La fine di Oak Street: il finale si basa su una teoria scientifica che (incredibilmente) esiste davvero

La spiegazione del finale de La fine di Oak Street passa dai 'wormhole', un'ipotesi della fisica teorica resa celebre da Carl Sagan e trasformata dal film nella chiave per spiegare l'arrivo dei dinosauri nel 1982

Ewan McGregor interpreta Greg Platt, il padre della famiglia protagonista del film

I dinosauri al cinema non sono certo una novità. Il problema, semmai, è sempre lo stesso: spiegare come possano comparire in una storia ambientata a circa 65 milioni di anni dalla loro estinzione. La fine di Oak Street trova una risposta sorprendentemente semplice e, almeno in parte, "scientifica". La spiegazione del finale chiama infatti in causa i "wormhole", ovvero passaggi spazio-temporali: una possibilità prevista dalla fisica teorica che la fantascienza ha trasformato più volte in uno strumento per viaggiare con la fantasia.

Nel film di David Robert Mitchell, questa idea diventa il meccanismo attraverso cui piante, animali e dinosauri provenienti dalla preistoria arrivano nel bel mezzo di un quartiere americano nel 1982.

Attenzione: questo articolo contiene spoiler importanti sul finale del film

Il finale de La fine di Oak Street spiegato

Degli strani fenomeni luminosi che compaiono intorno al quartiere avvertono subito gli spettatori che qualcosa non sta andando nel verso giusto. Insieme alle misteriose sfere arrivano anche oggetti e forme di vita appartenenti a un passato lontanissimo, compresi elementi vegetali e animali che non dovrebbero più esistere nel 1982.

La Fine Di Oak Street Scena
La fine di Oak Street

La situazione raggiunge un punto di non ritorno quando una di quelle sfere luminose si allarga a tal punto da inglobare una vasta area della cittadina in cui vivono i Platt. A quel punto non è più soltanto qualcosa che sta comparendo nel quartiere: è il quartiere stesso a essere spostato indietro nel tempo. Oak Street si ritrova così nell'era preistorica, circondata dalle creature che vivevano sulla Terra milioni di anni prima.

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Tra gli abitanti che cercano di capire cosa stia succedendo c'è Audrey Platt, interpretata da Maisy Stella. La ragazza ha una forte passione per la scienza e, proprio all'inizio del film, racconta di voler andare alla Cornell per studiare con Carl Sagan.

Il riferimento all'astronomo e divulgatore scientifico diventa importante quando Audrey prova a dare un nome al fenomeno. La sua spiegazione chiama in causa i wormhole, ponti spazio-temporali. L'idea viene spiegata attraverso la classica immagine della mela. Il verme che scava in una mela attraversa una dimensione extra per saltare dal punto A al punto B, senza dover camminare su tutta la superficie esterna. Applicato allo spazio-tempo, il concetto diventa molto più estremo.

È questa l'idea che il film utilizza per dare una spiegazione a ciò che è successo a Oak Street. L'anomalia ha creato una connessione tra il 1982 e un'epoca preistorica, rendendo possibile quello che normalmente sarebbe impossibile: far entrare in contatto la contemporaneità con il mondo dei dinosauri.

La Fine Di Oak Street Immagine
La fine di Oak Street

Mitchell, però, non sente la necessità di spiegare l'origine del fenomeno. Il film non stabilisce chi o cosa abbia creato i passaggi e non introduce una tecnologia responsabile dell'accaduto. Dal punto di vista narrativo, è sufficiente stabilire che esistono e che possono alterare il rapporto tra spazio e tempo.

Carl Sagan, i wormhole e il confine tra scienza e fantascienza

Il riferimento a Carl Sagan è uno degli aspetti più curiosi della spiegazione del film, perché porta La fine di Oak Street direttamente sul confine tra scienza e fantascienza.

I wormhole, infatti, non sono un'invenzione nata per il cinema. Sono strutture ipotetiche previste dalla fisica teorica e legate alle equazioni della relatività generale di Albert Einstein. In determinate condizioni, la matematica permette di immaginare una sorta di collegamento tra punti differenti dello spazio-tempo, potenzialmente anche molto lontani tra loro. Il fatto che possano essere descritti matematicamente, però, non significa che esistano davvero. Non abbiamo mai osservato un wormhole né abbiamo prove della presenza nell'universo di passaggi spazio-temporali attraversabili.

Ed è proprio qui che entra in gioco Sagan. Quando l'astronomo stava lavorando a Contact, il romanzo pubblicato nel 1985, aveva bisogno di trovare un sistema credibile per permettere alla protagonista di attraversare enormi distanze nello spazio. Per cercare una soluzione che fosse compatibile con la fisica conosciuta, Sagan si rivolse al fisico Kip Thorne.

La Fine Di Oak Street Anne Hataway
La fine di Oak Street

Thorne approfondì così la possibilità teorica di costruire un wormhole attraversabile e si confrontò anche con uno dei problemi fondamentali: come impedire che il passaggio collassi prima che qualcosa possa attraversarlo. Da questi studi emerse la necessità di condizioni fisiche estremamente particolari, associate al concetto di materia esotica.

Il risultato è un'idea che non appartiene né completamente alla scienza né completamente alla fantascienza. La teoria fisica che descrive i wormhole è reale; la loro esistenza e, soprattutto, la possibilità di attraversarli restano invece ipotetiche.

È questo il motivo per cui il riferimento a Sagan funziona così bene ne La fine di Oak Street: il film prende un'ipotesi nata all'interno della fisica teorica e già trasformata dalla fantascienza in uno strumento narrativo e la usa per dare una spiegazione a un evento impossibile, facendo incontrare il 1982 e l'era dei dinosauri.

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