Una festa esagerata

2018, Commedia

Una festa esagerata, Vincenzo Salemme: "Sono un teatrante, il cinema si fa con gli attori"

Dopo averla portata in giro sui palcoscenici italiani il regista e comico napoletano adatta per il cinema l'omonima commedia teatrale da lui stesso scritta. Un cast di teatranti e vecchi amici, da Iaia Forte a Massimiliano Gallo in inedite vesti comiche. Ad affiancarlo nella scrittura Enrico Vanzina.

Un piccolo eroe dei nostri tempi, spiazzato dal malcostume imperante, spaesato in mezzo alla volgarità e all'ignoranza di un presente sempre più selfie oriented e superficiale. È l'ingenuo geometra Gennaro Parascandolo, protagonista di Una festa esagerata interpretato da Vincenzo Salemme, che qui è anche regista del film tratto dall'omonima commedia teatrale da lui stessa scritta e messa in scena per diverse stagioni prima di approdare al cinema dal 22 marzo in 350 sale. Il risultato è una commedia dal ritmo travolgente, un tributo alla napoletanità con sferzate amare e ritratti umani, che omaggiano la risata della vecchia commedia all'italiana.

Una festa esagerata: Vincenzo Salemme e Mirea Flavia Stellato in una scena del film

Nel cast una squadra di attori (molti dei quali vecchi amici) dalla vis comica straordinaria, a volte insospettabile come nel caso di Massimiliano Gallo ("l'unico con la faccia da duro capace di far ridere"), passando per Iaia Forte ("sembra un'attrice di Brian De Palma, ha il coraggio degli attori colti"), Tosca D'Aquino ("la mia sorella minore, mi mette buon umore, la guardo e penso che non moriremo mai"), Nando Paone ("lo conosco da una vita, eravamo insieme nella compagnia di Luca De Filippo"), Francesco Paolantoni ("siamo amici fraterni"). Tutti variamente impegnati nella preparazione del diciottesimo compleanno della figlia di Gennaro, Mirea (Mirea Flavia Stellato), almeno fino a quando la morte dell'inquilino del piano di sotto non complicherà le cose rischiando di farla saltare.

Leggi anche: Una festa esagerata: Salemme e il potere dell'antica comicità partenopea

Dal teatro al cinema: una grande famiglia

Una festa esagerata: Tosca D'Aquino e Mirea Flavia Stellato in una scena del film

Per l'adattamento cinematografico hai scelto di farti affiancare nella scrittura da Enrico Vanzina e hai optato per un cast diverso da quello impiegato a teatro.

Vincenzo Salemme: L'apporto di Enrico alla sceneggiatura è stato fondamentale, perché c'era un'amicizia oltre ad una certa affinità; con Giampaolo Letta ci eravamo detti che per evitare troppa teatralità serviva uno sguardo esterno ed Enrico in questo è stato bravo, perché ha lavorato con garbo senza stravolgere l'anima teatrale del soggetto e nello stesso tempo gli ha dato un passo cinematografico.
Usare gli stessi attori sarebbe stato pericoloso, poteva sembrare la registrazione pedissequa della commedia teatrale da cui è tratto il film, con questo cambiamento abbiamo dato freschezza agli stessi dialoghi.

Una festa esagerata: Vincenzo Salemme e Andrea Di Maria in una scena del film

Hai costruito questo cast come una compagnia teatrale, molti di loro avevano lavorato già con te...

Vincenzo Salemme: Sono un teatrante e per quanto mi riguarda i film tratti dalle commedie teatrali si sono sempre fatti, non ci si deve fare imprigionare dal teatro che può essere invece un trampolino di lancio. Avere un affiatamento con gli attori e trasmettere al pubblico quella sensazione è una marcia in più .
I film devono essere prima di tutto ben recitati, è la prima cosa a cui bada il pubblico che è come i bambini, ci deve credere perché se si accorge che un attore sta recitando allora è finita, non succede nulla.

Leggi anche: Vincenzo Salemme ci racconta la sua "festa con il morto"

Una festa esagerata: Francesco Paolantoni in una scena del film

E per voi attori, come è andata?

Francesco Paolantoni: Mi aveva molto divertito vedere lo spettacolo, ma la cosa più buffa è che nel film interpreto quello che nell'opera teatrale era solo un personaggio citato. Io e Vincenzo abbiamo un passato teatrale molto divertente, ma questa è la prima volta che ci incontriamo su un set cinematografico.

Nando Paone: Il mio rapporto con Salemme nasce prima di tutto da un'amicizia, mi ricordo quando giovanissimi fuori dal teatro Umberto ci dicevamo: "Sarebbe bello fare gli attori!". Ho recitato nelle sue prime opere e oggi posso dire che con lui non ci si ferma mai, sera per sera continui a cambiare e a costruire il personaggio, non ci si annoia e lo spettacolo è sempre fresco. È l'unico regista che mi ha sempre chiesto di interpretare ruoli strani, estremi e surreali; quando mi invitò a fare questo strano vecchio, un uomo della mia età che fa l'attoraccio filodrammatico, pensai subito che dovevo renderlo il più possibile credibile. Per me è sempre una prova inedita.

Giovanni Cacioppo: Sono caduto il giorno prima delle riprese facendomi male a un braccio; avrei dovuto tenere il gesso per almeno un mese, invece me lo sono levato e sono andato a lavorare lo stesso.

