The Killing: il crime drama visto dalla AMC

Prendendo spunto da una serie di successo danese, la rete di Mad Men manda in onda in USA il suo nuovo show: un poliziesco dal ritmo compassato che segue il caso di omicidio di Rosie Larsen, una ragazza diciassettenne di Seattle.

"Chi ha ucciso Rosie Larsen?"
E' questa domanda il punto di partenza della nuova serie AMC, The Killing, un interrogativo messo in evidenza già dal primo poster prodotto per lo show. E' una domanda simile a quella che animava oltre venti anni fa I segreti di Twin Peaks, ma non bisogna farsi trarre in inganno perchè la nuova serie del canale di Mad Men rappresenta qualcosa di molto diverso dal classico che fa capo a David Lynch.
Sviluppato, a partire dal telefilm danese Forbrydelsen, da Veena Sud, già autrice per Cold Case - Delitti irrisolti, The Killing è un poliziesco dai tempi dilatati che segue un unico caso d'omicidio per tutta la sua prima stagione composta da 13 episodi, senza timore di prendersi il suo tempo per raccontare l'indagine, ma anche le vicissitudini di coloro che sono toccati dalla morte di Rosie, una diciassettenne prima scomparsa, e poi ritrovata morta a Seattle.


Dai primi episodi, il pilot e The Cage, saggiamente mandati in onda uno dopo l'altro dal canale statunitense, si nota un certo parallelismo con un altro show AMC dello scorso anno, quel Rubicon che proprio per il ritmo compassato aveva stentato a conquistare un pubblico numeroso. Ma da questo punto di vista The Killing ha dalla sua l'attrattiva di un omicidio da risolvere, sempre efficace nell'incuriosire il pubblico.
Non è l'unica differenza rispetto alla serie che ha debuttato la scorsa estate, perchè centrali nel nuovo show sono due figure di poliziotti intriganti ed a loro modo originali: Mireille Enos è Sarah Linden (conversione dell'originale danese Lund), detective della omicidi raggiunta dal caso al suo ultimo giorno di lavoro prima di un trasferimento a San Diego. La Linden è una persona poco loquace e semplice, molto diversa da come vengono solitamente descritte le donne in televisione, americana e non; il suo è un personaggio realistico, abile nel lavoro senza però apparire lo Sherlock Holmes della situazione, una persona comune che l'attrice sa rendere magnetica ed intrigante. Al suo fianco c'è Stephen Holder, ex poliziotto sotto copertura della narcotici in procinto di prendere il posto di Sarah alla omicidi, a cui dà il volto Joel Kinnaman, attore svedese che sa tratteggiare con cura l'atteggiamento informale del suo personaggio.

Accanto a loro spiccano Michelle Forbes (la Maryann di True Blood), emotivamente intensa nei panni della madre della vittima, Kacey Rohl, coetanea amica di Rosie, e Billy Campbell, tra i nomi più noti del cast, che dà il volto al politico Darren Richmond, uno dei candidati alla carica di sindaco della città. Ai due fanno capo tre dei gruppi di personaggi e dei diversi mondi che animano la storia, di cui la serie ha intenzione di raccontare reazioni, emotive e non, e coinvolgimento nelle indagini. E segreti.
Sì, perchè un po' tutti i personaggi di The Killing sembrano nascondere qualcosa di più o meno grave e chissà quanto marginale alle indagini in corso. E' un aspetto, questo sì, che ricorda la Twin Peaks di Lynch e che aggiunge quel pizzico di curiosità ed intrigo che servirà agli autori per portare avanti il caso per i tredici episodi della stagione.
Ma c'è anche un altro aspetto che sembra richiamare il capolavoro lynchano: i paesaggi. La regia non è avara di campi lunghi che mostrano con fotografia spenta, grigiastra e piovosa i suggestivi fondali in cui i personaggi si muovono, donando volontariamente un look nordico allo show, in modo opposto a quanto fa Breaking Bad con i suoi toni caldi che richiamano Albuquerque.
Alla bellezza ed intensità visiva, si aggiunge la capacità degli autori di condurre la storia con abilità e sicurezza, giocando con il pubblico e sovvertendone le aspettative: sin dalle prime battute, lo spettatore viene condotto su binari che appaiono ben definiti, ma al termine dei quali la destinazione appare diversa da quanto ci si aspettava. Questo non danneggia la fluidità della narrazione perchè, seppur spiazzanti, questi passaggi non sono mai forzati, ma sempre naturali ed onesti.
Un'onestà che traspare anche nella volontà di portare sempre la storia, e le indagini, un passo più avanti ad ogni episodio, fino alla soluzione finale che, assicura la Sud, è diversa nelle motivazioni e nel colpevole da quella della serie di partenza danese.