The Walking Dead

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The Walking Dead 9: cosa ci aspettiamo dalla nuova stagione

The Walking Dead 9 torna l'8 ottobre con una nuova stagione piena di sconvolgimenti: tra Negan e gli zombie, ecco cosa vorremmo nei nuovi episodi della serie.

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Dopo aver letto il titolo di questo articolo, qualcuno avrebbe tutto il diritto di pensare a una risposta ironica e amara come: "Che sia l'ultima". E quel qualcuno avrebbe tutte le ragioni per farlo. Inutile far finta di niente: la prossima stagione di The Walking Dead 9 è immersa in un clima di delusione e di scetticismo difficile da invertire. Forse sarebbe meglio chiuderla qui, e sarebbe comunque troppo tardi per riuscire a dire addio all'apice, come dovrebbero fare i grandi show. Colpa di due stagioni (la settima e l'ottava) che non hanno saputo sfruttare quanto di buono fatto e promesso dalla sesta, già costretta a fronteggiare più di qualche malumore del pubblico.

Paradossalmente è come se l'entrata di un personaggio (e di un attore) carismatico come il Negan di Jeffrey Dean Morgan avesse fatto adagiare tutti sugli allori e impigrito sia la scrittura che la messa in scena; come se quel celeberrimo finale di stagione coinciso con l'entrata in scena del capo dei Salvatori fosse una dimostrazione di forza destinata a durare per sempre. Così non è stato. Da allora abbiamo visto una serie svogliata e piena di tempi morti, lontana dai ritmi volutamente dilatati delle prime stagioni in cui la lentezza era funzionale all'evoluzione dei protagonisti. Adesso, purtroppo, dire che The Walking Dead assomiglia davvero a uno zombi che si trascina a fatica non è solo una facile battuta. Però a questo rassegnato clima di sfiducia noi non vogliamo arrenderci. Perché se siamo (a saremo) qui a scrivere ancora di The Walking Dead, che recensiremo come sempre a partire dalla messa in onda su Fox, l'8 ottobre, episodio per episodio, è perché vogliamo crederci ancora.

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Vogliamo credere che la serie tratta dal fumetto di Robert Kirkman abbia ancora qualcosa da dire e da dare, e che quei sussulti provati nell'ultimo episodio dell'ottava stagione, nostalgici e commoventi, rendano giustizia a una serie a cui vogliamo ancora bene. Non è facile scavare nell'umano attraverso il mostruoso, ma The Walking Dead in passato ci è riuscito benissimo. Ecco come speriamo che possa farlo ancora. Di nuovo. Ecco cosa vorremmo dalla nona stagione The Walking Dead 9. Sperando che lo zombi riprenda a correre.

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Rick Grimes: il lungo addio

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Partiamo dalla notizia delle notizie. Dal colpo di scena che ha scosso ma anche incuriosito tutti i fan ancora legati a questo racconto di sopravvivenza: Andrew Lincoln lascia The Walking Dead. Rick Grimes non sarà più il protagonista dello show. E lo stesso vale per Lauren Cohan, che dirà addio alla sua Maggie. Difficile immaginare la serie senza il suo leader, priva di un uomo profondamente segnato da otto stagioni in cui un valoroso padre di famiglia ha sentito sulla propria pelle quanto costi aggrapparsi alla vita in un mondo finito in rovina. L'evoluzione di Rick, da uomo di legge a folle e istintivo anarchico, è stato uno degli archi narrativi più vincenti di The Walking Dead. Un percorso travagliato, passato dal lutto e dell'ira, che ora giunge al capolinea. Eppure, dopo la morte di Carl, una delle morti più importanti di The Walking Dead, sentiamo che possa essere giusto così. Che Rick possa rinascere, redimersi e dire addio dopo aver chiuso il suo cerchio personale. Il fatto che Rick debba apparire soltanto in sei episodi della nona stagione, ci fa sperare che ogni sua entrata in scena sia significativa e che niente venga sprecato o lasciato al caso. Vorremmo vedere un leader riluttante alla morte, un padre sospeso tra l'eredità di un figlio morto e il futuro della sua Judith. Insomma, per il nostro amato (odiato) Rick vorremmo un lungo e soddisfacente addio. Se siamo ancora qui è soprattutto per merito suo.

