Hook - Capitan Uncino

1991, Avventura

Non solo Una poltrona per due, ecco i nostri film di Natale

Ognuno ha le sue tradizioni natalizie ed ecco i film che rappresentano il Natale per i redattori di Movieplayer.it.

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Con l'arrivo della Vigilia di Natale, è iniziata l'interminabile serie di impegni sociali a cui tutti noi, chi più chi meno, deve prender parte. Cenoni, visite dei (o ai) parenti, regali da consegnare ed altri da scartare. Vacanze che per molti diventano più impegnative delle giornate di lavoro. Per questo abbiamo bisogno dei nostri rifugi, quelle abitudini tutte nostre in cui rintanarci per ritagliarci un attimo di relax vero e proprio. La vacanza nella vacanza. Un momento che per un cinefilo non può che essere in compagnia di un film.

In barba ai classici del periodo, ognuno ha i propri punti di riferimento e quelle tradizioni da ripetere di anno in anno. Perché non esiste solo Una poltrona per due a ricordarci il Natale, ma una serie di pellicole che vanno a comporre gli addobbi emotivi delle nostre feste. Abbiamo chiesto ai nostri redattori di raccontare quel è il proprio film di Natale, scoprendo più di una sorpresa e sorprendendoci di quanto siano variegate le abitudini personali. Per questo approfittiamo per chiedere anche a voi di raccontarci la vostra nei commenti a fondo pagina.

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Hook: ritrovare i pensieri felici anche se si è bimbi sperduti (Valentina Ariete)

Dustin Hoffman in Hook

Natale è un periodo complicato: la famiglia, gli amici, il cibo, il calore, le luci. È però anche il tempo dei bilanci, della valutazione dell'anno appena passato e delle assenze che pesano come macigni. Se non si ha il giusto spirito quei giorni possono diventare facilmente un inferno e non soltanto per l'angoscia dei regali. In momenti del genere il cinema può aiutare a colmare il vuoto, riportando alla mente momenti felici: per questo, da quasi 25 anni, il giorno di Natale è dedicato sempre a Hook - Capitan Uncino di Steven Spielberg. Un divano, il sorriso di Robin Williams, lo sguardo diabolico di Dustin Hoffman e mio fratello accanto, a ricordare quando, alla sua prima volta in una sala buia, smise di piangere solo quando Peter ritrova il suo pensiero felice e si mette a volare. Un po' quello che accade ogni volta a Natale, quando, per quanto la distanza e le assenze pesanti si facciano sentire, basta l'ottimismo del caro vecchio zio Steven Spielberg a farci tornare bimbi sperduti che vogliono credere nelle fate e provano a battere le mani anche se l'Isola che non c'è l'abbiamo lasciata da un pezzo.

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Natale sulla croce! (Max Borg)

Brian di Nazareth

Era il Natale del 2005, e tra i regali c'era il DVD di un film generalmente considerato una delle commedie più riuscite della storia del cinema: Brian di Nazareth. Era il periodo in cui familiarizzavo con la comicità britannica (The Office, L'Alba dei morti dementi - Shaun of the Dead, tutto Richard Curtis e Rowan Atkinson) e il prossimo elemento sulla lista era il sestetto noto come Monty Python. Fu amore a prima vista: dall'inizio alla fine non ho mai smesso di ridere, e da allora lo rivedo almeno una volta all'anno, con una visione obbligatoria nel periodo natalizio. La gag sulle declinazioni della lingua latina fu particolarmente efficace dato che frequentavo il Liceo Classico, e Michael Palin nei panni di Ponzio Pilato è semplicemente imbattibile. E se ripenso alla canzone finale, scatta subito l'imitazione di Eric Idle!

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Un Natale Disney (Antonio Cuomo)

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Una tradizione è, per sua stessa natura, qualcosa che ha radici profonde che affondano nel passato e si nutrono di nostalgia. Così la mia tradizione natalizia, l'abitudine di guardare film da quella determinata, esclusiva e ristretta cerchia di titoli eletti, da Gremlins a Dumbo, Nightmare Before Christmas e tanta animazione, Disney e non solo. Uno, però, non può mai mancare, non ha mai saltato un anno: Il cowboy con il velo da sposa, titolo che ho sempre considerato poco adatto a quel The Parent Trap originale. Con un'abitudine che si protrae da tanto tempo come questa, difficile dire da cosa sia iniziata, forse semplicemente la casualità di averlo visto per la prima volta nel periodo delle feste, forse quel desiderio, da figlio unico, di scoprire all'improvviso un fratello o una sorella, fatto sta che il film di David Swift sia l'evento immancabile delle mie festività. Assolutamente da bocciare il remake anni '90 con Lindsay Lohan!

