Amazing Stories rivista oggi? Pura magia

In una programmazione tv estiva che punta solo sulle repliche, su Rai3 e RaiPlay spunta una gemma anni '80 firmata da Spielberg. E se nessuno ne sta parlando, ci pensiamo noi. Con un consiglio: se amate il cinema, non potete perderla.

Steven Spielberg e le sue Amazing Stories

Metà anni Ottanta. Il cinema hollywoodiano è al suo massimo. Steven Spielberg è un Re Mida, incasella un successo dopo l'altro. Ha appena infilato una tripletta incredibile. Prima I predatori dell'arca perduta, poi E.T. - l'extraterrestre e di nuovo Indy con Indiana Jones e il tempio maledetto. Capito sì.

Amazing Stories 1985 Spielberg Set
Spielberg sul set del primo episodio de Amazing Stories

In questo stato di grazia, l'emittente NBC firma a Spielberg un assegno praticamente in bianco, permettendo al regista di dar sfogo alla sua creatività: creare una serie antologica fantascientifica e misteriosa con il totale controllo creativo. Nasceva così Amazing Stories, andata in onda tra il 1985 e il 1987. In Italia arrivò sulla Rai nel 1993 con il titolo Storie Incredibili. La stessa Rai che la ripropone adesso su Rai3 e RaiPlay, accompagnando la programmazione estiva.

Ora, relegare Amazing Stories a classica serie tv retrò è abbastanza riduttivo, in quanto lo show era - ed è - una specie di parco giochi in cui strabordava la brama di meraviglia tipica di Spielberg. Basti pensare che il nome è un omaggio all'omonima rivista pulp di cui il regista, da bambino, era vorace lettore. L'autore, infatti, voleva allargare le proprie storie - e il valore del racconto è essenziale della serie -, trovando nel piccolo schermo una dimensione adatta (anticipando di quarant'anni il trend odierno).

Il valore di Amazing Stories, John Williams e la sigla iconica

Dicevamo del budget. A giudicare dalla struttura, da sottolineare la natura cinematografica del progetto: ogni episodio veniva trattato come un piccolo film a sé stante, con storie che spaziavano dall'horror leggero alla fantascienza pura, fino al fantasy e all'immancabile avventura.

La NBC mise sul piatto condizioni produttive di grande rilevanza. Circa 1 milione di dollari a episodio (quando la media per una serie drammatica top di gamma viaggiava sui 600-700 mila dollari). Spielberg pretese e ottenne il suo storico collaboratore, John Williams, per comporre l'iconico tema d'apertura orchestrale.

Tra l'altro la rete garantì due stagioni complete (44 episodi totali) a scatola chiusa, senza la possibilità di cancellare lo show a stagione in corso in caso di bassi ascolti. A proposito di sigla: realizzata in larga parte in CGI dalla Robert Abel and Associates ha segnato un punto focale nella storia dell'animazione in computer grafica. Al centro, uno scambio tra passato e presente: prima le storie si raccontavano attorno al fuoco, ora le storie stesse escono da uno schermo a tubo catodico. Tutt'ora, quella sigla, ha un potere evocativo che riesce a sintetizzare al meglio l'accavallamento tra digitale e analogico.

Non solo Spielberg

Tornando alla produzione, va detto che Spielberg non si limitò solo a produrre e a dirigere due episodi (tra cui il primo), ma usò il suo enorme potere contrattuale per chiamare a raccolta i suoi amici e colleghi più illustri. Nessuna serie TV prima di allora era riuscita a schierare una simile concentrazione di registi cinematografici di prima fascia. Qualche nome? Martin Scorsese, Joe Dante, Robert Zemeckis, Clint Eastwood, Danny DeVito. Anche davanti alla macchina da presa il livello era altissimo: attori allora emergenti o già consacrati come Kevin Costner, Kiefer Sutherland, Patrick Swayze, Mark Hamill e John Lithgow si alternavano di settimana in settimana.

Gli episodi più famosi

L'episodio più famoso in assoluto è probabilmente La Missione - The Mission (diretto da Spielberg stesso), interpretato da Kevin Costner nei panni del capitano di un bombardiere della Seconda Guerra Mondiale. Un giovane mitragliere (Casey Siemaszko) resta intrappolato nella torretta sul ventre dell'aereo, proprio mentre il carrello d'atterraggio è distrutto. Se l'aereo atterra, il ragazzo morirà schiacciato.

Amazingstories 1985 Photo 3
L'episodio con Kevin Costner

Essendo il ragazzo un appassionato disegnatore, la forza della sua immaginazione compie il miracolo: nel momento del contatto con il suolo, sotto l'aereo compaiono dei carrelli d'atterraggio a cartone animato, salvandogli la vita. Gli effetti speciali dell'epoca fusero animazione tradizionale e live-action. Un mix capace di esaltare tutta la poesia spielberghiana.

Amazingstories 1985 Photo 26
L'episodio diretto da Brad Bird

L'episodio della seconda stagione Family Dog, scritto e diretto da Brad Bird (per dire, futuro regista di Il gigante di ferro e Gli Incredibili), fu invece rivoluzionaario. Era un episodio interamente d'animazione che raccontava la vita di una famiglia dal punto di vista del loro cane bistrattato. Ebbe un tale successo di critica che qualche anno dopo, nel 1993, la CBS ne trasse una serie spin-off autonoma prodotta da Spielberg e Tim Burton (il profilo del cane sarà poi quello di Frankenweenie).

La maledizione degli ascolti e il trionfo agli Emmy

Nonostante l'enorme spinta pubblicitaria (e il successo agli Emmy, con 12 nomination e 5 premi), Amazing Stories - Storie Incredibili non fu un successo di ascolti. Il pubblico televisivo dell'epoca, abituato a formati più tradizionali (come La Signora in Giallo), rimase spiazzato dal cambio continuo di tono, che passava dal drammatico all'assurdo.

Amazingstories 1985 Photo 11
Sam Waterston nella puntata diretta da Scorsese

Così, dopo due stagioni, la serie non venne rinnovata - divenendo però un cult, grazie alle molte versioni home-video. Certo, l'eredità dello show è gigante e significativa: se amiamo serie antologiche ad alto budget come Black Mirror o Love, Death & Robots, lo dobbiamo anche al coraggio pionieristico di Steven Spielberg. Prima di molti altri, dimostrò che la televisione poteva avere la stessa dignità, gli stessi mezzi e la stessa libertà visiva del grande cinema d'autore.