The Walking Dead 8 ci ricorda ancora una volta chi sono i veri mostri

Il terzo episodio dell'ottava stagione di The Walking Dead, Il mostro che è in noi (Monsters in originale), è migliore dei primi due e rappresenta una speranza a cui aggrapparsi per il futuro. Sarà sufficiente a risollevare lo show?

The Walking Dead: un primo piano di Andrew Lincoln nell'episodio Monsters
The Walking Dead: un primo piano di Andrew Lincoln nell'episodio Monsters

Partiamo dall'aspetto positivo: questo terzo episodio dell'ottava stagione di The Walking Dead è migliore dei precedenti e rappresenta in qualche modo una speranza per il prosieguo della stagione. Il problema però è che questo miglioramento sembra configurarsi solo nel ritorno di alcuni temi già abbondantemente affrontati in passato dallo show, mentre continua a non convincere più di tanto (per usare un eufemismo) l'elemento della guerra contro Negan, ovvero quello che in teoria dovrebbe essere al cuore dell'intera stagione.

Leggi anche: The Walking Dead 8: l'atteso ritorno con l'episodio n°100, ma c'è poco da festeggiare

Questo episodio intitolato Il mostro che è in noi (Monsters ) rappresenta di fatto la terza parte di un (mini)ciclo iniziato due settimane fa e che racconta, quasi in tempo reale, dell'attacco di Rick e gli altri alla base di Negan. Dovesse continuare così anche per i prossimi episodi è evidente che a questo punto la "guerra totale" occuperà l'intera stagione otto e non solo la prima parte della stessa. Se così fosse, ci sarebbe effettivamente da preoccuparsi visto che la qualità media, tanto di scrittura che di regia e recitazione, sembrerebbe effettivamente essersi abbassata, e di molto, quando sono di scena le azioni belliche di questa storia.

Leggi anche: The Walking Dead 8: che confusione, sarà perché ti sparo!

The Walking Dead: una scena dell'episodio Monsters
The Walking Dead: una scena dell'episodio Monsters

Un triste addio e il re menagramo

The Walking Dead: un'immagine dell'episodio Monsters
The Walking Dead: un'immagine dell'episodio Monsters

Ci riferiamo in particolare alle parti relative allo scontro tra il "nostro" gruppo comandato da Aaron e il resto dei Salvatori assediati. Una scena che va avanti dalla settimana scorsa ma che non è stata in grado di offrire nemmeno una briciola di pathos. Tra i mille e confusi spari il povero Eric viene colpito a morte, ma anche questo sviluppo in teoria più emozionante, con il doppio addio da parte del compagno, funziona poco e male e non raggiunge le vette drammatiche a cui spesso ci aveva abituato la serie, anche perché nemmeno per un momento viene spontaneo credere che il giovane possa salvarsi, e tutto è molto banale e prevedibile.

The Walking Dead: Andrew Lincoln in una scena dell'episodio Monsters
The Walking Dead: Andrew Lincoln in una scena dell'episodio Monsters

Ma da questo punto di vista il momento più basso spetta alla sottostoria di Ezekiel: il leader del Regno non fa altro che incitare i suoi soldati e a guidarli in agguati strategici tanto perfetti quanto improbabili, continuando a mantenere un sorriso stampato sulla faccia. Peggio di quel sorriso c'è solo Carol che continua ad annuire e ricambiare sguardi per tutta la durata dell'episodio. Anzi no, scusateci, peggio ancora è anche l'inevitabile "sorpresa" che aspetta tutti loro proprio alla fine dell'episodio, quando ancora i nostri continuavano a sorridere e bullarsi di quanto tutto fosse andato bene e di come fosse bello che non ci fossero vittime nel loro schieramento. Ma si può scrivere così un episodio di una delle serie più importanti in TV?

Leggi anche: The Walking Dead, stagione 8: cinque cose che abbiamo capito dal trailer

Una freccia vale più di mille parole

The Walking Dead: Cooper Andrews interpreta Jerry in una foto di Monsters
The Walking Dead: Cooper Andrews interpreta Jerry in una foto di Monsters

Non tutto funziona perfettamente nemmeno dalle parti di Jesus e Morgan, costretti a duellare a causa delle loro diverse posizioni ideologiche anche se, a dirla tutta, la filosofia pacifista del primo era stata in realtà la stessa su cui Morgan aveva insistito a lungo e per cui si era anche scontrato in passato con Carol. Messa così pare che Morgan voglio solo litigare con chiunque gli capiti sotto tiro e che lo faccia solo per fare il bastian contrario, vero? Eppure su questo dualismo i due sceneggiatori Matthew Negrete e Channing Powell costruiscono idealmente l'intero episodio, coinvolgendo anche Maggie, chiamata a decidere del destino dei prigionieri.

Leggi anche: Robert Kirkman a Lucca Comics: "Siete pronti a seguire The Walking Dead per altri cento anni?"

The Walking Dead: una sequenza dell'episodio Monsters
The Walking Dead: una sequenza dell'episodio Monsters

Prima ancora però la vedova deve avere a che fare con il viscido Gregory, un personaggio sempre più sopra le righe e ridicolo nel suo essere doppiogiochista che forse, e ribadiamo forse, comincia perfino ad esserci simpatico. Inutile e spregevole, caricaturale ed eccessivo nell'interpretazione di Xander Berkeley, ma almeno consapevolmente divertente nel suo essere ridicolo. Molto meglio, per capirci, di tante altre situazioni in cui purtroppo ultimamente si è scaduto sì nel ridicolo, ma involontariamente. In tutta questa ambiguità e indecisione morale noi scegliamo Gregory.

Leggi anche: Robert Kirkman: "The Walking Dead? Venezia sarebbe il set italiano ideale"

The Walking Dead: una scena d'azione nell'episodio Monsters
The Walking Dead: una scena d'azione nell'episodio Monsters

O ancora meglio, se possiamo scegliamo Daryl. Che parlerà poco e avrà pure un ruolo sempre più marginale, ma che con semplici fatti e sguardi sa rendere meglio di chiunque altro la situazione rappresentata dallo show. Ovvero la necessità di essere spietati e crudeli semplicemente perché da mostri si è tutti completamente circondati. In una serie in cui tutti ad intermittenza sembrano scordarselo, in cui perfino i più cinici e duri come Rick tendono a cadere nel solito tranello del "vorrei essere buono ma non posso", uno come Daryl Nixon non si pone nemmeno il problema, non si ferma nemmeno un attimo a pensarci e, probabilmente fa la cosa giusta. O, quanto meno, la cosa più coerente con quello che è stato lo show per tanto tempo. Se anche tutti gli altri ritrovassero quella strada probabilmente riavremmo indietro una serie migliore.

Movieplayer.it

3.0/5