Barbara Petronio: “La seconda stagione di Suburra sorprenderà ancora di più”

Agli Incontri internazionali di cinema di Sorrento abbiamo avuto l'occasione di incontrare Barbara Petronio, sceneggiatrice ed editor di Suburra - La serie, di cui è in lavorazione la seconda stagione, e di parlare di come sono nati molti dei personaggi della serie, che ci sono rimasti nel cuore. E anche di come sarà la nuova stagione....

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Un affresco dove i chiaroscuri tendono molto, molto verso l'oscuro. È Suburra - La serie, che, prendendo spunto dall'omonimo film di Stefano Sollima, ha raccontato cosa è successo prima di quegli accadimenti. In questo modo ha espanso, approfondito l'universo della Roma spietata di quel film. Ed è diventata un segno dei tempi, cogliendo tutto il sentimento di sfiducia nel sistema e nella politica che c'è nell'aria, e che a Roma raggiunge l'apice. Agli Incontri internazionali di cinema di Sorrento abbiamo avuto l'occasione di incontrare Barbara Petronio, una delle sceneggiatrici della serie, di cui è in lavorazione la seconda stagione, e di parlare di come sono nati molti dei personaggi della serie, che ci sono rimasti nel cuore. E anche di come sarà la nuova stagione....

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Dal grande al piccolo schermo

Cosa significa scrivere una serie ereditando un format, partire da un film di successo con una struttura precisa come Suburra?

Il fatto che la serie fosse un prequel lo abbiamo deciso noi autori. Rispetto al film quello che ci ha mosso è stato cercare di esplorare un po' di più questi personaggi, che nel film vivono una vita intensa, in una settimana: volevamo scavare di più nella loro personalità, nel loro vissuto. E il prequel ci sembrava la forma più adatta per farlo. Rispetto al formato abbiamo inserito qualcosa del flashforward iniziale, che caratterizza tutte le puntate: è un modo per incuriosire ancora di più il pubblico.

Sia film che serie hanno una deadline, la caduta del governo, o l'entrata in vigore delle dimissioni del sindaco. Come avete lavorato a questo aspetto?

Cercando di cogliere il senso del film, quella deadline, quel senso di apocalisse. Per quanto riguarda le dimissioni del sindaco, abbiamo scandagliato i regolamenti comunali e abbiamo visto che ci sono questi venti giorni di sospensione delle dimissioni, durante le quali il sindaco potrebbe anche ripensarci. E ci è sembrato un tempo nel quale i personaggi potessero tutti agire in maniera molto stringente. E abbiamo detto: perché non provare?

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Personaggi in cerca d'Autore

Avete quindi preso i personaggi, li avete riportati indietro nel tempo, in un momento in cui erano inesperti. Il cambiamento più importante è stato quello di Aureliano (Alessandro Borghi), cioè Numero 8...

Alessandro Borghi presenta Suburra a Roma
Alessandro Borghi presenta Suburra a Roma

Lui è quello che nel film rimane impresso: ha una cupezza molto profonda sembra portare dietro di sé un vissuto particolarmente intenso. Ci siamo chiesti: perché questo ragazzo è così cupo, perché ha un'anima così nera? Pensando di andare a ritroso ci siamo detti: perché diventa così? E se avesse un rapporto difficile col padre? Un rapporto strano con una sorella? Così il pubblico, sia del film che della serie, si fa un quadro più completo, se poi lo immagini come lo vedrai nel film, empatizzi con lui. Il suo cambiamento, il punto d'arrivo, il Numero 8 del film, è una cosa che teniamo ben presente: non solo i cambiamenti interiori, ma anche quelli fisici. Farà un percorso: cercheremo di arrivarci nel modo più sorprendente possibile.

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Il personaggio di Spadino (Giacomo Ferrara), apparentemente, nella serie è molto simile a quello del film...

Suburra: una scena del film di Stefano Sollima
Suburra: una scena del film di Stefano Sollima

Su di lui abbiamo lavorato chiedendo che fosse uno dei protagonisti. Nel film è solo un personaggio che ha la funzione narrativa. Siccome a noi era piaciuto l'attore, ma anche le dinamiche dei sinti, del tipo di clan, ci sembrava un personaggio che ci potesse portare dentro quel mondo lì. Ce lo siamo preso dal film e ci siamo immaginati un personaggio molto più eccentrico di quello che si può trovare nella realtà: l'identità sessuale, il rapporto con il fratello. Abbiamo scavato in tutti questi temi perché ci sembravano belli, contemporanei e anche in contrasto con quello che uno pensa accada in questo tipo di comunità. È stato molto divertente. il look è simile al film, ma il background è completamente inventato.

Il terzo lato del triangolo, Lele (Eduardo Valdarnini), è completamente nuovo. Come lo avete creato?

Volevamo creare un personaggio che rappresentasse la Roma contemporanea: se uno frequenta la sua vita notturna, sa che figure come Lele ce ne sono diverse, continuamente al confine tra legalità e illegalità. È un ragazzo con un passato complesso alle spalle, l'abbandono di una mamma, ha una sete di rivalsa e cerca di farsi valere socialmente: ci sembrava un personaggio che ci permetteva di farci giocare di più con l'ambiguità. Anche lui serve a raccontare lo spaccato di Roma come la vediamo oggi...

Nel film Suburra la politica è soprattutto il governo di centrodestra, e la sinistra non c'è. Al Comune di Roma il personaggio di Filippo Nigro fa pensare invece alla sinistra...

