A volte il cinema non si limita a entrare nella memoria collettiva, ci resta incollato, si trasforma, cambia funzione: è quello che è successo con Matthew McConaughey, che ha scoperto solo di recente che una delle scene più struggenti di Interstellar è diventata un meme virale. La sua reazione, tra sorpresa e curiosità, riapre il dialogo su come il web rielabora le emozioni del cinema.
Il meme che ha superato il film (e il suo protagonista)
Da oltre dieci anni Interstellar continua a vivere di vita propria, ben oltre le sale e le discussioni cinefile. Tra le sue immagini più riconoscibili c'è quella di Cooper, interpretato da Matthew McConaughey, che crolla emotivamente mentre guarda una sequenza di messaggi video dei figli, ormai cresciuti senza di lui. Un momento pensato per colpire allo stomaco lo spettatore, che nel tempo è diventato una sorta di lingua franca visiva del web.
La sorpresa? McConaughey non ne sapeva nulla. L'attore ha raccontato di aver scoperto solo recentemente l'esistenza e la diffusione del cosiddetto "Interstellar crying meme" durante una chiacchierata nel programma radiofonico How's Life with John Mayer su SiriusXM. La sua prima reazione non è stata l'autoironia, ma un'autentica perplessità. "Per cosa? Cioè, in che contesto viene usato?" ha chiesto, quando gli è stato spiegato quanto quell'immagine circoli online.
McConaughey ha ammesso di non aver realizzato che quella scena fosse diventata, parole sue, una "enorme pietra miliare visiva" di internet. Un frammento di cinema trasformato in reazione universale, utilizzato per raccontare ogni tipo di perdita: da un vero dolore personale fino alla delusione più banale, volutamente esagerata. Il paradosso è tutto qui: un momento nato per raccontare il tempo che scorre inesorabile diventa un'immagine "istantanea", replicata all'infinito.
Eppure, proprio questa distanza tra intenzione originale e uso contemporaneo spiega il successo del meme. La scena funziona perché è estremamente leggibile: anche fuori dal contesto narrativo, comunica spaesamento, impotenza, la sensazione di essere rimasti indietro mentre il mondo va avanti. Un'emozione che internet ha fatto sua, adattandola a mille situazioni diverse.
Un'emozione che resiste al tempo (e ai formati)
La forza del meme, però, nasce dalla potenza della scena originale. Cooper è solo nello spazio, lontano dalla Terra da anni. Guardando i messaggi uno dopo l'altro, capisce che l'assenza non è neutra: i figli sono cresciuti, hanno cambiato vita, e lui non c'era. Non è una rivelazione improvvisa, ma un accumulo che lo travolge. Ed è proprio questo accumulo a rendere la scena così incisiva, anche isolata dal film.
McConaughey ha raccontato che Interstellar sta vivendo una nuova ondata di interesse e che di recente ha rivisto il film insieme a suo figlio Levi. Un'esperienza che, a quanto pare, non ha smussato l'impatto emotivo di quella sequenza. "Mi sono di nuovo commosso in quella scena. Ricordo il giorno, ricordo la mattina, ricordo che era un lunedì", ha confidato, dimostrando come l'emozione non si sia consumata nemmeno per chi l'ha interpretata.
È un dettaglio rivelatore: il meme può aver reso quella lacrima familiare, persino ironica, ma non ne ha svuotato il significato. Anzi, lo ha moltiplicato. Il cinema, in questo caso, ha generato un'immagine talmente potente da poter essere smontata e rimontata senza perdere intensità.
Il percorso di Interstellar sul web racconta molto di come oggi viviamo i film. Non più oggetti chiusi, ma archivi di emozioni pronte a essere riutilizzate. Il fatto che McConaughey abbia scoperto tutto "in ritardo" aggiunge un ulteriore livello di ironia, collegandosi sia alla trama del film che all'idea stessa della nostra realtà: mentre internet correva, trasformando il suo volto in un simbolo globale, lui era rimasto ancorato all'origine di quella lacrima.
Internet, invece, ha trovato in quel pianto un modo per raccontare ogni piccola e grande perdita quotidiana. Due letture diverse, stessa immagine. E la prova che certe scene, anche quando diventano virali, non smettono di essere profondamente umane.