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Non è Natale senza James Stewart (Valentina D'Amico)

James Stewart e Donna Reed in una celebre scena de La vita è meravigliosa

Il mio film di Natale per eccellenza è La vita è meravigliosa di Frank Capra. Quanti pianti davanti a James Stewartin procinto di suicidarsi. Stewart è sempre stato il volto buono dell'America, quello semplice, ingenuo, volonteroso e vedere proprio lui in preda alla disperazione in una drammatica vigilia di Natale mi ha sempre fatto disperare. E con me tanti altri spettatori... Frank Capra sapeva bene quel che faceva. La vita è meravigliosa è un tripudio di buoni sentimenti, ottimismo e fiducia nel futuro. È un film che ha il sapore della possibilità e l'ambientazione natalizia lo rende un classico, l'equivalente cinematografico del Canto di Natale di Dickens. Tutto merito del plot edificante, della dolcezza del personaggio di James Stewart, il generoso George, e dell'irresistibile Clarence, rubicondo angelo di seconda classe che per ottenere le ali deve compiere una buona azione. Salvare George e restituirlo alla famiglia e agli amici, il tutto senza rinunciare a un pizzico di humor. E siccome a Natale desideriamo tutti un lieto fine, Capra non ci delude. D'altronde, come sostiene Clarence, "nessun uomo è fallito finché ha degli amici".

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Un Natale in nero... e Argento (Fabio Fusco)

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Non ho mai avuto un mio "film di Natale" perché durante le vacanze preferivo immergermi totalmente nelle letture e tornare in superficie per fantasticare perdendomi tra le lucine dell'albero di casa. C'è un film però che associo al Natale, ed è Opera di Dario Argento. Mi rendo conto che è una scelta un po' fuori registro: niente buoni sentimenti, niente magia, nulla che possa scaldare il cuore, ma solo una serie di omicidi efferati e una giovane cantante lirica tormentata da un sadico serial killer con la passione per gli spilli.  Eppure nel dicembre dell'87, aspettavo di vedere Opera come si aspetta la mezzanotte di Natale. L'uscita del film era stata anticipata da una serie di reportage sugli effetti speciali e io ne ero assolutamente affascinato. Un appuntamento settimanale che per me era diventato imperdibile e attraverso i quali avevo scoperto i segreti per creare suspense e orrore.   In quel periodo, costretto in casa da un'influenza micidiale, riuscii a vedere il film in VHS e ne ricordo l'atmosfera "invernale" e ovattata, le sequenze sotto la pioggia, le piume di un cuscino gettato dalla finestra che cadono sul suolo come neve, l'abito di scena della cantante, tempestato di cristalli luccicanti e poi la colonna sonora nella quale spiccava, ipnotica e "avvolgente", White Darkness di Brian e Roger Eno. Immagini e suoni che presto si sovrapposero a quelle del Natale un po' malinconico e solitario di quell'anno. Non sarà stata una favola edificante, ma dopotutto le fiabe sono piene di eroine costrette a sfuggire ai mostri, e Opera, da questo punto di vista non fa eccezione.

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Mamma, non ho perso l'abitudine (Giuseppe Grossi)

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Ovvio, lo so. Doveroso, direbbero altri. A spuntarla, alla fine, sono stati Kevin e l'urlo di sua madre. Sono stati i ladri presi a ferri da stiro in faccia e le scale di casa trasformate in piste da sci. Tra Una Poltrona per due e A Nightmare Before Christmas, a spuntarla è stato Mamma, ho perso l'aereo, il mio film di natale. Da sempre. Perché da figlio unico ho sempre vissuto l'ebrezza dello stare da solo in casa tra timori e giochi assurdi, tra rumori inquietanti e fantasia galoppante. Ho sempre pensato che il piccolo Kevin fosse l'incarnazione di Bart Simpson, ho sempre detestato suo fratello, ho sempre avuto paura del vecchio con la pala, e il colpo di scena che lo riguarda è davvero il cuore natalizio del film di Chris Columbus. Rivedere Mamma, ho perso l'aereo è davvero come tornare a casa, è davvero come un lungo respiro dentro un'aria familiare, fatta di vhs gustate davanti ad un piatto di pasta al formaggio e di assalti respinti a suon di piani ingegnosi. Per cui, anche quest'anno, mi raccomando: ordinate la vostra pizza, terrorizzate il ragazzo delle consegne a domicilio e dite a quel lurido bastardo di tenere il resto.

