Che gran bel film che è Noi, un po' meglio di Daniele Luchetti. Uno di quelli capaci di farti emozionare per davvero, che non ha paura di essere sentimentale, comico, tenero, sbadato, commovente. Uno di quei film in grado davvero di parlare al pubblico, senza barriere né artifizi. Noi, un po' meglio arriva forte, resta addosso. Ci ripensi pure dopo, quando è finito, e torna su, a galla, tra le smorfie e i sorrisi. E che bello, tra l'altro, che quella di Luchetti sia un'opera originale: niente remake, né adattamenti. Finalmente.
Sarà banale ma va detto: pure noi italiani siamo bravi a scrivere, e sappiamo fare le commedie come si deve, di quelle senza battute, ma che fanno comunque sorridere. E pure un po' piangere. Solo intuito, espressione, idea. La scrittura che si riappropria del cinema, verrebbe da dire. Pure se al cinema, quello di una volta, il film non c'arriva e invece sbarca su Netflix, a misura di divano. Così vanno i tempi. Almeno per 'sta volta poco importa, perché le dimensioni dello schermo non contano. Conta solo una cosa: la qualità. E qui, di qualità, basta che ne avanza.
Noi, un po' meglio: una storia originale e normale
A firmare l'ottima sceneggiatura, oltre Luchetti, troviamo Enrico Audenino, Davide Lantieri e Serena Patrignanelli. Bravi a dare senso, corpo e tono agli splendidi protagonisti, Simone e Lucia, interpretati con estrema naturalezza da Elio Germano e Maria Chiara Giannetta. Due a cui vuoi immediatamente bene, con cui stringi un legame quasi naturale. Nemmeno a dirlo, due in cui puoi ritrovarti, e pure un po' capirti. Simone fa il pompiere, Lucia fa l'infermiera tirocinante. Si incontrano per caso, si innamorano, restano insieme. Il mondo intorno prova spesso e volentieri a entrare, a far danni, ma loro tirano dritti, vanno avanti. E vanno avanti pure quando, tra il serio e il faceto, decidono di aprire le pratiche per adottare un bambino.
Un film ben scritto
Chiaro, il tema dell'adozione (un tema sociale, politico, umano) è centrale, portante, ma non sbraccia mai né ragiona per didascalie. Come dire, ci voleva tanto a parlare di maternità, paternità, maturità e immaturità, nonché di relazioni e sentimenti, senza risultare banali o, peggio ancora, fintamente progressisti? Anzi, c'è una fluidità tale che la storia respira secondo un ritmo e un tono da pregevole romanzo (forse l'esperienza di Serena Patrignanelli con il suo libro La fine dell'estate ha aiutato), mentre il film si muove costantemente in avanti, agganciato al solito piglio di Luchetti capace di esaltare lo splendido e dolce materiale a disposizione.
Soprattutto, Noi, un po' meglio racconta di persone vere, irregolari, sfumate, complicate. Simone e Lucia sono come noi. Due irrisolti, due che ci provano, che si fidano e s'affidano all'amore. È quello che hanno, e vuoi mettere? Più di tutto e nonostante tutto. Altroché famiglie, mamme o papà: basta volersi bene, e poi quello che deve accadere accade. In qualche modo, e senza urlare, Noi, un po' meglio è un film che riempie il cuore e gli occhi, che rivendica la sua verve popolare, puntando a una chiarezza e a una semplicità da non confondere con la facilità. Si parla come parleremmo noi: niente enfasi o frasi a effetto, niente cucine linde e pinte o strane acconciature. Lo ripetiamo: mica è facile scrivere di persone comuni, con sogni e paure.
Quei "normali" che, dall'alto di una certa borghesia, vengono chiamati "supereroi" perché in fondo, e a fatica, provano ad arrivare alla meta, pure se l'obbiettivo è spesso precluso, sormontato da infinite sfide che farebbero vacillare chiunque. Allora, dietro la domanda sul "perché volete un figlio" Simone e Lucia addolciscono l'impreparazione con una rinnovata consapevolezza, aprendo lo sguardo verso ciò che più conta, migliorandosi a vicenda, poco a poco, passo dopo passo. Cadono, sbattono, piangono, ridono. Finiscono e ricominciano. Perché per cambiare c'è sempre tempo. Noi, un po' meglio di Daniele Luchetti, un film che tutte le coppie (e tutti gli sceneggiatori) dovrebbero vedere.
Conclusioni
Sceneggiatura, cast, regia. Non mancano poi i sentimenti, quelli veri e riconoscibili. Noi, un po' meglio di Daniele Luchetti racconta al meglio una coppia normale, utilizzando il tema dell'adozione come ottimo spunto per parlare anche di relazioni umane. Nota di merito alla semplicità dell'idea, che non sfrutta l'adagio del remake facile provando con intelligenza a perseguire una scrittura originale e intelligente.
Perché ci piace
- La scrittura, ottima.
- Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, crediamo sempre in loro.
- Non è un remake.
- Luchetti alterna bene i sentimenti.
- Il valore della normalità.
Cosa non va
- … quel fermo immagine finale grida vendetta!
- Qualche minuto di troppo.