Messico, 1910. Mentre il Paese si avvia nel cuore della Rivoluzione, la giovane Emilia Sauri cresce a Puebla all'interno di una famiglia dalle idee liberali, che le permette di coltivare delle ambizioni tutt'altro che scontate dato il trattamento riservato alle donne in tale contesto storico. La protagonista di Male d'amore sogna infatti di studiare medicina e di costruirsi una vita indipendente, senza accettare matrimoni imposti o convenzioni sociali tipici della borghesia locale.
Il suo equilibrio viene complicato dal ritorno di Daniel Cuenca, suo amico d'infanzia e primo grande amore, che ora è coinvolto in prima persona nella lotta politica e nei moti che agitano le strade: una missione la sua che lo allontana ciclicamente da Emilia, con la quale nasce una relazione tanto passionale quanto irrequieta. E l'arrivo del giovane medico Antonio Zavalza rischia di agitare nuovamente il cuore della ragazza, ora divisa tra quel sentimento avventuroso e il bisogno di una stabilità emotiva per costruirsi una famiglia lei stessa.
Male d'amore: dalla carta allo schermo
Negli ultimi anni il mondo della serialità dell'America latina ha vissuto una vera e propria stagione dell'oro, con grosse produzioni del calibro di Cent'anni di solitudine e La casa degli spiriti che hanno allietato il pubblico delle piattaforme streaming. Tocca ora al Messico, con l'adattamento in sette puntate di un romanzo più recente, scritto da Ángeles Mastretta e vincitore del prestigioso Premio Rómulo Gallegos nel 1996. Adattamento diretto per altro in gran parte dalla figlia della vera autrice, ovvero quella Catalina Aguilar Mastretta che si è approcciata con rispetto e rigore all'opera materna.
Con Male d'amore ci troviamo di fronte a un melodramma storico che prende apparentemente una strada più convenzionale per arrivare in realtà altrove, sfruttando il tourbillon sentimentale del titolo come miccia per parlare di un contesto ben più ampio e ricco di sfumature sociopolitiche. Se il personaggio di Emilia, divisa tra due uomini come nel più classico triangolo romantico, può lasciare spazio a comprensibili dubbi, in realtà lo stesso sentimento diviso assume connotati metaforici che vengono ulteriormente sottolineati nell'epilogo, in quella conclusione ambientata per l'appunto molti anni dopo gli eventi principali.
Cuore di donna
Centrale nelle vicende è il diritto di Emilia a decidere della propria esistenza e la Rivoluzione messicana diventa così qualcosa di più di un semplice palcoscenico storico. Mentre il Paese manifesta la volontà di cambiare per sempre le cose, di ribaltare le regole imposte, lei prova a fare la medesima cosa con la propria vita, assumendo un ruolo fortemente simbolico in una società dall'impronta ancora fortemente patriarcale.
La sceneggiatura non racconta l'emancipazione come un qualcosa di astratto, ma bensì tramite una protagonista che deve continuamente fare i conti con le conseguenze delle proprie decisioni, dei propri sbagli e del proprio cuore, costantemente indeciso su quale sia l'uomo del suo destino. Emilia non vuole unicamente "essere libera", ma intende esercitare una professione al pari livello dei colleghi maschi, prendersi cura dei malati, studiare e costruirsi un futuro senza l'ottemperanza o il supporto del "sesso forte". La sua ribellione appare quindi molto più incisiva e complessa di quella di molti personaggi femminili omologhi, basati spesso su un girl power molto più di routine.
Un cast adatto per una storia che avvince
Renata Vaca riesce a dar vita ad un'eroina fuori dagli schemi, che sbaglia e si danna, che non riesce a decidere ma a un certo punto deve obbligatoriamente trovare una quadra, non per forza la più giusta ma quella in grado di darle maggiore stabilità. Una figura impulsiva e contraddittoria, testarda e scostante, che proprio nelle imperfezioni diventa ancora più umana e meritevole di empatia. La serie ha inoltre il merito di non fare di Daniel e Antonio - interpretati rispettivamente con la giusta solerzia da Juan Pablo Fuentes e Iván Amozurrutia - delle semplici alternative romantiche.
I due personaggi maschili chiave rappresentano infatti due distinte, forse inconciliabili, visioni esistenziali. Il primo è la ribellione, il cuore che brucia ma anche l'incertezza, mentre il secondo rappresenta forse sì la convenzione ma anche la concretezza e una prospettiva più rilassata e rassicurante. Nessuno dei due viene ridotto completamente a una mera funzione narrativa e anche se il pubblico tiferà probabilmente per il primo quale soluzione idealistica, anche il secondo ha dei punti di forza non da poco.
A tratti la suddivisione episodica risente di una parziale ripetitività, con le sette ore complessive che sembrano a tratti insistere eccessivamente sui dati di fatto, su quelle dinamiche delle quali si era già preso ormai ampiamente atto. Ma complice la discreta ricostruzione storica e il buon numero di comparse, Male d'amore è un'operazione ben più accattivante e carica di spunti di quanto il suo titolo lasci sottintendere.
Conclusioni
Un dramma storico, adattamento dell'omonimo romanzo, che sfrutta la miccia sentimentale come veicolo per raccontare non soltanto la Rivoluzione messicana, che procede in parallelo alle vicende private dei protagonisti, ma anche della visione di una donna che si rifiuta di scegliere tra amore, libertà e professione, o meglio che non vuole siano gli altri a scegliere per lei. Renata Vaca sostiene con intensità una figura femminile passionale, ostinata e amabilmente imperfetta, in una serie che sa come e dove colpire, pure al netto di qualche ridondanza e di una certa ingenuità in alcune svolte chiave. Ma Male d'amore, complice anche una messa in scena di tutto rispetto, è in grado di intercettare un pubblico relativamente ampio, basta non farsi ingannare da quel titolo dall'aura eccessivamente sentimental-melodrammatica.
Perché ci piace
- Una protagonista intensa e passionale.
- Il triangolo sentimentale non è il centro del racconto, tingendosi anzi di connotazioni metaforiche e simboliche parallele alla Rivoluzione messicana in corso.
- Una messa in scena d'impatto.
Cosa non va
- Qualche ridondanza e lungaggine di troppo.