Louise Andersen conduce un'esistenza tranquilla sull'isola norvegese di Hidra, dove gestisce un piccolo caffè insieme al compagno Joachim. L'idillio va improvvisamente in frantumi quando un misterioso sconosciuto entra nel locale e sostiene che lei si chiami in realtà Helene Söderberg, ovvero una ricca ereditiera danese scomparsa nel nulla due anni prima. Poiché alcuni frammenti di memoria cominciano a tornare alla luce, la protagonista de La donna senza passato decide di fare un test del DNA, che conferma quell'incredibile versione.
Determinata a scoprire la verità su quanto le sia effettivamente accaduto e a recuperare la memoria perduta, Louise si reca quindi in Danimarca e si confronta con l'ex marito, proprietario di un vero e proprio "impero" di spedizioni marittime, scoprendo inoltre di essere madre del piccolo Alexander. Ma mentre i ricordi cominciano a riaffiorare l'uno dopo l'altro, Louise comprende che non era tutto rose e fiori e si ritrova in una situazione estremamente pericolosa.
La donna senza passato: dalla carta allo schermo
Una donna senza memoria che scopre di essere stata un'altra persona, ricca, sposata - più o meno felicemente, questo è appunto tutto da scoprire - e madre. È una premessa non certo nuova alle logiche del thriller psicologico, rivisitata in molteplici occasioni sia da grandi classici che da produzioni minori, e che sulla carta è in grado di offrire infinite possibilità in chiave narrativa.
La regista Barbara Topsøe-Rothenborg ha così sfruttato la sceneggiatura, adattamento del romanzo di Anna Ekberg, per plasmare la vicenda in un contemporaneo nordic noir che cerca a suo modo di evadere dalla canonica definizione di genere. Nelle quasi due ore di visione infatti troviamo il mystery gotico, il melodramma familiare e il thriller psicologico, per un risultato a tratti affascinante ma fortemente discontinuo, che in diverse occasioni si ritrova a dover forzare la mano per portare i personaggi dove vuole.
Un mistero da svelare
La prima parte, quella dove tutto è ancora da svelare, è probabilmente anche quella più riuscita e capace di incuriosire lo spettatore. Il problema è che quando la matassa viene effettivamente sbrogliata, La donna senza passato scade in molteplici inverosimiglianze, fino a quella resa dei conti finale tirata per le lunghe senza giustificazione, quando una banale richiesta di aiuto alle forze dell'ordine sarebbe con ogni probabilità servire a risolvere tutto in modo ben più semplice.
Un'altra pecca evidente è una certa "fretta" soprattutto nella parte centrale, quando il pubblico viene inondato di una serie di dettagli che emergono nei vari flashback e si dipana quell'intrigo prossimo a informarci sulla vera storia di Louise. Louise che, ricordiamolo, nella primissima scena vediamo gettarsi in un fiume da un ponte, e che quindi sappiamo già in fuga più o meno giustificata da un pericolo imminente.
Volti e spunti al centro del film
Natalie Wolfsberg Madueño, che ricordiamo nelle serie The Rain e Loro uccidono - Nel buio della mente, convince nel ruolo principale, pur a dispetto dei limiti di una protagonista che a un certo punto si ritrova sempre più in balia degli eventi. Più sfumata in tal senso l'interpretazione di Claes Bang nelle vesti di un marito che ha qualcosa da nascondere, ambigua quanto basta per dare al suo personaggio il giusto alone di inquieto mistero.
La donna senza passato vorrebbe sulla carta parlare di memoria, di identità perdute, di maternità da salvaguardare ad ogni costo. E anche di lotta di classe, problemi sociali e di un mondo suddiviso tra ricchi e poveri, dove spesso il denaro e la violenza dominano su ogni cosa. Ma sembra caricarsi troppo di spunti poi poco indagati, esaurendo ben prima del previsto il carburante narrativo e affidandosi in maniera fin troppo prevedibile a soluzioni facili tipiche di certo crime-thriller contemporaneo. A conti fatti il film si limita così a essere un collage a tratti anche gradevolmente tensivo ma privo di momenti squisitamente originali.
Conclusioni
Adattamento di un romanzo, La donna senza passato avrebbe potuto giocare meglio con le aspettative dello spettatore, ma il mistero e le contraddizioni di una donna vittima di amnesia che riscopre la sua "vita precedente" si perdono ben presto in inverosimiglianze varie e assortite. Uno spartito narrativo che si smarrisce nelle proprie ambizioni, con la sceneggiatura che nella seconda metà preferisce affidarsi a soluzioni convenzionali nel tentativo di sbrogliare un intreccio inutilmente complicato(si), senza però il coraggio di esplorare appieno i vari spunti in questo introdotti. Il buon cast e una discreta tensione psicologica in alcuni passaggi chiave potrebbero anche bastare a un certo tipo di pubblico, ma la sua natura troppo esplicativa rende il film più ingenuo e scontato del previsto.
Perché ci piace
- Natalie Wolfsberg Madueño e Claes Bang convincono nei rispettivi ruoli.
- Tensione su discreti livelli.
Cosa non va
- Sceneggiatura che lascia molto all'immaginazione.
- La storia non è avara di forzature e a tratti "corre" più del dovuto.