La notizia vera non è il forfait di Peter Jackson alla regia di Il Signore degli Anelli: La caccia a Gollum, ma il motivo: Jackson è convinto che Andy Serkis farà qualcosa di "molto più eccitante" proprio perché Gollum lo ha vissuto sulla propria pelle.
Un Gollum introspettivo e meno "digitale"
"Avrei potuto farlo, ma l'ho già fatto". Poche parole, dette con la solita schiettezza neozelandese, per chiudere un'epoca. Peter Jackson non ha più voglia di gestire la macchina colossale di un set di Tolkien, ma non è una questione di pigrizia. Il punto è che La caccia a Gollum, previsto per la fine del 2027, non sarà l'ennesima battaglia epica campale. Sarà un viaggio dentro una testa malata, quella di Sméagol, e Jackson è il primo a dire che nessuno conosce quegli angoli bui meglio di Andy Serkis. Affidare la regia a chi ha dato l'anima (e i movimenti) al personaggio era l'unica mossa da fare.
Il film si piazza cronologicamente come un prequel de La Compagnia dell'Anello. Vedremo Gandalf e Aragorn - o meglio, quello che resta di loro - dare la caccia alla creatura prima che Sauron metta le mani sulla verità. E qui arriva la nota dolente per i puristi: Viggo Mortensen ha detto no. Al suo posto vedremo Jamie Dornan. Proprio l'attore di Cinquanta sfumature, una scelta che ha già fatto esplodere i forum di mezzo mondo. Dornan dovrà dimostrare di avere il fango e la polvere necessari per essere un credibile Grampasso, mentre Ian McKellen e Elijah Wood tornano a casa, in quella Nuova Zelanda che ormai è la Terra di Mezzo per diritto d'autore.
La scommessa di Serkis è tutta psicologica. Jackson lo ha ribadito a Cannes: il film deve mostrare la dipendenza, l'astinenza e la follia di Gollum in un modo che un regista esterno farebbe fatica a cogliere. Serkis non sarà solo il tizio in tutina grigia che corre a quattro zampe; sarà il sarto di una storia intima, quasi un thriller psicologico mascherato da fantasy. Jackson resterà lì intorno, a fare il produttore, a dare consigli se qualcuno glieli chiede, ma ha promesso di lasciare ad Andy tutta la libertà possibile. "Dargli libertà significa avere il miglior film possibile", ha detto. E se lo dice lui, c'è da fidarsi.
Il futuro oltre il 2027: Stephen Colbert e i flashback
Ma la Warner non si ferma a Gollum. In cantiere c'è già Shadows of the Past, e qui la faccenda si fa bizzarra. A scriverlo ci sarà Stephen Colbert.
Non è uno scherzo: il conduttore americano è forse uno dei più grandi esperti di Tolkien viventi e lavorerà su una struttura a flashback per raccontare pezzi della Compagnia che al cinema non abbiamo mai visto. È un modo per raschiare il fondo del barile dei romanzi, certo, ma con un amore per il materiale originale che potrebbe zittire gli scettici.
E Peter Jackson? Se non è nella Terra di Mezzo, dove si nasconde? A quanto pare, dopo quindici anni, ha ripreso in mano il copione di Tintin. Ha confermato che sta scrivendo il seguito del film del 2011, quello che dovrebbe adattare Le sette sfere di cristallo. Sembra quasi che Jackson preferisca le sfide tecniche della performance capture pura rispetto ai grandi set reali. Forse ha davvero dato tutto quello che poteva dare agli hobbit e ora vuole solo divertirsi con i fumetti belgi.