Diventare uno dei personaggi più amati di una saga cinematografica da miliardi di dollari non significa automaticamente ritrovarsi con il conto in banca altrettanto stellare. O almeno, non era così scontato qualche tempo fa. Sean Astin, l'indimenticabile Samvise Gamgee de Il Signore degli Anelli, ha raccontato di essersi trovato in seria difficoltà economica proprio mentre la trilogia di Peter Jackson spopolava in tutto il mondo. Una situazione così complicata da costringerlo, alla fine, a vendere la propria casa.
Sean Astin e il basso compenso per Il Signore degli Anelli
Intervistato dal Guardian, Sean Astin ha descritto il forte contrasto tra la notorietà conquistata grazie alla trilogia de Il signore degli anelli e la sua situazione finanziaria. Mentre Sam diventava uno dei simboli della Terra di Mezzo, l'attore doveva fare i conti con entrate molto inferiori a quelle che il successo del franchise avrebbe potuto far immaginare.
"Non ero preparato a quel livello di visibilità. E c'era uno scarto tra l'attenzione che ricevevo e quanti soldi avevamo", ha spiegato. "Non erano molti soldi! Anzi, ho dovuto vendere casa perché avevo negoziato un compenso così basso per la trilogia".
Astin aveva già rivelato di aver ricevuto circa 75.000 dollari per ciascun film, per un totale vicino ai 250.000 dollari. Una somma considerevole in termini assoluti, ma modesta rispetto alla durata della lavorazione e alle dimensioni del fenomeno cinematografico. E non certo paragonabile ai cachet milionari delle star di oggi. Tra il 2001 e il 2003, infatti, i tre capitoli diretti da Peter Jackson incassarono complessivamente circa 2,9 miliardi di dollari nel mondo.
L'interprete di Sam ha precisato che oggi la sua condizione è molto diversa, definendosi "molto tranquillo dal punto di vista economico". Durante l'uscita dei film, però, l'attenzione ricevuta non corrispondeva affatto alla disponibilità finanziaria che il pubblico tendeva ad associare ai protagonisti della saga.
Perché gli attori non poterono rinegoziare i contratti
Ma come fu possibile ricevere compensi così modesti? Il "trucco" stava tutto nell'ambiziosissimo modello produttivo scelto per Il Signore degli Anelli. Peter Jackson girò infatti i tre film uno dietro l'altro in Nuova Zelanda, trasformando la trilogia in un'unica, mastodontica maratona cinematografica. Risultato? Gli attori firmarono i contratti prima ancora di sapere quale sarebbe stato l'impatto reale del pubblico.
Elijah Wood, Frodo, ha spiegato tempo fa a Business Insider che questa scelta rese impossibile per il cast rinegoziare gli accordi dopo l'esplosione del primo capitolo. "Dal momento che non stavamo facendo un film alla volta per poi rinegoziare il contratto per il successivo, non era certo il tipo di situazione che ti garantiva di vivere sereno per il resto della vita", ha raccontato.
Secondo lui, New Line Cinema si assunse un rischio enorme finanziando in contemporanea tutti e tre i film. Per tenere sotto controllo i costi, lo studio propose al cast compensi piuttosto contenuti. "Il lato positivo è che stavamo anche partecipando a qualcosa che sarebbe rimasto con noi per tutta la vita", ha aggiunto l'attore.
Anche Orlando Bloom, nei panni di Legolas, non fece certo il colpo della vita: per l'intera trilogia avrebbe incassato circa 175.000 dollari complessivi, una cifra decisamente bassa se paragonata agli standard dei grandi franchise hollywoodiani.
Sean Astin tornerà nella Terra di Mezzo in The Hunt for Gollum?
La saga è pronta a espandersi nuovamente sul grande schermo con The Hunt for Gollum, il film diretto da Andy Serkis, mentre un altro progetto legato alla Terra di Mezzo sarebbe in fase di sviluppo.
Sean Astin non è stato ancora confermato nel cast, ma sembra disposto a valutare un eventuale ritorno di Sam. Alla domanda se questa volta negozierebbe un accordo più vantaggioso, la risposta è stata inequivocabile: "Eccome, dannazione". Qualora il viaggio riprendesse, dunque, le condizioni economiche sarebbero probabilmente molto diverse da quelle accettate oltre venticinque anni fa.