Buen Camino, l’“effetto Checco Zalone” fuori dal cinema: aumentate le visite urologiche grazie al film

Non sempre la salute passa da opuscoli informativi o campagne istituzionali, a volte arriva da una sala cinematografica: è quello che sta accadendo dopo Buen Camino, la commedia che ha innescato un sorprendente effetto collaterale negli ambulatori italiani.

Una scena di Buen Camino

Dopo Buen Camino, il nuovo film di Checco Zalone, le visite urologiche aumentano fino al 40%. Una scena comica rompe il tabù sulla prostata e spinge soprattutto uomini giovani a rivolgersi al medico, trasformando il cinema in un inatteso alleato della prevenzione.

Dal grande schermo all'ambulatorio: come nasce l'"effetto Zalone"

Dopo l'uscita di Buen Camino, film campione d'incassi con Checco Zalone, la prostata ha smesso di essere un argomento proibito. Non per una svolta culturale pianificata, ma per una scena comica che ha fatto centro. Negli ospedali e negli studi di urologia, in particolare in Puglia, le richieste di visite sono cresciute in modo netto. A raccontarlo è Roberto Piccinni, urologo barese e dirigente medico all'ospedale Di Venere di Carbonara, che parla senza esitazioni di "un aumento di circa il 40%".

Manifesto Buen Camino
La locandina di Buen Camino

Un dato che non nasce da impressioni isolate. "Lo abbiamo notato tutti", spiega il medico, sottolineando come il fenomeno sia emerso anche nel confronto quotidiano tra colleghi. La chiave sta proprio nella forza del racconto popolare: una gag, costruita per far ridere, ha avuto l'effetto collaterale di rendere riconoscibili sintomi che molti uomini tendevano a ignorare o minimizzare. Bruciori, fastidi pelvici, bisogno frequente di urinare: segnali spesso liquidati come "niente di serio", ma che nel film trovano una rappresentazione diretta e immediata.

Buen Camino aveva previsto tutto: la profezia nella targa della Ferrari di Checco Zalone Buen Camino aveva previsto tutto: la profezia nella targa della Ferrari di Checco Zalone

Piccinni e Zalone sono coetanei e hanno frequentato lo stesso liceo, ma il medico tiene a precisare che non esiste alcun legame personale. "Ci conoscevamo di vista, come succedeva nelle scuole non molto grandi", racconta, ricordando però come già allora Zalone mostrasse una comicità naturale. Oggi, a distanza di anni, i loro percorsi si incrociano in modo del tutto imprevisto: non per una consulenza scientifica, ma per l'impatto culturale di una battuta riuscita.

Prostata, giovani e prevenzione

Uno degli aspetti più interessanti dell'"effetto Zalone" è l'età dei nuovi pazienti. "L'incremento riguarda soprattutto uomini relativamente giovani", spiega Piccinni. Il motivo è chiaro: nel film si parla di disturbi tipici della prostatite, un'infiammazione della prostata che colpisce soprattutto tra i 20 e i 50 anni. Non tumori né ipertrofia prostatica, ma problemi comuni, spesso sottovalutati. Ed è proprio questa normalizzazione del sintomo a fare la differenza.

Buen Camino Checco Zalone
Buen Camino: Checco Zalone in una scena

"Molti si sono riconosciuti", racconta l'urologo, spiegando come il cinema abbia reso più leggibili segnali che prima venivano confusi con una semplice cistite o ignorati del tutto. I riscontri arrivano direttamente dall'ambulatorio: "Un uomo di 51 anni mi ha detto chiaramente di essere venuto perché, dopo aver visto il film, ha chiesto alla moglie di prenotargli una visita". Un episodio emblematico, che mostra come la risata possa trasformarsi in consapevolezza.

Dal punto di vista medico, Piccinni chiarisce anche un aspetto fondamentale: "Un trentenne può avere problemi alla prostata, ma nella maggior parte dei casi si tratta di prostatite". La prevenzione oncologica segue altre tempistiche: "Intorno ai 40 anni se c'è familiarità, e intorno ai 50 se non c'è". Ma anche chi non presenta sintomi gravi approfitta dell'occasione per informarsi, ricevendo indicazioni su stili di vita corretti, attività fisica ed equilibrio generale.

Alla fine, la domanda sorge spontanea: una commedia può davvero incidere sulla salute pubblica? Piccinni risponde senza retorica: "Se riesce a superare imbarazzi e reticenze e a portare le persone dal medico prima che i problemi si aggravino, sì". In questo caso, la risata non cura, ma apre la porta. E spesso è il primo passo che conta di più.