Alla première di La sposa!, Maggie Gyllenhaal ha raccontato come ha reinventato l'estetica della Sposa di Frankenstein e del Mostro interpretati da Jessie Buckley e Christian Bale, mescolando suggestioni da graphic novel e realismo fisico.
Ridare voce alla Sposa di Frankenstein
Quando Maggie Gyllenhaal ha iniziato a pensare al suo secondo film da regista, il punto di partenza è stato sorprendentemente semplice: una curiosità. Riguardando il classico del 1935 The Bride of Frankenstein, la cineasta si è resa conto di un dettaglio che spesso passa inosservato.
"Ho rivisto il film del 1935 e mi sono accorta di una cosa: lei appare solo per due minuti e non dice nemmeno una parola," ha raccontato alla première newyorkese del film. Da quella scoperta è nata una domanda narrativa molto potente: "Mi sono chiesta cosa stesse pensando. Dopo essere stata dissotterrata da una tomba e dopo che qualcuno le dice che deve sposare uno sconosciuto, cosa passa per la sua testa?"
Quella domanda è diventata il cuore di La Sposa!, un progetto che rilegge il mito di Frankenstein con uno sguardo completamente nuovo. Il film è ambientato nella Chicago degli anni Trenta e racconta la storia del Mostro, chiamato qui Frank e interpretato da Christian Bale, che chiede alla scienziata Dr. Euphronius (interpretata da Annette Bening) di creare per lui una compagna.
Il risultato è la nascita di una donna riportata in vita dopo un omicidio: la Bride, interpretata da Jessie Buckley. L'attrice, reduce dal successo ottenuto con The Lost Daughter, torna a collaborare con Gyllenhaal in un rapporto artistico che la regista descrive quasi come una connessione creativa naturale.
"Jessie è straordinaria e parla la mia stessa lingua artistica in un modo che raramente ho incontrato," ha spiegato la regista. "Siamo come sorelle dell'anima e dell'arte da molto tempo."
Un'estetica tra realismo e mito cinematografico
Uno degli elementi più distintivi del film riguarda il modo in cui Gyllenhaal ha voluto reinterpretare visivamente i due personaggi principali. L'obiettivo non era replicare l'immaginario classico del mostro di Frankenstein, ma trasformarlo in qualcosa di più concreto, quasi tangibile.
Per il personaggio della Sposa, interpretata da Buckley, la regista voleva trovare un equilibrio tra iconografia e realtà quotidiana. "Sapevamo che il suo aspetto doveva essere iconico," ha spiegato. "Ma allo stesso tempo volevo che fosse molto reale e molto umano."
Per questo motivo la protagonista indossa un solo vestito per l'intero film, una scelta estetica che diventa anche narrativa. Gyllenhaal ha immaginato l'abito come un oggetto che vive insieme al personaggio: si sporca, si strappa, si consuma. "Come si suda dentro quel vestito? Come ci si vive dentro? Come si macchia e si rovina?" si è chiesta la regista.
La stessa filosofia è stata applicata al personaggio di Frank, interpretato da Bale. Invece di un mostro stilizzato o simile a una maschera da Halloween, il film punta a un'estetica più disturbante proprio perché plausibile.
"Volevo che fosse spaventoso come un mostro, ma molto reale," ha spiegato Gyllenhaal. "È più inquietante vedere un volto che sembra davvero cucito insieme - il collo attaccato al viso - piuttosto che qualcosa che ricorda una maschera."
L'idea era creare un'immagine a metà strada tra il linguaggio visivo di una graphic novel e un realismo quasi fisico.
Anche Christian Bale ha parlato con entusiasmo del progetto, ricordando la prima volta che ha letto la sceneggiatura. "Quando Maggie me l'ha mandata, ho pensato che fosse uno degli script più radicali, audaci e anche un po' irriverenti che avessi letto da anni."
L'attore ha inoltre lodato il coraggio dello studio Warner Bros. nel sostenere un progetto così insolito, spiegando che spesso gli studios prendono decisioni guidate dalla paura. "Qui invece stanno scegliendo con coraggio e con amore per il cinema."
Con un cast che include anche Peter Sarsgaard, Jake Gyllenhaal, Penélope Cruz, Julianne Hough e John Magaro, La sposa! arriva nelle sale cinematografiche questa settimana, portando con sé una reinterpretazione decisamente personale di uno dei miti più longevi del cinema horror.