Tutto il mio folle amore, Claudio Santamaria: "Se sei tranquillo con te stesso non puoi odiare gli altri"

Intervista video a Claudio Santamaria, che in Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores canta e scopre le gioie di essere padre.

INTERVISTA di 25/10/2019
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Venezia 2019: Claudio Santamaria durante il photocall di Tutto il mio folle amore

Claudio Santamaria può fare tutto: il supereroe per caso, la commedia, il dramma e anche il cantante, come dimostra in Tutto il mio folle amore di Gabriele Salvatores, in cui interpreta Willy, artista che si esibisce in sagre di paese e feste locali.

Come spieghiamo nella nostra recensione di Tutto il mio folle amore, c'è una cosa però che Willy non ha risolto: 16 anni prima ha avuto un figlio, Vincent (Giulio Pranno), affetto da autismo, che ha abbandonato, insieme alla madre Elena (Valeria Golino). Prima di intraprendere una tournée nei Balcani, Willy si decide finalmente a conoscere il ragazzo, anche se il compagno di Elena, Mario (Diego Abatantuono), non è per niente d'accordo. Questo incontro gli cambia la vita, facendogli scoprire finalmente la bellezza, e la responsabilità, di essere padre.

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Tutto il mio folle amore: Claudio Santamaria e Giulio Pranno in una scena

Presentato fuori concorso alla 76esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, Tutto il mio folle amore è nelle sale italiane dal 24 ottobre e si ispira al romanzo Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, che racconta la vera storia di Andrea e Franco Antonello. Gabriele Salvatores fa dire al personaggio interpretato da Valeria Golino che quello di Diego Abatantuono ormai invecchiato odia tutti.

La nostra intervista a Claudio Santamaria

Come si fa non perdere mai l'entusiasmo? Lo abbiamo chiesto a Claudio Santamaria che abbiamo incontrato al Lido di Venezia per questa intervista: "Secondo me, quando uno fa i conti con se stesso ed è tranquillo con se stesso non può odiare gli altri. Può odiare degli atteggiamenti degli altri, come la stupidità, l'ignoranza, l'invadenza, ma odiare gli altri tanto per odiarli significa che c'è qualcosa che non va con te stesso. Una volta che uno ha raggiunto il Nirvana, per citare sempre Salvatores, è difficile che possa odiare gli altri. In questo film il mio personaggio, avendo chiuso il proprio cuore ai sentimenti 16 anni prima, abbandonando questa donna incinta, e non avendo mai visto suo figlio, ferisce inconsapevolmente gli altri, perché va in giro di fiore in fiore, canta Modugno, le donne lo guardano con desiderio e lui si concede per una notte e dopo fugge ancora, scappa, perché non vuole che il suo cuore metta radici. Fino a che non apre quel suo cuore ferito odierà gli altri e avrà un rapporto apatico con la vita."