Voglio mangiare il tuo pancreas

2018, Animazione

Voglio mangiare il tuo pancreas, la recensione: l’amicizia e l’elogio alla vita

La recensione di Voglio mangiare il tuo pancreas, nuova uscita della stagione degli Anime al cinema con Nexo Digital, che racconta una toccante storia d'amicizia.

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L'arrivo nelle sale italiane di un anime come Voglio mangiare il tuo pancreas conferma la validità e l'importanza del progetto anime al cinema di Nexo Digital, che ci permette di guardare uno dei successi dell'animazione giapponese a pochi mesi di distanza dalla sua uscita nelle sale del Sol Levante. Il film tratto dal romanzo di Yoru Sumino del 2014, già reso su schermo anche in un lungometraggio live action, è infatti arrivato nei cinema giapponesi lo scorso 1 settembre, seguendo di un anno il successo commerciale di quel precedente adattamento. E in questa nostra recensione di Voglio mangiare il tuo pancreas cercheremo di valutarne pregi e difetti, oltre che cercare di analizzare come si colloca nell'ambito della recente produzione animata nipponica.

Voglio mangiare il tuo pancreas è in uscita, infatti, il 21, 22 e 23 Gennaio e va ad arricchire un inizio anno in cui gli appassionati di animazione giapponese hanno già potuto guardare su Netflix un altro anime di recente distribuzione in patria, ovvero la chiusura della trilogia ispirata a Godzilla, e il simulcast di una serie attesa come The Promised Neverland su Vvvid, senza considerare le proposte dello scorso autunno, tra le quali figurava uno dei film animati più interessanti dell'anno, quel Mirai che ci aveva conquistati a Cannes. Un buon momento per chi segue con passione questo mondo, non più fruibile (solo) attraverso arrivi sporadici e occasionali, ma attraverso una copertura più ampia ed eterogenea, seppur comunque parziale, che spazia tra canali streaming dedicati e non solo, uscite evento per le sale e cofanetti homevideo.

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Nel segno del destino: trama e personaggi di Voglio mangiare il tuo pancreas

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Non potrebbero essere più diversi i due protagonisti di Voglio mangiare il tuo pancreas, Haruki Shiga e Sakura Yamauchi, entrambi studenti delle superiori: lui è timido, riservato, disinteressato al contatto con il prossimo; lei è invece allegra, esuberante e piena di vita. Ma lei ha anche un triste segreto che il ragazzo scopre per caso, leggendone il diario casualmente ritrovato: una malattia terminale al pancreas che la porterà inevitabilmente alla morte. A dispetto delle loro diversità, i due ragazzi riescono a stringere un forte legame, un'amicizia speciale che sembra scritta nel destino ed è legata ai nomi dei due ragazzi (Haru significa primavera in giapponese, mentre Sakura sono i ciliegi che in quella stagione fioriscono, ampiamente ammirati nel paese) e li porta a passare sempre più tempo insieme e condividere il poco tempo che ancora le rimane da vivere. Un rapporto forte che non potrà non segnare per sempre il ragazzo e la sua visione del mondo e della vita.

L'importanza dei temi e l'elogio della vita

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Pur in una storia che ha come inevitabile e drammatico traguardo la morte, Voglio mangiare il tuo pancreas (che richiama dal titolo la credenza giapponese che mangiare una parte del corpo di una persona amata può aiutare a curare la stessa parte del corpo) è un elogio della vita, rappresentato dall'attitudine di Sakura e i tuoi continui sforzi per cambiare quella del nuovo amico Haruki. Uno spunto che va a braccetto con la già accennata fatalità che accompagna questo incontro e una riflessione sul destino e su come siano le infinite scelte che facciamo quotidianamente a modellare la nostra vita. Quest'attenzione ai temi che vuole raccontare è il vero punto di forza dell'anime scritto e diretto da Shin'ichirô Ushijima, di una costruzione narrativa attenta a sostenerli e giustificarli.

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Poca originalità, ma tanta emozione

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Voglio mangiare il tuo pancreas riesce, infatti, a emozionare per il modo in cui racconta i suoi personaggi e il legame che li unisce, per la costruzione narrativa ed emotiva che circonda e accompagna il rapporto tra i due ragazzi, piuttosto che per la trama in sé che non si discosta troppo da un tradizionale anime di genere romantico. Una costruzione ben sostenuta dal lavoro tecnico e artistico del giovane Studio VOLN, fondato soltanto nel 2014, che non fa gridare al miracolo, ma riesce a trovare nell'attenzione ai dettagli e in diverse trovate visive la giusta chiave di lettura per far emergere la toccante storia di Haruki e Sakura, sottolineandone le luci piuttosto che le ombre legate al destino di lei.

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Antonio Cuomo
Redattore
3.5 3.5
Cinecittà World
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