Rapina a Stoccolma, la recensione: la Sindrome di Stoccolma è nata proprio qui

La recensione di Rapina a Stoccolma: il film nasce da una storia vera accaduta nel 1973, e la racconta con due ottimi attori come Ethan Hawke e Noomi Rapace.

RECENSIONE di 20/06/2019
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Rapina a Stoccolma: una scena con Ethan Hawke e Noomi Rapace

Che cosa sia la Sindrome di Stoccolma immaginiamo lo saprete tutti. È quello strano fenomeno per cui tra una vittima di violenza fisica, verbale o psicologica e il proprio aggressore si sviluppa una sorta di dipendenza psicologica o affettiva. Chi segue le serie tv ne ha avuto un esempio recente ne La casa di carta, in cui il personaggio di Monica si lega a quello di Denver, venendo ribattezzata da lui proprio Stoccolma.
Nella recensione di Rapina a Stoccolma vi parliamo del film di Robert Budreau, in uscita il 20 giugno, che è ispirato proprio al curioso fatto di cronaca, una rapina in banca avvenuta nel 1973 nella capitale svedese, a partire dal quale è stato codificato questo fenomeno. Prodotto da Jason Blum e la sua Blumhouse, in una rara escursione dal mondo dell'horror, Rapina a Stoccolma si muove tra heist movie e commedia, con Bob Dylan e Steve McQueen come numi tutelari, ma con risultati alterni: è un film curioso, ma mai coinvolgente.

La trama: ecco perché si parla di Sindrome di Stoccolma

Siamo a Stoccolma, nel 1973. La trama di Rapina a Stoccolma si apre con l'arrivo di Lars Nystrom (Ethan Hawke) nella banca centrale della città e, in modo piuttosto disinvolto, tira fuori una grossa mitragliatrice, spara qualche colpo in aria e dichiara: questa è una rapina. Chiede i soldi, trattiene alcuni ostaggi, e chiede la liberazione del suo amico Gunnar (Mark Strong) che si trova in carcere. Tra gli ostaggi, Lars lega particolarmente con Bianca (Noomi Rapace), una timida bancaria, madre di due bambini piccoli. È proprio dal rapporto con lei, e con gli altri ostaggi, che verrà coniato il fenomeno noto come "Sindrome di Stoccolma".

Un inedito Ethan Hawke

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Rapina a Stoccolma: Ethan Hawke durante una scena

Lo abbiamo appena visto in Juliet, Naked - Tutta un'altra musica, nei panni di una rockstar degli anni Novanta. Ora ritroviamo Ethan Hawke nei panni di un rapinatore degli anni Settanta che, nel suo look, e nella sua indole, ha molto del musicista rock. Ha ancora gli occhiali dalle lenti colorate, stavolta blu, non gialle. Lars veste in giacche di pelle, ama Bob Dylan (nel film sentiamo molte canzoni del menestrello di Duluth, e questa è una gran cosa) e, appena dà il via alla rapina, dopo alcune sventagliate di mitra, accende subito la radio per creare un'atmosfera più rilassata. I baffoni fanno parte del look anni Settanta, ma riescono a dare al personaggio di Lars un'aria svagata e un po' buffa. Una delle cose più interessanti di Rapina a Stoccolma è il lavoro sui volti e sui corpi degli attori. E quello di Lars per Ethan Hawke è un personaggio in gran parte inedito: accanto agli storici ruoli nei film di Linklater (Prima dell'alba e Boyhood), l'attore americano si è costruito anche una solida carriera in polizieschi e noir (Training Day e Onora il padre e la madre sono solo alcuni esempi), ma quasi mai in crime che virassero verso il comico e il grottesco. Uno degli aspetti interessanti del film è proprio questo.

