The Politician, la recensione: Ryan Murphy approda su Netflix e ritorna al liceo

La recensione di The Politician, la serie tv Netflix creata da Ryan Murphy a metà tra commedia teen e satira politica.

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The Politician: Ben Platt nel primo episodio della serie Netflix

Non possiamo che cominciare questa recensione di The Politician con una conferma ufficiale: Ryan Murphy, ovvero il creatore e autore di alcune delle più importanti serie televisive degli ultimi due decenni, è davvero approdato su Netflix e, d'ora in poi, lo sarà in esclusiva per i prossimi cinque anni grazie ad un contratto record da 300 milioni di dollari. The Politician è infatti solo la prima di una lunga e variegata lista di serie tv che arriveranno sulla piattaforma streaming più famosa del mondo, e dobbiamo ammettere che si tratta di un gran bel biglietto da visita. Non tanto in merito alla qualità o meno dell'opera, di cui avremo modo di parlare più sotto, ma per il fatto che questo nuovo lavoro è forse il più completo tra tutti quelli di Ryan Murphy, quantomeno quello che meglio rappresenta il suo incredibile carattere istrionico.

Una trama che è un mix tra Glee e House of Cards...

Il "politico" del titolo è in realtà uno studente all'ultimo anno di una scuola superiore privata di Santa Barbara, la Saint Sebastian High School, che ha già pianificato, alla perfezione, tutto il suo futuro. E lo ha fatto, fin da quando era piccolissimo, nei minimi dettagli. La sua unica, grande ambizione è infatti quella di diventare un giorno Presidente degli Stati Uniti e, dopo aver studiato attentamente le vite e le carriere di tutti i moderni commander-in-chief (da Reagan ad Obama, Trump non viene praticamente mai nominato) ha capito che per coronare il suo sogno dovrà passare attraverso una carriera accademica perfetta (Harvard quindi), ma anche e soprattutto un curriculum politico di tutto rispetto fin da subito.

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The Politician: Gwyneth Paltrow e Ben Platt in una scena della serie

La prima volta che lo incontriamo, Payton sembrerebbe essere ad un passo dal diventare presidente del consiglio studentesco, anche grazie all'aiuto di un vero e proprio team formato dagli amici e consiglieri James e McAfee, nonché l'ambiziosa futura "First Lady" Alice. A sorpresa però arriva un nuovo rivale, l'affascinante River Barkley, uno dei ragazzi più popolari dell'intera scuola, guidato anche egli da una figura ladymacbethiana quale è Astrid. Bastano pochi minuti del primo episodio per capire che le cose stanno per farsi molto complicate e che, nonostante l'atmosfera liceale e teen, ci attenderà una sfida elettorale all'ultima scorrettezza ma soprattutto ricca di sorprese.

... ambientazione e stile alla Wes Anderson e (ebbene sì) David Fincher

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The Politician: una scena della serie Netflix

Tra scandali sessuali, malati terminali, terribili segreti e perfino molteplici sottotrame al limite del poliziesco, The Politician è una serie che cambia continuamente pelle. Sembra partire come una comedy leggera e spensierata, molto vicina proprio a quella Glee che ha reso celebre Murphy anche tra i giovanissimi, ma in realtà nasconde un cuore nerissimo che per certi versi sarebbe l'orgoglio del peggior Frank Underwood. Ma la cosa più bella è proprio l'impossibilità di etichettare e catalogare questa serie, perché Ryan Murphy & co. si divertono continuamente a spiazzarci passando continuamente dal musical al thriller (molto sui generis ovviamente), dalla politica vera e propria al teen romance.

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The Politician: Theo Germaine in una scena della serie

Oltre alle serie che abbiamo citato, The Politician è molto debitore anche al cinema americano indipendente e d'autore: se i riferimenti a quel piccolo gioiello che è Election di Alexander Payne sono piuttosto palesi, quasi nascosto al suo interno questa serie Netflix ha anche moltissimo di Wes Anderson - I Tenenbaums nella rappresentazione della famiglia del protagonista, Rushmore in quella scolastica, la presenza di Bob Balaban fa il resto. Ma, come già detto, è una serie che cambia continuamente forma ed ecco quindi una storyline che cita letteralmente Gone Girl di David Fincher, ma anche una spruzzatina di The Social Network. La scrittura fortemente politica di Aaron Sorkin, d'altronde, ritorna prepotentemente in tutto l'ottavo episodio, che, in verità, più che un finale sembra (ed è) l'inizio di una nuova stagione, ancora più differente e rinnovata nei contenuti e nei temi.

