The Politician 2, la recensione: su Netflix torna la fantapolitica di Ryan Murphy

La recensione di The Politician 2, dal 19 giugno su Netflix, che vede l'arrivo nel cast di Judith Light e Bette Midler accanto ai giovani protagonisti dello show.

Fa un grande piacere scrivere la recensione di The Politician 2 (dal 19 giugno su Netflix) consapevoli che la serie si è evoluta rispetto alla prima stagione, prima (di molte) serie originale per il colosso dello streaming del Re Mida della tv Ryan Murphy. Dopo che nella prima stagione Murphy e gli storici co-autori Ian Brennan e Brad Falchuk avevano cambiato di episodio in episodio genere e tono svariate volte, passando repentinamente dalla commedia grottesca al dramma al musical al thriller, nel finale avevano lanciato le basi per la nuova stagione, quasi come fosse in realtà una season premiere. I nuovi sette episodi permettono così di riflettere sulla politica contemporanea tra una risata e l'altra, tra un discorso al fulmicotone e l'altro, tra personaggi e storie tanto assurdi quanto reali.

L'EQUILIBRIO DEL POLITICO

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The Politician: una foto di Judith Light e Bette Midler

Questa seconda stagione di The Politician, di cui non vi riveleremo nessuno spoiler, procede più o meno con la stessa struttura ma guadagna in equilibrio e fluidità. Le nuove puntate infatti continuano nel solco tracciato dal finale del ciclo inaugurale, con una storia personale e politica più adulta per il politician del titolo Payton Hobart (Ben Platt). I nuovi episodi si incentrano sulla corsa al Senato dello Stato di New York per Payton contro la senatrice in carica Dede Standish (Judith Light), guidata dalla fidata responsabile della campagna Hadassah Gold (Bette Midler). Le due sono l'aggiunta che mancava allo show e dimostrano una chimica e una grinta fenomenali, sostituendo moralmente Jessica Lange come veterane dalla scuderia di Murphy e la campagna elettorale sarà una guerra senza esclusione di colpi. Il tono quindi rimane intatto per tutta la stagione grossomodo: una soap opera politica piena di colpi di scena, cliffhanger, rivendicazioni, segreti svelati e davvero inaspettate svolte degli eventi, che rendono avvincente la visione se si accetta e si abbraccia lo stile sopra le righe di Murphy & soci. Una guerra che mette in risalto le differenze di tecniche e tematiche su cui si battono i due candidati, già accennate nel finale della prima stagione: Dede non ha mai dovuto fare campagna per ricandidarsi, non avendo oppositori, ed è rimasta "al Medioevo" dal punto di vista della strategia. Payton è più all'avanguardia dal punto di vista della comunicazione ma manca di esperienza. Parallelamente anche Georgina, il dolce personaggio della madre adottiva di Payton interpretato in modo convincente da Gwyneth Paltrow, scopre una "vocazione politica".

GLI ELETTORI

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The Politician: una foto della seconda stagione

Il quinto episodio della prima stagione, della durata anomala di mezz'ora, era il fiore occhiello della stramba stagione inaugurale perché rappresentava la politica dal punto di vista di chi dovrebbe essere l'elemento più importante da tenere d'occhio: l'elettore, in quel caso uno studente svogliato del liceo di Payton. La seconda stagione rilancia il tiro con una puntata speculare e contraria, sempre la quinta, intitolata simbolicamente Gli elettori: questa volta assistiamo ad un confronto generazionale fra madre e figlia. "Mia figlia è più interessata a supportare la differenziata che a preoccuparsi della propria pensione, perché altrimenti non avrà un mondo in cui vivere". Per traslato le due rappresentano le idee che, almeno sulla carta, propongono i due candidati: il vecchio e il nuovo, l'esperienza e l'idealismo, i precedenti e le promesse. Emergono così le voci distinte dei candidati e della loro campagna, una riflessione dall'interno sulla politica vista dai giovani e dalle persone più anziane, sull'importanza dell'informazione e su ciò che rappresentano i grandi pericoli che il mondo sta vivendo, come il cambiamento climatico, rispetto a questioni come lavoro e sanità. "Io ho un super computer in tasca, una persona della mia generazione è statisticamente e per forza più informata di quanto avrebbe mai potuto essere una persona della tua".

LA FANTAPOLITICA DI RYAN MURPHY

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The Politician: una foto di Gyneth Paltrow

"Non è mentire, è politica. Fai tante promesse, e inventi bugie se non le mantieni. La gente si aspetta che io menta". Con The Politician non siamo nel realismo di The Good Wife, nell'idealismo di West Wing, nel cinismo di Veep, ma siamo più vicini al nonsense di Parks and Recreation. L'atmosfera sopra le righe a volte esagerata tocca tante tematiche e situazioni, forse troppe, ma in questa seconda stagione tutte attraverso la lente della politica vista da un ragazzo che continua a ribadire come sia stato "creato" per questo e ogni sua azione sia volta a quello scopo (la presidenza degli Stati Uniti), senza avere il tempo e soprattutto la capacità per le emozioni. A fare da bussola di coscienza per Payton, oltre alla già citata madre, ci pensa lo spirito di River, che vediamo meno in questa stagione a testimonianza della maturità raggiunta dal protagonista e anche i momenti musicali diminuiscono riducendosi all'osso, mentre nella prima stagione erano spesso troppo fuori contesto. Il finale di stagione, per quanto troppo melenso e idealista come capita spesso a Murphy & soci (reduci dall'universo alternativo di Hollywood), pone interessanti basi per un'eventuale terza stagione (non ancora ordinata ufficialmente da Netflix) e per un tono ancora più "adulto" per il serial. E francamente fa venire voglia di vederla subito.

Conclusioni

Chiudiamo la recensione di The Politician 2 felici dell’equilibrio raggiunto dalla serie in questa stagione, che ha trovato una propria identità, solamente accennata nel finale della prima. Non per questo smette di sorprendere nella guerra politica senza esclusioni di colpi fra Payton e Dede, fra il nuovo e il vecchio, la speranza e il consolidamento. Le aggiunte al cast si rivelano vincenti così come sono una conferma i giovani protagonisti. Sempre piena zeppa di tematiche, la stagione le guarda però attraverso la lente della politica, riflettendo sul suo ruolo soprattutto fra le giovani generazioni. Il ritmo è avvincente e più fluido attraverso i continui plot twist della trama, gettando le basi per un eventuale prosieguo nel finale.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.1/5

Perché ci piace

  • La serie trova un proprio equilibrio e una propria identità di soap opera politica sopra le righe
  • Judith Light e Bette Midler sono, neanche a dirlo, meravigliose con i giovani interpreti tanto quanto nella chimica fra loro, Gwyneth Paltrow conferma la propria dolcezza nel ruolo materno di Georgina Hobart
  • L’episodio “Gli elettori” conferma la bravura degli sceneggiatori

Cosa non va

  • Il genere scelto per stabilizzare il tono dello show, visto l’argomento trattato, potrebbe far storcere il naso a chi non apprezza Murphy & soci
  • Il finale forse un po’ troppo melenso e idealista, come spesso capita a Murphy, ma che pone basi interessanti per un’eventuale terza stagione