Ethan Hawke torna con Juliet, Naked e non ha paura di invecchiare

Anche Noomi Rapace è in una veste nuova

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Rapina a Stoccolma: Noomi Rapace durante una scena

Per contro, anche il lavoro di Noomi Rapace sul personaggio di Bianca è molto interessante. Un'attrice abituata a lavorare soprattutto con il corpo, e in ruoli sempre molto estremi (Uomini che odiano le donne, Prometheus), è interessante vederla alle prese con un personaggio per cui deve lavorare di sottrazione, parla poco, e gioca tutto su impercettibili espressioni del volto. La sua Bianca ha due grossi occhiali da vista, i capelli di un castano spento, così come il tailleur, castigato, e la camicetta hanno un colore sbiadito. La sua bocca, piccola, è spesso chiusa a cuore, mentre eravamo abituati a vederla ringhiare di rabbia. Anche per Noomi Rapace questo ruolo è una novità molto interessante.

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Rapina a Stoccolma: un momento tra Noomi Rapace e Ethan Hawke

Un film che si chiude in se stesso

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Rapina a Stoccolma: un'immagine con Ethan Hawke e Noomi Rapace

Rapina a Stoccolma, insomma, avrebbe tutto per essere un buon film. Uno spunto interessante, una storia che, in fondo, è la madre di tutti i sequestri (la sceneggiatura è tratta dall'articolo The Bank Drama scritto da Daniel Lang sul New Yorker nel novembre del 1974), una buona ricostruzione e degli attori usati in modo inedito. Eppure, dopo un inizio promettente, il film si ferma. Proprio nel momento in cui i protagonisti si chiudono nel caveau della banca, il film si chiude in se stesso. Quando dovrebbe esplodere la tensione, quando dovrebbero spiegarsi al massimo i sentimenti, il film implode. Quello che accade non è avvincente, diventa tutto ripetitivo.

E, tra i due attori principali, bravissimi se presi singolarmente, non c'è la chimica giusta. Il fatto è che un heist movie di questo tipo può prendere due strade: continuare sul tono comico, brillante, farsesco, che ha contraddistinto la prima parte, o virare verso la suspense, aumentare la tensione. Rapina a Stoccolma prova a prendere questa seconda strada, ed è la più rischiosa: perché, avendo vissuto il racconto della storia in modo brillante, non riusciamo a sintonizzarci su frequenze più drammatiche o emotive. Durante tutta la seconda parte del film non avvertiamo mai la giusta tensione, il senso di pericolo per sequestratori o ostaggi.

Il confronto con la serialità

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Rapina a Stoccolma: Noomi Rapace e Ethan Hawke in una scena del film

Più volte ci siamo trovati a ricordare che il cinema, oggi, deve spesso fare i conti con la concorrenza della serialità. Quante volte ci siamo trovati a dire, guardando una pellicola di azione e fantapolitica, che c'era molta più suspense in una puntata di 24 che in quel film? Guardando Rapina a Stoccolma la mente va naturalmente verso una serie come La casa di carta, che, nella cornice di un genere classico come l'heist movie, riesce a tenere una tensione sempre altissima, a inanellare una sorpresa dopo l'altra, a creare anche momenti ironici e divertenti, ma sempre inseriti in un contesto di suspense e pericolo, di cui non ci scordiamo mai. Anche per questo Rapina a Stoccolma ci sembra un film datato.

Conclusioni

Nella recensione di Rapina a Stoccolma vi spieghiamo perché, nonostante uno spunto interessante, una buona ricostruzione e ottimi attori, il film non funzioni: sceglie prima un tono leggermente comico per poi provare a creare la tensione, ma senza riuscirci. A confronto con certi prodotti della serialità contemporanea, ci sembra un film datato.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

2.0/5

Perché ci piace

  • Il lavoro sui volti e sui corpi degli attori: Ethan Hawke e Noomi Rapace qui sono in dei ruoli praticamente inediti.
  • La storia, tratta da un fatto vero, è interessante: è da qui che si è iniziato a parlare di Sindrome di Stoccolma.
  • La ricostruzione d’epoca, dagli abiti alle canzoni di Bob Dylan, fino ai riferimenti a Steve McQueen.

Cosa non va

  • Tra i due attori principali, però, la chimica non funziona.
  • Avendo vissuto la prima parte in modo brillante, non riusciamo a sintonizzarci su frequenze più drammatiche nella seconda.