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Vi abbiamo confuso le idee, vero? Vi assicuriamo che non è colpa nostra, ma è la serie stessa che in più di un'occasione sembra quasi perdere il filo, cambiare strada e diventare tutt'altro, addirittura da far perdere senso a quello che è il titolo stesso dello show. È certamente questo il difetto più grande di The Politician, voler fare tanto, troppo, rischiando probabilmente di confondere e far stancare lo spettatore meno convinto. Ma non godersi questa prima stagione nella su interezza sarebbe un vero peccato, perché i colpi di scena non mancano, i personaggi sono ben scritti e hanno una lodevole evoluzione e l'importante tema dell'autenticità messa a confronto con la necessità (politica) di apparire è ben sviluppata, anche se spesso in modo bizzarro.

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The Politician: Jessica Lange in una scena della serie

A rendere il più digeribile e piacevole il tutto ci viene incontro un cast davvero molto ben amalgamato, che ruota attorno al protagonista Ben Platt: l'avevamo già visto nei primi due capitoli di Pitch Perfect, ma il suo (impressionante) background è soprattutto teatrale e legato a Broadway ed il risultato si vede. A partire dalla splendida sigla (aiutata da una canzone indimenticabile qual è Chicago di Sufjan Stevens) è evidente che il suo personaggio debba essere perfetto, impeccabile, "costruito" per il successo; è proprio la sua evoluzione, il suo percorso verso l'imperfezione e l'autodistruzione il cuore della serie e Platt è bravissimo... nei limiti di quanto gli è concesso esserlo, perché la qualità di scrittura altalenante non sempre lo rende possibile.

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The Politician: Theo Germaine, Julia Schlaepfer e Laura Dreyfuss in una scena della serie

Platt è una new entry della scuderia di Ryan Murphy così come lo sono due ragazze dai ruoli complessi e affascinanti quali le bellissime Lucy Boynton, nei panni della già citata Astrid, e Zoey Deutch in quello di Infinity Jackson, una studentessa malata terminale che con la sua storia sconvolgerà l'esistenza un po' di tutti. Tra coloro che invece sono già noti a tutti i fan dei lavori di Murphy non possiamo che citare Jessica Lange e Gwyneth Paltrow: la prima interpreta Dusty Jackson, nonna di Infinity, donna sgraziata e meschina, il classico ruolo eccessivo e sopra le righe in cui l'attrice eccelle e che riesce a rendere memorabile; alla Paltrow invece spetta il ruolo, dolcissimo e delicato, della madre adottiva del protagonista, sicuramente tra le migliori interpretazioni della sua recente carriera.

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The Politician: Gwyneth Paltrow in una scena della serie

Non possiamo dire di più, invece, sugli altri personaggi presenti, soprattutto quelli interpretati da guest star quali Dylan McDermott, January Jones e soprattutto Judith Light e Bettle Midler. Non possiamo per questioni di spoiler ma anche perché, lo ribadiamo, introdurli vorrebbe entrare nel dettaglio di quell'adorabile caos ordinato che è la nuova serie di Ryan Murphy. E di cui vorremmo vedere subito la seconda stagione, già prevista e ordinata da Netflix. Anzi, ammettiamo fin da subito che non vediamo l'ora di capire cos'altro Murphy avrà in serbo per noi nei prossimi 5 anni che lo vedranno come protagonista indiscusso anche del panorama streaming.

Conclusioni

L'avrete certamente capito dal resto della recensione di The Politician, la nuova serie Netflix, la prima firmata da Ryan Murphy, è un prodotto tanto affascinante quanto bizzarro. Di sicuro non andrà a genio a tutti, ma noi siamo certi che gli aspetti positivi siano superiori a quelli negativi e che certi episodi (in primis quello centrale sul "votante" che potrebbe spostare gli equilibri) possano ricompensare ampiamente coloro che saranno pazienti. Anche perché fotografia, scenografie, musiche e recitazioni sono tutti elementi di altissimo livello e quindi si passa volentieri sopra a qualche problema in fase di scrittura.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.1/5

Perché ci piace

  • Personaggi ricchi complessi, grandi attori: a spuntarla, a sorpresa, è Gwyneth Paltrow.
  • Visivamente molto bella e curata, a partire dalla sigla; i richiami, anche visivi, al cinema di Wes Anderson sono tanti e una delizia per qualsiasi cinefilo.
  • Non si fa in tempo a finire la prima stagione che già si ha voglia di guardare la seconda e scoprire cosa succederà.
  • La serie cambia continuamente registro, cambia e si evolve più volte nel corso della stagione...

Cosa non va

  • ... e questa cosa potrebbe essere un problema insormontabile per molti spettatori.
  • Alcuni momenti (volutamente) camp e sopra le righe sono tipici di Ryan Murphy ma comunque difficili da digerire.
  • L'aspetto "politico" va e viene, a molti questa cosa piacerà, ad altri meno.