The Walking Dead 8: il Re è morto, lunga vita ad Ezekiel!

Grazie al personaggio di Ezekiel in "Uno qualunque" ("Some Guy") torna finalmente quell'umanità che ci era tanto mancata . Per quanto non esente da difetti e aspetti poco convincenti, il nuovo episodio di "The Walking Dead" ci permette di essere vagamente ottimisti per il futuro.

The Walking Dead: Khary Payton in una scena

Siamo ormai talmente lontani dai fasti del miglior The Walking Dead che ammettiamo candidamente di accontentarci di molto poco. Questo nuovo episodio intitolato Uno qualunque (Some Guy ) non manca di difetti e per di più continua a dimostrare come l'aspetto bellico e puramente action di questa ottava stagione non sia esattamente nelle corde degli autori e dei registi della serie AMC. Eppure noi sorridiamo. Proprio come dice Ezekiel, grande protagonista di questa puntata, possiamo permetterci di essere vagamente ottimisti per il futuro e soddisfatti di aver almeno recuperato qualcosa del vecchio spirito dello show.

Ci dispiace che tutto questo avvenga proprio ai danni del nostro amato Re, ma la sua parabola così umana è proprio quello di cui sentivamo la mancanza, quello che in fondo ha sempre fatto la fortuna di The Walking Dead. "Non è mai stata una serie sugli zombie!": questa è la risposta più gettonata tra i fan che provano a rispondere per le rime ai sempre più numerosi detrattori. Ma quello che è mancato in questo inizio di ottava stagione sono stati proprio i personaggi, le loro emozioni e motivazioni, schiacciate da una sequela pressoché interminabile di sparatorie poco coinvolgenti e spesso anche poco chiare.

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La tigre e l'impostore

The Walking Dead: un primo piano di Khary Payton

Grazie al personaggio di Ezekiel torna quell'umanità che ci è mancata. Torna quel senso di sacrificio ma anche di inadeguatezza di fronte ad un mondo ormai impossibile da riconoscere. Torna la consapevolezza di essere mortali e fallibili e che ogni scelta ha delle conseguenze, spesso letali e tragiche, sulle persone che hanno scelto di seguire questi nuovi leader autoelettisi. In questo senso l'apertura e la chiusura dell'episodio sono assolutamente perfette nel mostrare quello che il personaggio era prima della battaglia, con il suo ennesimo discorso motivazionale, e quello che rimane invece alla fine, con il ritorno a casa da sconfitto.

The Walking Dead: una scena drammatica dell'episodio Some Guy

Fingi finché non ottieni quello che vuoi. Questo in fondo è stato il motto del Re e per un momento sembrava funzionare davvero. Quello che succede però quando non puoi più fingere, quando devi affrontare la realtà e le responsabilità è ben più affascinante, ed è per questo che soltanto ora il personaggio di Ezekiel diventa veramente centrale per lo show. Certo, abbiamo perso la tigre Shiva (per la felicità del dipartimento degli effetti speciali), ma abbiamo guadagnato un personaggio vero, tridimensionale e non più una semplice macchietta. La scena della morte del felino (molto simile a quella del fumetto anche se in un contesto diverso) è doppiamente straziante perché rappresenta per Ezekiel non solo la morte di un compagno d'avventure ma anche la necessità di affrontare la sua vera natura, il suo vero io. Shiva non gli salva soltanto la vita, ma lo costringe ad affrontarla e viverla, senza più menzogne.

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Ritorno al passato o illusione temporanea?

The Walking Dead: Andrew Lincoln in una foto dell'episodio Some Guy

Non sarà certo una prova di scrittura da Emmy e non basterà certo questo per farci nuovamente innamorare di The Walking Dead, eppure era diverso tempo che non ritrovavamo emozioni reali nella serie AMC. Tutto questo ovviamente non fa altro che rendere ancora più evidenti invece i limiti di tutto il restante episodio, come il brutto inseguimento da parte di Daryl e Rick al camion contenente le mitragliatici o tutta la parte di una Carol sempre più Rambo e sempre più sprecata.
Ma se tutto questo serve a far tornare sui binari giusto lo show, ben venga. Che continuino pure queste lunghe e noiose sparatorie, che continuino pure queste scene d'azione dallo scarso ritmo e dalla mediocre realizzazione tecnica. L'importante è che gli autori si ricordino di puntare nuovamente i riflettori sui personaggi, di dare loro nuova dignità e soprattutto delle motivazioni reali per quello che fanno.

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The Walking Dead: Norman Reedus in una scena

Noi siamo qui ad attendere il miracolo, ovvero che anche le nostre motivazioni per guardare la serie siano sensate e non più solo legate all'abitudine. Ricordateci perché questi zombie ci facevano paura, perché ci piaceva tanto soffrire insieme a questi personaggi e perché eravamo soliti "sorridere" per le loro sventure e i loro lutti. Noi siamo ancora qui, pronti ad ammettere che in fondo siamo ancora "the walking dead", dovete solo venirci incontro.

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Luca Liguori
Redattore
3.5 3.5

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