Star Trek Discovery 2, episodio 9, la recensione: pathos cibernetico

La recensione di Star Trek: Discovery 2x09, alle prese con una minaccia 'artificiale'.

Star Trek Discovery Stagione 2 Project Daedalus 1
Star Trek: Discover, una scena dell'episodio Project Daedalus

Prima di addentrarci in questa recensione di Star Trek: Discovery 2x09, facciamo un piccolo passo indietro: la settimana scorsa, a proposito dell'ottavo episodio di Star Trek Discovery 2, avevamo accennato ai rischi del fan service, grazie al viaggio su Talos IV che serviva solo come sfondo nostalgico per spiegarci i motivi dei cattivi rapporti tra Michael Burnham e Spock. Archiviata la spiegazione (pessima), c'è stato il secondo - presunto - caso di rimando spicciolo, con il nostro vulcaniano preferito in contatto con l'Angelo Rosso al fine di sventare un futuro in cui tutti saranno stati eliminati da un nemico attualmente non identificato (ma alcuni indizi iconografici suggeriscono che potrebbe trattarsi dei Borg o di una minaccia simile).

Questo attaccamento al passato, salvo rari casi come il viaggio nel Mirror Universe nella prima stagione, è quasi sempre stato una distrazione, a volte anche un problema, a cominciare dalla scelta di rendere la protagonista la sorellastra di Spock: fermo restando che la linea temporale in cui la serie è ambientata è quella classica (la stagione in corso l'ha confermato due volte), com'è possibile che il migliore amico di Kirk non abbia mai neanche accennato all'esistenza di lei in cinque decenni di serial televisivi e avventure sul grande schermo? Una domanda a cui proprio l'episodio precedente ha dato una parziale risposta: sventare la morte di Michael quando era piccola faceva parte del piano dell'Angelo, quindi non è escluso che per riequilibrare il tutto lei esca di scena in un altro momento. Nell'attesa, temevamo che le puntate rimanenti seguissero il modello di quelle precedenti, spalmando la trama orizzontale fino all'inverosimile senza sapere come gestire le storie dei singoli capitoli. E invece...

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Uno sviluppo inatteso

Da due settimane, nei momenti di relativa quiete a bordo della Discovery, era stata sottolineata la presenza di un membro particolare dell'equipaggio, l'organismo cibernetico Airiam. Sospettavamo che sarebbe entrata in gioco tramite la storyline del nemico proveniente dal futuro, e lo fa, per certi versi: le sue azioni sono dettate da Control, l'intelligenza artificiale che detta legge all'interno della Sezione 31, e questa ha deciso di agire per conto proprio. È un classico della fantascienza in generale e di Star Trek nello specifico, quello del computer cattivo, ma Project Daedalus va oltre il semplice ammiccamento per regalarci qualcosa di più, qualcosa che ci era stato promesso all'inizio della stagione ma sostanzialmente negato finora: un ritratto completo e approfondito di un personaggio secondario al di fuori della solita cerchia. Un'operazione che per certi versi riesce solo a metà poiché sarebbe stato più sensato dare ad Airiam un minimo di presenza al di là del mero impianto iconografico negli episodi scorsi, ma nel giro di cinquanta minuti è come se la conoscessimo da una vita, merito di un copione di ferro, una regia che trasuda empatia (a firma di Jonathan Frakes) e una magnifica performance che in poco tempo danno alla tragedia del personaggio (a causa del suo cervello elettronico deve periodicamente scegliere quali ricordi personali preservare e quali rimuovere) tutto lo spessore necessario e forniscono alla sua uscita di scena, permanente e silenziosamente straziante, il giusto peso drammaturgico.

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Star Trek: Discover, un'immagine dell'episodio Project Daedalus

Una figura affascinante che riequilibra l'intero show

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Star Trek: Discover, una sequenza dell'episodio Project Daedalus

Impostando l'intero episodio intorno a questa figura affascinante ma effimera, gli autori trovano il modo di riequilibrare l'intero show, dando il giusto spazio a tutti in modo logico e pertinente (nel caso di Tyler questo significa assenza totale). Persino i poco sopportabili (ultimamente) Stamets e Tilly sono dosati nel modo corretto, dando anche ad alcune delle tendenze più fastidiose dello show un alone di dignità. Anche la questione Burnham/Spock viene ricontestualizzata e approfondita, andando un minimo oltre la spiegazione banale del "lei lo insultò quando avevano nove anni" e dando a Ethan Peck un'altra opportunità per dimostrare che il ruolo del figlio di Sarek è pienamente nelle sue corde. Tutti questi momenti più piccoli, legati alla storyline principale di Airiam, danno all'episodio di Star Trek: Discovery 2x09 quello che mancava da tempo: un'identità drammatica specifica per un singolo capitolo della stagione, dove la storia autoconclusiva non venisse sacrificata in nome di piccoli squarci di ciò che verrà. E anche quest'ultimo elemento, quell'avvenire cupo che l'Angelo Rosso vuole debellare, interviene solo in minima parte, per confermare ciò che la scorsa settimana aveva suggerito: al centro di tutto c'è Michael Burnham. Se le venisse data la possibilità di dimostrarsi degna di tali attenzioni (e non parliamo della performance di Sonequa Martin, parliamo proprio della scrittura), forse la conclusione di questo ciclo di episodi sarà all'altezza delle annate d'oro del franchise.

Movieplayer.it

4.0/5