Tagliare rami secchi e concentrarsi sui personaggi più rilevanti

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Se c'è una cosa che The Walking Dead ha smesso di fare bene (da tempo) è saper gestire la coralità, soprattutto perché quello che prima era un collettivo di sopravvissuti si è trasformato poco per volta in un agglomerato di comunità. Nel corso delle stagioni abbiamo visto entrare in scena tanti (troppi) personaggi secondari a cui il pubblico non si è affezionato. Complice una scrittura povera e sequenze molto fini a se stesse, protagonisti come padre Gabriel, Jesus, Tara, Enid e lo stesso Aaron non hanno saputo catturare l'empatia e l'interesse del pubblico. Per cui, ci auguriamo (perdonate la brutalità) che la nona stagione li faccia fuori, li ignori e si soffermi soprattutto sui personaggi determinanti nell'economia della serie.

In nome di Daryl, Michonne e Carol

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A tal proposito, la nostra speranza è quella di ridare lustro a tre personaggi un po' troppo accantonati dalle ultime due stagioni. Tre personaggi che, secondo noi, dovranno per forza prendere in mano il testimone dopo gli addii di Rick e di Maggie. Speriamo davvero che la nona stagione porti di nuovo al centro della storia gente come Daryl, Michonne e Carol. I primi due sono personaggi dotati di un carisma quasi naturale, diventati iconici soprattutto per le loro armi e il loro carattere misterioso. Michonne ci appare ormai troppo morbida e priva di mordente, ormai legata sentimentalmente a Rick e segnata dalla morte di Carl. Sarebbe ora che tirasse di nuovo fuori gli artigli (e la spada), magari per contendersi la leadership del gruppo proprio con un Daryl diventato troppo schivo e marginale. Carol, invece, è senza dubbio la protagonista più complessa della serie. Grazie alla bravura di Melissa McBride, abbiamo assistito al profondo cambiamento di una donna passata dal lutto all'abbandono delle proprie fragilità. Un percorso umano che non vorremmo vedere sprecato.

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The Walking Dead: Norman Reedus e Melissa McBride in una foto dell'ottava stagione

Negan, l'oratore

The Walking Dead: Jeffrey Dean Morgan in Dead or Alive or

La sua entrata in scena è tra le più memorabili della storie delle serie tv. Sadico, sboccato e dotato di lucidissima follia, Negan è prima stato un'ombra che aleggiava su The Walking Dead per tutta la sesta stagione, per poi diventare la nemesi di Rick nel corso della settima e dell'ottava. Per tanti episodi, il fedele compagno dell'affamata Lucille è stato un abile politico, un dittatore stimato e odiato, un degno stratega. Insomma, Negan è stato il villain più complesso e temibile di The Walking Dead, capace di violente entrate in scena e chirurgica irruenza. Adesso le cose sono cambiate: il grande Negan è stato sconfitto. Lo abbiamo lasciato ferito nel corpo e nell'orgoglio, ormai ostaggio di Rick e compagni. Nella nona stagione, quindi, vedremo un Negan nuovo. Visto che sarà imprigionato, vorremmo tanto essere ammaliati dalla sua arte oratoria, da parole degne di un mellifluo manipolatore. Insomma, vogliamo avere di nuovo paura di Negan. Magari nella parte di un finto agnellino che cova il malessere di un leone famelico.

