Avatar: Fuoco e Cenere, Micheal Mann lo ha amato: "Jim Cameron ha creato un'intera biologia aliena"

Quando un autore come Michael Mann prende posizione, difficilmente lo fa per moda. E infatti il suo entusiasmo per la saga di Avatar - spesso accusata di puntare più sullo spettacolo che sulla scrittura - suona come una dichiarazione critica precisa e sorprendentemente radicale.

Una scena di Avatar: Fuoco e Cenere

Michael Mann celebra Avatar: Fire and Ash come un risultato straordinario e guarda all'intera saga di James Cameron come a un futuro magnum opus. Una presa di posizione controcorrente che riapre il dibattito sul valore artistico della trilogia.

Mann, Cameron e l'elogio dello spettacolo alieno

Nel panorama delle dichiarazioni cinefile più spiazzanti, Michael Mann ha ormai un posto riservato. Il regista di Heat non è nuovo a scelte che fanno alzare più di un sopracciglio, ma il suo amore dichiarato per Avatar resta uno dei casi più emblematici. A differenza di molti colleghi che ne riconoscono il valore tecnico ma ne ridimensionano la forza narrativa, Mann abbraccia l'opera di James Cameron nella sua totalità. E lo fa con convinzione, firmando persino un tributo su Variety dedicato al terzo capitolo, Avatar: Fuoco e Cenere, definito senza mezzi termini "un enorme successo".

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Avatar: Fuoco e Cenere, la locandina italiana

Secondo Mann, l'originalità visiva di Cameron è un dato acquisito, quasi scontato. Ciò che rende Fuoco e Cenere davvero potente, però, è la sua credibilità interna: "Ciò che rende 'Fuoco e Cenere' così incisivo è la sua verosimiglianza". Nel racconto in costante movimento, lo spettatore - sostiene il regista - percepisce Na'vi e umani come individui sempre più complessi, intrappolati in una zona di conflitto in un futuro alieno che appare sorprendentemente autentico. È questa solidità del mondo costruito a conferire al film una forza viscerale, capace di andare oltre la superficie digitale.

Mann elogia apertamente l'ambizione enciclopedica di Cameron, sottolineando come la sua visione non si limiti alla spettacolarità, ma includa biologia aliena, antropologia, ingegneria meccanica, politica e una narrazione serrata. "Jim ha iniziato da un foglio bianco", scrive, "non riesco a pensare a un altro autore che abbia inventato un mondo tridimensionale così vasto partendo esclusivamente dalla propria immaginazione". Un complimento che pesa, soprattutto perché arriva da un cineasta noto per il suo rigore formale e la sua ossessione per il realismo.

Un giudizio controcorrente

L'ammirazione di Mann per Avatar non è un'infatuazione recente. Già nel 2023, intervistato da Letterboxd, aveva definito il film "uno dei migliori mai realizzati". E quando gli fu chiesto di indicare i suoi quattro titoli fondamentali, accanto a Battleship Potemkin, The Asphalt Jungle e 2001: Odissea nello spazio, comparve - con grande sorpresa - proprio Avatar. Una scelta che ribadisce quanto Mann consideri il cinema di Cameron non un semplice evento industriale, ma un vero snodo artistico.

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Avatar: Fuoco e Cenere, una scena del film

Ancora più clamorosa fu la sua decisione, nel 2012, di includere Avatar tra le sue preferenze per il prestigioso sondaggio Sight and Sound del BFI dedicato ai più grandi film di sempre. Una mossa che all'epoca fece discutere, ma che oggi appare coerente con la sua visione di lungo periodo. Mann non ragiona sul presente immediato, bensì su come le opere verranno lette storicamente. E in questa prospettiva, Fuoco e Cenere non è che una tappa.

"Preso da solo, 'Fuoco e Cenere' è un risultato incredibile", scrive, ricordando che mancano ancora due capitoli alla chiusura definitiva. Ma è guardando oltre, immaginando uno sguardo retrospettivo tra decenni, che il giudizio si fa definitivo: "L'intera saga di 'Avatar' sarà vista come il magnum opus che è davvero". Un'affermazione che ribalta molte critiche contemporanee e invita a riconsiderare il valore del cinema spettacolare quando è sostenuto da una visione autoriale coerente e radicale.

Avatar - Fuoco e Cenere, recensione: l'assoluto (mancato) di James Cameron e i ghirigori di un cinema gigante Avatar - Fuoco e Cenere, recensione: l'assoluto (mancato) di James Cameron e i ghirigori di un cinema gigante

Che Mann abbia ragione lo dirà il tempo. Ma intanto, la sua voce si aggiunge a quelle che chiedono di guardare ad Avatar non come a un semplice fenomeno tecnologico, bensì come a un progetto artistico che ambisce - senza timidezza - a lasciare un segno duraturo nella storia del cinema.