The Operative e gli altri: il cinema spionistico oggi

In occasione dell'arrivo di The Operative sulle piattaforme di streaming, facciamo il punto della situazione sui film di spionaggio negli ultimi anni.

APPROFONDIMENTO di 04/04/2020
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The Operative: Martin Freeman in una scena

Da qualche giorno è disponibile, on demand su Chili, Rakuten, Google Play, Infinity e Sky Primafila (distribuito da Cloud 9 Film), il film The Operative - Sotto copertura, thriller spionistico incentrato sul rapporto tra un'agente sospettata di doppiogiochismo (Diane Kruger) e il suo supervisore (Martin Freeman). Un tema classico del genere, che rientra in un filone recente dove psicologia e dialogo hanno la meglio sulle sequenze d'azione (anche se, tra sparatorie ed esplosioni, un minimo di tale elemento è presente anche in questa sede). Un filone che procede in parallelo con quello più classico e puramente ludico, rappresentato dai vari James Bond, Jason Bourne, Ethan Hunt, Xander Cage e, in misura minore, Jack Ryan (in realtà un analista ma, come abbiamo potuto vedere anche nella sua attuale incarnazione catodica su Amazon Prime Video, spesso coinvolto in operazioni sul campo). Con il nuovo titolo finalmente disponibile sul mercato italiano, abbiamo voluto ripercorrere l'evoluzione di questa tendenza negli ultimi anni.

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Situazioni doppie, anzi triple

Una scena di Triple agent
Una scena di Triple agent

Non è una spy story in senso stretto, ma è interessante nell'ottica di cui stiamo parlando il penultimo film di Eric Rohmer, Triple agent, uscito nel 2004 (anno importante per il genere, poiché The Bourne Supremacy introdusse lo stile ipercinetico e realistico che influenzò il Bon di Daniel Craig). Sulla carta un dramma sul rapporto coniugale tra un uomo russo e una donna greca in Francia durante la Seconda Guerra Mondiale, il lungometraggio è in realtà una riflessione sulla percezione della verità, perché lui è un doppiogiochista, lavorando sia per i sovietici che per i nazisti, e le sue azioni sono veicolate unicamente tramite le sue parole quando interagisce con la moglie, spingendo lo spettatore a crearsi un proprio parere sulla veridicità di ciò che sta accadendo sullo schermo. Una strategia fedele all'ideologia cinematografica di Rohmer: niente trucchi narrativi o visivi, solo ciò che è direttamente davanti ai nostri occhi.

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Il signor Le Carré, presumo

Gary Oldman in una scena del film La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)
Gary Oldman in una scena del film La talpa (Tinker, Tailor, Soldier, Spy)

Nel 2005 arriva al cinema The Constant Gardener, adattamento dell'omonimo romanzo di John Le Carré, uno dei maestri del genere spionistico perché a suo tempo, prima di darsi alla scrittura a tempo pieno, era un vero agente dei servizi segreti inglesi (difatti Le Carré era inizialmente uno pseudonimo necessario per proteggere la vera identità dell'autore), dettaglio che dà ai suoi testi una verosimiglianza notevole. Il film riscuote un discreto successo, con tanto di Oscar per la performance di Rachel Weisz, e dà il via a un nuovo ciclo di trasposizioni delle opere dello scrittore, principalmente sul grande schermo. Imprescindibile, da quel punto di vista, La talpa, uscito nel 2011 e basato sul primo volume della cosiddetta Trilogia di Karla (il nome dell'antagonista, menzionato ma quasi mai presente fisicamente). Anche qui si tratta di doppio gioco, ma quasi tutto si svolge al chiuso, tra conversazioni e fumo di sigaretta, e la tensione raggiunge l'apice nel momento più improbabile: la sequenza in cui George Smiley (Gary Oldman), alter ego di Le Carré, ricorda il suo primo incontro con Karla, un monologo che non riceve alcun supporto visivo a eccezione di un primo piano che stringe sempre di più sul volto stanco del protagonista. Negli anni successivi arrivano anche La Spia - A Most Wanted Man, Il traditore tipo e, in televisione, The Night Manager e The Little Drummer Girl. Cambiano i paesi e i conflitti, ma il fil rouge è lo stesso: la tensione è principalmente psicologica, e le sequenze pirotecniche sono l'eccezione, non la regola.

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La questione israeliana

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The Operative - Sotto Copertura: una scena con Diane Kruger e Martin Freeman

Arriviamo quindi al 2019, l'anno in cui The Operative - Sotto copertura è presentato fuori concorso alla Berlinale. In questo caso è una produzione in lingua prevalentemente inglese ma a firma di un regista israeliano e basata su un romanzo in lingua ebraica, il cui autore, come Le Carré, ha un passato nel settore descritto nel libro. Questa volta si tratta del Mossad, di cui Rachel (Diane Kruger) era un'agente prima di fuggire per motivi ignoti, e il film ruota intorno al tentativo di farla tornare all'ovile grazie all'aiuto di Thomas (Martin Freeman), che ai tempi fu il supervisore della donna. Il doppio gioco è su entrambi i fronti, dato che lui cerca di proteggere lei pur lavorando per una fazione che vuole eliminarla, e il conflitto psicologico domina la pellicola, la quale si riallaccia anche all'attualità situando l'intrigo nel contesto della questione nucleare iraniana. Un'alternativa più che valida alla spy story archetipica del cinema, il cui côté ipertrofico raggiunge l'apice nello stesso anno con l'uscita di Fast & Furious - Hobbs & Shaw, spin-off del franchise automobilistico che negli ultimi anni ha cominciato a inserire elementi spionistici nelle sceneggiature.

The Operative: Diane Kruger e Martin Freeman spie a Berlino 69

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Spider in the Web: un primo piano di Ben Kingsley

Sempre nel 2019, al Torino Film Festival, il pubblico ha avuto modo di vedere Spider in the Web, il nuovo lungometraggio di un altro cineasta israeliano, Eran Riklis. Qui il conflitto è soprattutto generazionale, poiché l'intrigo ruota non solo intorno a un'operazione di spionaggio legata a una multinazionale con potenziali associazioni terroristiche, ma si concentra anche, anzi, principalmente sul rapporto teso tra Adereth (Ben Kingsley) e Daniel (Itay Tiran): il primo è un veterano che sta perdendo colpi, il secondo è un giovane agente incaricato di sorvegliarlo e, se necessario, ucciderlo. Anche in questa sede è presente la lezione di Le Carré, apertamente evocato in una sequenza che riflette proprio sul genere: parlando della trama del romanzo Il giardiniere tenace, Adereth intuisce che il suo interlocutore su un treno - un assassino sotto mentite spoglie - non sia un semplice passeggero, poiché ha in mano il libro e sostiene di averlo letto ma palesemente non lo ha fatto. Come dice Adereth dopo averlo neutralizzato: "Se avesse letto Le Carré, saprebbe che il lieto fine non c'è."