Tutto il mio folle amore, la recensione: il film di Salvatores è come il pane, fa stare bene

La recensione di Tutto il mio folle amore: Gabriele Salvatores e il rapporto tra un padre e un figlio interpretati da Claudio Santamaria e dall'esordiente Giulio Pranno.

RECENSIONE di 06/09/2019
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Se ti abbraccio non aver paura: Giulio Pranno nella prima foto

Lo ammettiamo subito: nello scrivere la recensione di Tutto il mio folle amore non possiamo non sorridere, perché siamo usciti dalla sala pervasi da una sensazione di benessere. Come dice uno dei protagonisti, abbiamo bisogno di parole che facciano bene, come il pane. In questo caso è il film di Gabriele Salvatores, presentato fuori concorso a Venezia 76 e nelle sale italiane dal 24 ottobre, che regala 97 minuti di positività.

La trama: Willy e Vincent, ritrovarsi dopo sedici anni

Willy (Claudio Santamaria) è allergico alle responsabilità: autoproclamatosi il Modugno della Dalmazia, gira per sagre di paese e saggi di danza cantando un vasto repertorio di canzoni italiane e internazionali, con tanto di completi di velluto blu e baffo che conquista. Proprio interpretando un brano, Vincent di Don McLean, ha conquistato Elisa (Valeria Golino), rimasta incinta. Impreparato a gestire questo importante cambiamento, Willy ha abbandonato la donna e il nascituro: sedici anni dopo, ormai soprannominato "Il Merda" da Mario (Diego Abatantuono), compagno di Elisa che ha adottato il bambino, si decide finalmente a conoscerlo, scoprendo che si chiama Vincent, come la canzone. Vincent (l'esordiente Giulio Pranno) è bello come il sole, ha lunghi capelli biondi e un sorriso contagioso, ma non è esattamente come tutti gli altri ragazzi: autistico, non riesce a parlare correttamente, anche se la sua mente funziona alla perfezione. Entrato di soppiatto nella macchina del padre, Vincent parte con lui per una tournée grazie a cui finalmente riescono a conoscersi.

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Tutto il mio folle amore: Valeria Golino e Diego Abatantuono in una scena del film

Scritto da Umberto Contarello e Sara Mosetti a partire dal romanzo Se ti abbraccio non aver paura di Fulvio Ervas, che racconta la vera storia di Andrea e Franco Antonello, Tutto il mio folle amore è un road movie che si concentra sull'autenticità dei rapporti tra le persone e sull'importanza di conoscersi attraverso esperienze condivise. La vita disorganizzata di Willy fa finalmente scoprire il mondo a Vincent, che grazie a lui ha il primo approccio con le donne, assaggia la birra e può conoscere suo padre, che, nonostante sia affetto da sindrome di Peter Pan, è una persona piena di entusiasmo e fiducia nel futuro.

'La felicità non è un diritto: è una botta di culo'

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Tutto il mio folle amore: Claudio Santamaria e Giulio Pranno in una scena

A fare da contraltare alla leggerezza di Willy c'è la coppia di genitori interpretata da Valeria Golino e Diego Abatantuono: attenti, forse anche troppo, con una vita programmata al dettaglio, amano Vincent più di qualsiasi cosa e, nonostante i momenti difficili, riescono a vedere oltre il suo problema, apprezzandone la curiosità e l'entusiasmo. Avere sempre tutto sotto controllo però non è facile: chiunque, al minimo imprevisto, può cadere nel panico. E proprio in un momento di sconforto, per rassicurare la compagna, Mario dice una cosa molto semplice ma assolutamente vera: la felicità non è un diritto, è una botta di culo.

E in fondo è vero, anche se, a volte, la botta di culo bisogna anche crearsela: non scoraggiandosi, essendo pronti a condividere le proprie paure e a mostrarsi fragili, imparando ad apprezzare le piccole cose. È proprio ciò che fanno questi personaggi: affrontano la vita un passo alla volta, senza perdere di vista la cosa più importante, ovvero l'affetto che li lega.

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Giulio Pranno: è nata una stella

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Venezia 2019: il cast al photocall di Tutto il mio folle amore

Diego Abatantuono e Valeria Golino sono una sicurezza, mentre Claudio Santamaria stupisce in un ruolo diverso, grazie a cui lo sentiamo anche cantare. Molto bene tra l'altro. A conquistare lo schermo è però Giulio Pranno: un talento puro, molto fisico, che buca lo schermo con la sua naturalezza e intensità. Il rapporto padre-figlio che mettono in scena è commovente e sincero, spingendo lo spettatore a chiamare immediatamente i propri genitori a fine visione, magari per sentirli ed essere rassicurati, o a cercare una riconciliazione in caso di rapporti non proprio sereni. Come dicevamo in apertura, pur se non esente da difetti (visto il tema trattato certi passaggi forse sono troppo favolistici, ma è una chiara scelta del film), Tutto il mio folle amore è una dose di felicità che non può non farci lasciare la sala con un sorriso.

Conclusioni

Come detto nella recensione di Tutto il mio folle amore, Gabriele Salvatores porta sul grande schermo il romanzo di Fulvio Ervas Se ti abbraccio non aver paura, che racconta la vera storia di Andrea e Franco Antonello. Presentato a Venezia 76 fuori concorso, il film racconta la storia di un ragazzo, Vincent, affetto da autismo, che, a 16 anni, finalmente conosce il padre biologico, che lo aveva abbandonato ancora prima di nascere. Commovente e sincero, il film è un road movie che racconta un bel rapporto padre-figlio, interpretati alla perfezione da Claudio Santamaria e l’esordiente Giulio Pranno.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

4.0/5

Perché ci piace

  • L’esordiente Giulio Pranno è un talento da tenere d’occhio.
  • Claudio Santamaria dimostra di saper cantare.
  • Il film è un perfetto “feel-good movie”.

Cosa non va

  • Visto il tema trattato, forse alcuni potrebbero storcere il naso per alcuni passaggi troppo favolistici.