre Woodard in Clemency e Song Kang-ho in Parasite.
La nomination di Cynthia Erivo per il ruolo di Harriet Tubman in Harriet non è però stata accolta particolarmente bene perché confermerebbe l'abitudine dei membri dell'Academy di premiare le performance di una "persona di colore che interpreta una forma specifica specifica per quanto riguarda gli aspetti razziali di sofferenza". Pur sostenendo che non sia criticabile la presenza dell'attrice nella rosa delle candidate alla statuetta, l'articolo pubblicato online sostiene che il lavoro compiuto da Lupita sia all'altezza, se non addirittura in grado di superare, di quello di Joaquin Phoenix per Joker: "Entrambi gli attori interpretano, con un incredibile impegno fisico, dei personaggi psicologicamente tormentati in due film di genere. Invece l'Academy preferisce la Nyong'O che ha recitato in 12 anni schiavo, un film in cui era una schiava e veniva violentata e umiliata. Per questi sforzi, così difficili da ignorare, è stata premiata con il riconoscimento come Miglior Attrice".
L'articolo ricorda come negli ultimi 10 anni siano state nominate solo 14 attrici di colore su 100, nel caso delle categorie maschili il numero scende a 9 su 100, e per ottenere il riconoscimento sembra sia necessario avere la parte di schiave, tate e donne di servizio. Agli Oscar 2020, si ricorda nel pezzo, le avversarie di Erivo hanno invece le parti di una giornalista di Fox News, un'icona di Hollywood, un'aspirante scrittrice e una donna che sta per divorziare. Nel 2019, inoltre Yalitza Aparicio era una donna di servizio in Roma, un po' come accaduto con Octavia Spencer e Viola Davis in The Help.
L'articolo prosegue sottolineando che l'Academy stia provando a cambiare la situazione aumentando il numero di donne e persone di colore tra i propri membri, tuttavia le nomination dimostrerebbero quanto i premi cinematografici siano ancora poco inclusivi.