Il catalogo delle piattaforme streaming è fatto di grandi titoli attesi, di quelli che al lancio rischiano di far saltare i server alla Stranger Things, ma anche di piccole sorprese che arrivano in punta di piedi e riescono a farsi notare e sorprendere poco per volta. È successo nei primi mesi dello scorso anno con due serie che (casualmente?) portavano la stessa firma, quella di Filippo Gravino.
Si trattava di A.C.A.B. e, appunto, di Storia della mia famiglia, di cui arrivano nuovi episodi che riportano in scena le precarie dinamiche emotive dei protagonisti, emozionando grazie a un'ottima scrittura e un gran cast che comprende Eduardo Scarpetta, Vanessa Scalera, Massimiliano Caiazzo e Cristiana Dell'Anna. Una conferma? Sì, pur con qualche piccola criticità.
Nuove dinamiche in Storia della mia famiglia 2
Tutto, in Storia della mia famiglia, nasceva da una malattia e un desiderio: Fausto, malato terminale, aveva chiesto alle persone a lui più care, ovvero madre, fratello Valerio, Maria e Demetrio, di occuparsi dei suoi due bambini dopo la sua morte. I Fantastici 4, però, non sono stati in grado di mantenere la promessa, malgrado l'impegno, l'amore e gli sforzi. Un anno dopo la scomparsa di Fausto si trovano ad avere a che fare con un equilibrio del loro ristretto gruppo di affetti sempre più precario.
Affetti in bilico a cui dà una poderosa spinta un imprevisto arrivo: quello del padre di Fausto e Valerio, una sorta di clone del primo fatto di vitalità e caos. Questo rende la sfida duplice, perché da una parte si deve gestire l'unione del nucleo familiare con l'aggiunta della new entry, o nonostante essa, e riuscendo a riunire Libero ed Ercole, i due figli di Fausto; dall'altra bisogna ancora fare i conti con le conseguenze di quanto accaduto un anno prima ed elaborare quella perdita così dolorosa.
Non una famiglia, ma un accrocco d'amore
Famiglia, una parola vecchia secondo Maria, che definisce il loro complesso e caotico nucleo di affetti come un "accrocco d'amore". Una definizione che ci piace, che ci convince, che incarna bene quello che Filippo Gravino e la sua co-autrice Elisa Dondi hanno messo insieme con autenticità e spontaneità.
Un anno fa ci si è affidati a un cast in parte, a un gruppo di attrici e attori che hanno saputo rendere credibile quella complessa rete di relazioni e dinamiche interpersonali, si conferma quest'anno con un gruppo di interpreti per lo più invariato a cui Sergio Castellitto aggiunge la sua dose di esperienza e caotica grazia nel tratteggiare Saverio. Un'evoluzione che funziona e riesce a proseguire sulla strada già tracciata, traducendo su schermo un'altra frase chiave che gli autori mettono in bocca a Maria: "Tante felicità messe una vicina all'altra fanno una famiglia."
Dall'accettazione all'elaborazione del lutto
Quello che cambia è, almeno in parte, il contesto e il sentimento che va messo in scena: se nella prima stagione bisognava accettare la malattia di Fausto e le inevitabili conseguenze, ora, a tragedia ormai consumata, il focus è sull'elaborazione del lutto e le diverse sfumature che può prendere. Ne è ricaduta narrativa la diversa natura dei flashbach e dei messaggi registrati di Fausto, così come l'equilibrio tra drama e comedy che aveva reso la prima stagione un perfetto esempio di dramedy italiano.
Qui i giochi solo leggermente diversi, forse ci si diverte un po' meno e differente è il contrasto tra il prima e dopo, ma resta quella naturalezza di scrittura, quei dialoghi diretti che sanno scivolare all'occorrenza sul dialetto, quello spaccato di vita che ci fa sentire accolti in una famiglia con tutti i suoi difetti, ma anche i calorosi pregi.
Conclusioni
Storia della mia famiglia 2 si conferma come uno dei prodotti più autentici e riusciti del panorama seriale italiano contemporaneo. Sebbene perda inevitabilmente quella sferzata di novità che aveva caratterizzato il debutto e viri verso toni leggermente più malinconici legati all'elaborazione del lutto, la serie Netflix mantiene intatta la sua capacità di emozionare. L'equilibrio precario del suo "accrocco d'amore" regge il colpo, arricchito da un cast in stato di grazia a cui l'esperienza di Sergio Castellitto dona una nuova, caotica vitalità. Non è più una sorpresa, ma una solida certezza per chiunque cerchi una storia che sappia parlare di sentimenti reali senza filtri o ipocrisie.
Perché ci piace
- La scrittura di Gravino e Dondi, tra dialoghi naturali e un uso del dialetto che non scade mai nel cliché.
- Il cast e l'innesto di Castellitto: l'alchimia del gruppo originale si conferma potente, e Saverio (Castellitto) si integra perfettamente portando carisma e disordine.
- L'evoluzione tematica: l'esplorazione del lutto e dei legami familiari post-tragedia è trattata con una sensibilità rara e mai ricattatoria.
Cosa non va
- Il passaggio logico dal dramma all'elaborazione del lutto rende la stagione un po' meno brillante e divertente della prima.
- La struttura narrativa risente inevitabilmente del confronto con l'impatto dirompente della prima stagione.