Una festa esagerata: Vincenzo Salemme e Vincenzo Borrino in una scena del film

Andrea, interpreti un ruolo in cui la farsa è più crudele verso un tipo di generazione, la cosiddetta selfie generation.

Andrea Di Maria: Non era difficile entrarci! Ho un rapporto particolare con questa commedia: l'avevo vista a teatro, poi ho girato il film e in seguito mi sono ritrovato a recitare nello spettacolo perché ho dovuto sostituire per due settimane l'attore che interpretava Don Pasquale. Con Vincenzo c'è sempre uno scambio di idee e di umori, la trovata del selfie in scrittura non c'era, me l'ha suggerita il primo giorno di riprese e da lì è nato quel tipo di personaggio.

Una festa esagerata: Tosca D'Aquino e Iaia Forte in una scena del film

Iaia, sarebbe bello vedere uno spin off sul tuo personaggio...

Iaia Forte: Lucia è un personaggio meraviglioso, è uno di quei ruoli inediti che al cinema non incontri così facilmente e che per un attore sono un gran godimento. Ho potuto giocare, inventare e improvvisare con la sicurezza di una solida struttura attoriale. È stata una grande occasione di gioco.

Dal teatro ti sei portato dietro l'unità di luogo e di tempo, che al cinema rischia di essere un problema. Come lo hai aggirato?

Vincenzo Salemme: La cosa più difficile era la concentrazione, perché non c'erano cambi di location, che in genere permettono di ricostruire l'emozione del momento. L'aiuto invece era la forza di alcune battute che conoscevamo bene e che sapevano avrebbero funzionato.

Leggi anche: Caccia al tesoro: Salemme, Buccirosso e Serena Rossi cercatori di risate per i Vanzina

La napoletanità

Una festa esagerata: Mirea Flavia Stellato in una scena del film

L'ignoranza è un elemento molto vivo nel film.

Vincenzo Salemme: Oggi è abbastanza comune, anzi è sempre più diffusa. Prenderla in giro potrebbe suonare come un invito a studiare tutti un po' di più. In generale credo che il mondo sia migliorato sotto il punto di vista della tecnologia e delle aspettative di vita, ma mi preoccupa la rarità dei fenomeni di gioia collettiva. Temo ci sia una specie di implosione, l'individuo si nasconde e tende a rinchiudersi per paura di mostrarsi.
Penso ad esempio a quando l'Italia vinse i mondiali nell'82, stavano tutti per strada; non vedo un paese che si muove per la nazionale da allora, non l'ho visto neanche nel 2006, forse a Napoli si sentiva di più. L'amore per la nazionale è significativo e lo è il fatto che siamo usciti dai mondiali; per me il calcio è un fenomeno sociale, e sono già a lutto da due mesi al pensiero che a giugno non vedrò l'Italia giocare.

images/2018/03/26/ufe_0525.jpg

Qual è il tuo legame con Napoli?

Vincenzo Salemme: Quando Napoli è legata alla simpatia come fenomeno non mi piace, ma quando la simpatia è fattore culturale e diventa empatia, capacità di comunicare con gli altri e tollerare, allora mi piace. Adoro Napoli quando è cultura profonda e antica, mi piace meno se è superficie o aspetto esteriore. E mi piace la squadra del Napoli perché è seria e profondamente rappresentativa di una città dalla cultura millenaria; è il segno di un cambiamento culturale rispetto ad esempio al Napoli di Maradona, indubbiamente fortissimo, ma legato al fenomeno, che andava aldilà della cultura.

Leggi anche: I grandi della commedia italiana: 15 attori, 15 film e 15 scene cult

Sei più soddisfatto dai tuoi successi cinematografici o da quelli teatrali?

Vincenzo Salemme: Il successo più bello al cinema fu con SMS - Sotto mentite spoglie, fece quasi sei milioni di euro. A teatro hai la possibilità di correggere e aggiustare il tiro strada facendo, al cinema no, bisogna essere bravi a prevedere. In generale però più grande è il successo e più mi piace, bisogna amarlo perché porta bene, non mi basta mai e lo auguro a tutti.

images/2018/03/26/ufe_0768.jpg

Come è cambiata Napoli negli ultimi anni?

Vincenzo Salemme: La vedo più tranquilla, ma il mio punto di vista è quello di un privilegiato, non faccio la vita di una persona comune, sono benestante e vivo Napoli come un paradiso; a vederla così mi sembra migliorata, vivace, pulita, ma bisognerebbe chiedere ad altri. A livello mondiale però l'animo umano si è intristito, ho avuto la fortuna di conoscere gli anni '60 e mi ricordo l'allegria, la gioia nei rapporti, oggi invece siamo a livello più basso nelle relazioni tra uomini e donne, è il periodo di maggior dissidio tra i due emisferi dell'umanità, il peggiore che ricordi nei miei sessant'anni di vita. È successo qualcosa di grave, ogni giorno ammazzano una donna, forse c'è una sorta di reazione violenta del maschio per tutte le conquiste ottenute dalle donne. Un mondo in cui maschi e femmine non vanno più d'accordo, è un mondo senza più armonia.

Una festa esagerata, Vincenzo Salemme: "Sono un...
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Una festa esagerata: Salemme e il potere dell’antica comicità partenopea
Vincenzo Salemme ci racconta la sua "festa con il morto"