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Arma letale: sparatorie al suon di Jingle Bell Rock (Luca Liguori)

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Visto che quelli che considero i tradizionali film natalizi (La vita è meravigliosa su tutti) saranno già presi, la mia sarà una scelta alternativa. Anzi doppiamente alternativa, perché se è vero che per molti appassionati di action Die Hard (Trappola di cristallo) è il film natalizio per eccellenza, io scelgo invece il buddy cop firmato da Shane Black e diretto da Richard Donner, un film che che adoro da sempre. Perché proprio a Natale? Beh intanto la storia è ambientata durante le feste. Certo siamo a Los Angeles e quindi si nota molto poco, ma abeti decorati sono in bella mostra in più di un'occasione e nella scena iniziale riecheggia una delle canzoni natalizie più belle di sempre (con tanto di prostituta strafatta e suicida, ma sono dettagli...). Ma è soprattutto lo spirito solidale e fraterno del finale che ci ricorda il momento più magico dell'anno: perché l'amicizia tra Martin e Roger, con il primo che diventa parte integrante della famiglia del secondo, è quanto di più natalizio può esserci. E no, non mi sto mica commuovendo, sono troppo vecchio per queste stronzate!

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Una riunione di famiglia fra ironia e sentimenti (Stefano Lo Verme)

Anne Consigny, Hippolyte Girardot e Catherine Deneuve in una scena di Un conte de Noël

Un vasto gruppo di famiglia, i Vuillard, si riunisce a casa della matriarca Junon (una magnetica Catherine Deneuve), nella cittadina di Roubaix, per trascorrere insieme le vacanze di Natale; ma sull'atmosfera conviviale delle festività si profila l'ombra della malattia che ha colpito Junon, mentre dietro i sorrisi e i convenevoli di fratelli e sorelle di nuovo sotto lo stesso tetto si celano rancori mai sopiti, tensioni pronte a riesplodere, sentimenti di complessa elaborazione e perfino le visioni spettrali di un adolescente inquieto. Capolavoro di uno degli autori più talentuosi e originali del cinema francese contemporaneo, Arnaud Desplechin, Racconto di Natale è un avvolgente e fascinosissimo film corale a base di dialoghi ironici e taglienti, di sentieri narrativi talvolta imprevedibili e di personaggi pronti a rivelarsi ai nostri occhi in tutta la loro imperfetta, tragicomica, emozionante umanità.

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Le irresistibili avventure natalizie di Macaulay Culkin (Luca Ottocento)

Macaulay Culkin interpreta Kevin in Mamma, ho perso l'aereo

Il Natale mi ha sempre riportato a un'atmosfera gioviale e fanciullesca e, se penso a questo periodo dell'anno, da quando sono ragazzino il primo film che mi viene in mente istintivamente, senza starci tanto a pensare, è Mamma, ho perso l'aereo. Non lo vedo da più di qualche anno in realtà e non saprei dire quale effetto mi farebbe rivederlo oggi, a 32 anni. Di sicuro però per almeno un decennio, dalla metà degli anni Novanta alla metà dei Duemila, la commedia di Chris Columbus è stata una visione natalizia fissa, a casa davanti al televisore. E ricordo sempre con molto piacere le piccole grandi avventure vissute da Kevin McAllister, il bambino di otto anni interpretato da Macaulay Culkin che viene dimenticato a casa dalla famiglia partita in vacanza per Parigi e deve così imparare a vivere per qualche giorno da solo, ritrovandosi anche costretto a difendersi da due ladri pasticcioni intenti a svaligiargli casa.

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Se non è un Natale Disney è un pastrocchio (Beatrice Pagan)