Suburra: Filippo Nigro in una foto della serie
Suburra: Filippo Nigro in una foto della serie

Abbiamo preso da un senso delle realtà. Lui ha un passato più vicino alla sinistra, è cresciuto con dei valori, con delle ideologie che lavorano più sul lato buono delle persone. È il personaggio che viene catapultato in un mondo che non sarebbe in grado di gestire. Da politico che non conta niente comincia a contare ma perde gli ideali. È un personaggio assolutamente realistico e vero, non è ispirato a nessuno, ma rappresenta un modo di fare, la crisi delle ideologie qui la vedi in maniera molto forte. Abbiamo cercato di raccontare un passaggio del mondo della politica attraverso un personaggio che abbandona gli ideali per mettere le mani su un terreno più sporco.

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Uomini e donne

Come fa una donna a mettere certe battute così crude in certi personaggi maschili così duri?

Mi trovo totalmente a mio agio, non credo che ci sia un problema di genere. È un problema di empatia, di capacità dello scrittore di dare voce a un personaggio. È una domanda che mi fanno spesso, e io rispondo sempre: avete visto un film di guerra migliore di The Hurt Locker di Kathryn Bigelow? Il genere dello scrittore credo sia poco influente, credo che conti di più il talento. Come donna sento parlare gli uomini e le donne. La mia sensibilità influisce in maniera limitata.

A proposito, com'è nello stile Netflix, i personaggi femminili non sono solo di contorno, ma motori della storia.

Suburra: Claudia Gerini a Venezia
Suburra: Claudia Gerini a Venezia

Per la Sara Monaschi di Claudia Gerini, ci interessava raccontare una donna all'interno del mondo della Chiesa, come potesse arrivare a gestire accordi di potere, relazioni. Abbiamo tarato tutto questo su di lei, dandole un marito importante e un'ambizione sfrenata. Nonostante appartenga alla Chiesa, è un personaggio con una visione del mondo non morale. Livia, la sorella di Aureliano, l'abbiamo creata al di fuori del film, e abbiamo cercato di mettere una figura di donna in un contesto tipicamente maschile, come quello del litorale romano: ci è sgorgata nella penna così. Ci piaceva molto che fosse una donna fortemente legata al fratello e che fosse quella considerata dal capofamiglia quella più affidabile, più razionale. È stata costruita a contrasto con il fratello, ma poi ha preso un percorso suo, abbiamo abbozzato una sua vita sentimentale, abbiamo cercato di metterci più carne possibile, perché ci sembrava che avessimo azzeccato la strada. Isabelle nasce dalla volontà di dare ad Aureliano qualcuno che gli stesse accanto in maniera semplice, non complessa: chi è che si accosterebbe a lui senza ambizioni? Abbiamo pensato che una prostituta nata a Roma ma di origini italiane potesse essere la persona giusta. Aureliano è un romantico, va detto...

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Cronaca, sorprese, sfumature

Suburra: Alessandro Borghi durante l'evento Netflix a Roma
Suburra: Alessandro Borghi durante l'evento Netflix a Roma

Suburra racconta la mala di Ostia, che nel frattempo è salita agli onori delle cronache. Avete pensato a questo aspetto?

Ovviamente noi come tutti leggiamo i giornali, ci teniamo al corrente. Farci i conti, a livello etico, direi di no. Stiamo facendo un racconto. È un contesto molto particolare, ha una complessità non di poco conto, e noi l'abbiamo trasportato in dei personaggi che somigliano a quelli veri, ma non lo sono, hanno delle conflittualità diverse, sono più universali. Quelli veri, in fondo, non li conosco.

Suburra nasce da un libro che è anche giornalistico, racconta fatti verosimili, se non veri?

Sì. È tutto verificato. È tutto plausibile e verosimile non è la realtà. Per motivi legali uno deve ispirarsi e non raccontare, altrimenti sarebbe un documentario. Ma tutti questi mondi romani che raccontiamo ci documentiamo, andiamo a chiedere a chi è più esperto di noi, ci facciamo un sacco di domande, e cerchiamo più risposte possibili per essere più verosimili possibili.

Come siete entrati nel mondo dei sinti per raccontarlo così bene?

È una parte che ho ereditato. Non ho idea di come sia stato il primo incontro, ma credo che derivi dal film. C'era un'esigenza di Sollima di essere il più verosimile possibile. Ha trovato il modo, insieme alla produzione, di esserlo, di avere più documentazione possibile

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In che direzione andrà la prossima stagione?

Siamo ancora nell'ambito di un prequel di Suburra, il film, e abbiamo lavorato tantissimo sul sorprendere lo spettatore, sul non dargli nulla per scontato. I personaggi avranno dei passaggi totalmente inaspettati, anche molto forti, dal punto di vista drammaturgico-narrativo ci saranno delle svolte nelle loro vite, il tutto in un contesto che vede la politica e gli intrecci del Vaticano in primo piano.

Una delle particolarità di Suburra è che non c'è un personaggio positivo...

Sì, è una delle forze del film, la volevamo prendere ed espandere. Nella vita, poi, chi è profondamente positivo o negativo? Anche nella serialità contemporanea anglosassone i personaggi hanno molte sfaccettature, una spiccata tridimensionalità. È un po' quello che faceva il cinema drammatico negli anni Settanta e Ottanta, dove vedevi film in cui i personaggi non erano completamente positivi o negativi, dove si lavorava alle sfumature. Nel nostro piccolo cerchiamo di fare questo, di avere personaggi con sfumature interessanti.