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Azione più curata

The Walking Dead: Andrew Lincoln in una scena dell'episodio Wrath

I Salvatori contro il Regno. I Salvatori contro Alexandria. I Salvatori contro Hilltop. Le ultime due stagioni sono state segnate da una guerra totale su tre fronti. Il che ha comportato una serie pressoché infinita di sparatorie e di proiettili sparati all'impazzata. Scene non solo ripetitive, ma anche prive di mordente, svuotate di pathos e di atmosfera ansiogena. Ecco, vorremmo sono scene d'azione più curate a livello registico e non buttate lì a caso, tanto per sparare qualche colpo per infarcire una puntata. Lo stesso vale per gli scontri contro i sempre più rari zombi, ormai diventati "normale amministrazione" dei nostri sopravvissuti prede di sbadigli durante i duelli con i non morti.

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Il tempo che passa

The Walking Dead: Danai Gurira in una foto della nona stagione

Su The Walking Dead 9 sappiamo già molte cose. Una di queste riguarda i salti temporali che saranno due. Il primo sarà di 18 mesi, ovvero un anno e mezzo dopo i fatti che hanno chiuso l'ottava stagione. L'altro sarà molto più corposo e spinto in avanti nel tempo. Bene, quello che ci è parso di capire dai trailer e dalle clip pubblicate finora è che finalmente vedremo i segni tangibili del tempo che passa in un mondo in rovina. Sarebbe finalmente ora di calcare la mano sulla componente survival dello show, e vedere i nostri sopravvissuti messi alle strette con le risorse. Passi il cibo, ma vorremmo vedere un ritorno allo stato brado sia nei mezzi di locomozione che nelle armi. Dopo tanti anni benzina e proiettili dovranno pur finire. E allora sotto con cavalli e armi più rudimentali.

Per un pugno di zombi

The Walking Dead: una scena d'azione dell'episodio The Big Scary U

Lo sappiamo. Ormai lo abbiamo capito. The Walking Dead è una serie con gli zombi, non una serie sugli zombi. Gli erranti non sono mai stati il fulcro della storia, ma un pretesto per mettere allo specchio l'umano e il mostruoso, le persone che eravamo e quelle che non saremo mai più. Però c'è una bella differenze tra essere secondari e diventare accessori. Ecco, in The Walking Dead gli zombi sono diventati uno scialbo sottofondo, un fastidioso rumore da zittire a suon di pugnalate nelle tempie. Ci piacerebbe molto avere ancora qualche sequenza con i walker protagonisti, scene con della tensione tangibile in cui gli zombi tornino a rappresentare una minaccia. Non ci sembra di chiedere molto, no?

Il peso di un bisbiglio: I Sussurratori

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Molti li aspettavano già nell'ottava stagione, e finalmente eccoli qui assieme ai loro bisbigli. Inquietanti, camaleontici e evanescenti; nel fumetto, dopo il ciclo di Negan, i Sussurratori sono diventati la nuova minaccia di Rick e compagnia. E lo hanno fatto attraverso un bellissimo cambio di prospettiva. Adesso il nemico non è più incarnato da una sola persona a capo di un gruppo, ma da un gruppo informe e incolore che ha sposato una filosofia di vita piena di disincanto. I Sussurratori, capitanati dalla crudele Alpha (nella serie avrà il volto della valente Samantha Morton), si mimetizzano nelle orde di zombi vestendo brandelli di carne putrefatta, sfruttano i walkers per avanzare e attaccare indisturbati. Il loro non è un mimetismo fine a se stesso, ma una condizione esistenziale di chi non ha più nulla da perdere, di chi è già morto dentro e non ha paura di morire. I Sussurratori sanno benissimo che, in questa realtà al collasso, fingere di essere ancora umani è un inganno, una folle utopia. Tanto vale abbracciare la propria vera natura: quella di creature di cui restano soltanto dei resti vaganti. Ci piacerebbe che questo interessante "stile di vita" venga ben trattato da uno show che ha bisogno di una linfa vitale per continuare a camminare a braccetto con i morti.

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