La Bella e la Bestia: la trasformazione

Pensando al Natale non associo nessun titolo cinematografico specifico, ricordando piuttosto il legame tra le feste e l'arrivo nei cinema dei film animati della Disney, tradizionalmente distribuiti a dicembre. Se dovessi scegliere solo uno di quelli che poi con il tempo sono diventati "classici" la mia preferenza probabilmente cadrebbe su La bella e la bestia, l'unico che sono andata a vedere più volte in sala all'inizio degli anni Novanta. La storia di Belle mi aveva conquistata grazie alle canzoni, ai paesaggi meravigliosi, alla personalità anticonformista della protagonista e, penso come tante altre spettatrici, alla meravigliosa biblioteca donata dalla Bestia. A distanza di oltre venti anni ricordo ancora le emozioni nel vedere le sale del castello, le risate grazie alle battute di Tockins e Lumière, la bellezza dei numeri musicali e... un pizzico di delusione nell'assistere alla trasformazione da Bestia in principe (elemento decisamente migliorato nella versione live action grazie alla scelta di Dan Stevens!). Il mix di buoni sentimenti, animazione di altissimo livello e una storia senza tempo hanno reso il film un vero e proprio classico e, nonostante il legame con il Natale sia stato enfatizzato con il sequel, La Bella e la Bestia racchiude e suscita tuttora quella magia che contraddistingue l'atmosfera delle feste quando si è ancora bambini.

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The Blues Brothers: John Belushi irresistibile calamita sotto l'albero (Antonello Rodio)

Dan Aykroyd, John Belushi e Ray Charles in The Blues Brothers

Lo so, John Belushi con l'albero di Natale e il presepe ci azzecca proprio poco. Eppure se devo indicare un film che mi ricorda il periodo natalizio, a me viene sempre in mente The Blues Brothers. Sarà perché, nel pigro e satollo zapping post libagioni così frequente sul divano in quel periodo, in qualche maniera l'ho sempre beccato trasmesso da qualche canale televisivo. E inevitabilmente mi sono bloccato, attirato magicamente come una calamita su quelle scene viste e riviste che fanno venire le lacrime agli occhi. Ma dal ridere, non per qualche commovente siparietto natalizio. E poi The Blue Brothers ha uno speciale potere attrattivo: si aggregano sempre amici e parenti a vederlo. E quando trovi, ebbene sì, quello che ancora non l'ha mai visto (capita soprattutto con i più giovani della compagnia), è bello condividere questa esperienza e regalarsi un sorriso in compagnia sotto l'albero.

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Hoketi Poketi (Erika Sciamanna)

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Ciò che più caratterizza le feste natalizie sono i ricordi d'infanzia, quelle sensazioni, profumi e situazioni che per una volta ogni anno ci riportano indietro nel tempo a quando tutto era gioco, a quando le festività non erano sinonimo di corse per i regali e spese tra la folla dei grandi centri commerciali. Il Natale era una sensazione, un'atmosfera, un'attesa e per me non era Natale senza una ripetitiva visione del classico Disney La spada nella roccia. Le avventure di Semola, Mago Merlino e, del mio personaggio preferito, il gufo Anacleto, erano fuse con l'atmosfera della festa, completavano un rito che si ripeteva ogni anno e a cui non avrei mai e poi mai rinunciato. A divertirmi di più erano le varie trasformazioni che Mago Merlino usava a scopo didattico per mostrare al giovane Semola una giusta via fatta di valori e virtù e che su di me riusciva, però, solo a farmi saltellare tra tavolino e divano fingendo di essere uno scoiattolo e facendo disperare mia madre intenta nei preparativi. Anche ora che, ahimé, la festa ha mostrato il suo lato più faticoso una sera la dedico alla visione di questo film animato: lo stress sparisce e finalmente arriva il Natale, quello vero.

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Love Actually: L'amore è dappertutto, almeno a Natale (Alessia Starace)

Love Actually: Emma Thompson e Alan Rickman

Per quanto mi fosse piaciuto all'epoca, non avrei immaginato che il film di Richard Curtis sarebbe diventato un piccolo classico; né avrei immaginato che sarebbe stato il film con cui, tanti anni dopo e con centinaia di visioni ed esperienze diverse alle spalle, avrei identificato il Natale. Forse ci sono andata poco, al cinema durante le feste. Forse ho visto La vita è meravigliosa che era estate; sicuramente non ho mai visto Una poltrona per due (dite che dovrei?) e non vado poi così pazza per Die Hard. In ogni caso, se mi chiedeste che film far scivolare nel lettore per farmi salire lo spirito natalizio, la risposta sarebbe Love Actually - L'amore davvero. Mi piace la Londra festiva, amo l'umanità variegata, le sfumature del sentimento, mi piacciono le piccole grandi interpretazioni di una Laura Linney innamorata e imbranata e di una Emma Thompson ferita e irriducibile; ma anche il Primo Ministro ballerino Hugh Grant, il timido e romantico Colin Firth, l'adorabile tandem Liam Neeson/Thomas Sangster. Per non parlare di quanto era bono Andrew Lincoln. Insomma, anche questo Natale, l'amore per davvero, sotto l'albero e... dappertutto.

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